• Giulio Ardenghi

Alla scoperta della Transnistria


Chi si interessa di geografia sa molto bene che nel mondo esistono diversi Paesi che non sono ritenuti tali dalla Comunità Internazionale. Uno tra i più vicini a noi è la Transnistria.


Altrimenti conosciuta con il nome russo di Pridnestrovie, si tratta di un lembo di terra lungo e stretto che, de jure, costituisce la parte più orientale del territorio della Repubblica di Moldavia, nei pressi del confine con il territorio ucraino. Il nome italiano indica una località al di là del Nistro (Dnestr in russo, Nistru in rumeno), un importante fiume che scorre in Ucraina e Moldavia fino a sfociare nel Mar Nero.


Anche se le maggiori organizzazioni internazionali non riconoscono l’indipendenza della Transnistria, chi si trova in quella zona sa bene di trovarsi solo formalmente in Moldavia. Nell’area si tende a parlare in russo molto più frequentemente che in lingua moldava e a pagare usando i rubli piuttosto che i lei. La Transnistria ha il suo governo, le sue forze armate e la sua polizia. Nel complesso, questo Paese ha poco meno di mezzo milione di abitanti e la capitale è Tiraspol. Altre città importanti sono Bender/Tighina, Ribnita e Dubasari.


Una cosa che, di norma, colpisce chi visita la Transnistria è la presenza, molto più forte che in Moldavia, di residui dell’epoca sovietica. Rimanenze che vanno dalla bandiera, che presenta ancora falce e martello a differenza di tutte le altre Repubbliche ex-sovietiche, fino all’architettura in generale.


Storicamente, tutta la Moldavia è stata oggetto di una forte russificazione da parte delle autorità sovietiche. Ma, con la liberalizzazione voluta da Gorbacev negli anni Ottanta, i movimenti nazionalisti nelle varie Repubbliche sovietiche iniziarono a uscire allo scoperto. In Moldavia molti iniziarono a rivendicare l’uso della lingua moldava al posto di quella russa e a teorizzare un’unione con la Romania, che all’inizio degli anni ’90 si era liberata del regime di Ceausescu. Questo però accese le paure delle minoranze etnico-linguistiche preoccupate da una ipotetica marginalizzazione che avrebbe potuto portare a una discriminazione nei loro confronti. La cosa portò i turcofoni della Gagauzia e, naturalmente, i russofoni della Transnistria a chiedere l’indipendenza. Almeno nel caso della seconda questo sfociò in violentissimi scontri tra l’esercito regolare moldavo e le milizie transnistriane, sostenute dalla guarnigione russa di stanza nel loro territorio. Il violento confronto culminò nella battaglia di Bender/Tighina del 1992 che fu estremamente sanguinosa anche per quanto riguarda le vittime civili, tanto che alcuni la ricordano come la “Stalingrado dei giorni nostri”. Il conflitto interno finì con la vittoria delle truppe russe e transnistriane, a cui fece seguito il cessate il fuoco che portò sostanzialmente alla situazione di oggi.


Ai giorni nostri, la Transnistria si trova in uno stato di crescente isolamento anche perché il suo destino è legato a doppio filo a quello della Russia. Con il progressivo peggioramento dei rapporti diplomatici e militari tra la Mosca e Kiev, a partire dal 2014, la prima non ha più occasione di rifornire la Transnistria e i propri soldati stanziati nell’area di attrezzature militari. Oltre a ciò, tutti e tre gli Stati che riconoscono l’indipendenza della Repubblica di Pridnestrovie (Ossezia del Sud, Abkhazia e Artsakh) sono a loro volta Stati non riconosciuti dalle Nazioni Unite e indipendenti solo de facto, perché de jure parte della Georgia e dell’Azerbaijan.


Difficile dire quale ruolo possa giocare la Transnistria nel contesto del conflitto russo-ucraino in corso, anche perché le zone di confine con l’Ucraina non sono, al momento, sotto il controllo russo. La speranza rimane quella di non doverlo mai scoprire.

Dal punto di vista politico, difficilmente la situazione cambierà molto nel futuro prossimo, anche se ci sono delle piccole aperture verso l’Unione Europea. Tenendo conto che le relazioni internazionali non valgono quanto la vita e la prosperità delle persone, non possiamo far altro che sperare per i transistriani in un futuro più clemente di quanto lo sia stato il passato.


Fonte foto: Skytg24