• Marco Fanari

Breve riflessione di un giovane sulla crisi in Ucraina


Gli articoli, gli editoriali, i reportage, i telegiornali, i talk politici e tutte le altre fonti di informazioni nell’ultimo periodo si sono concentrati sulla cronaca del conflitto che si sta consumando all’interno dell’Ucraina. Ci siamo accorti che la guerra esiste e può toccare anche il territorio europeo, scalfendo quella sorta di pax che vigeva all’interno del Vecchio Continente. Le cause sono tantissime ed è certo che questa non sia la sede appropriata per analizzarle. Ritengo sia meglio – anche per il poco interesse dimostrato dai mass media – soffermarsi sul rapporto che un giovane ha rispetto a questi drammatici eventi.


I conflitti bellici per un giovane nato, come chi sta scrivendo, negli anni ’90 sono solamente delle notizie apprese nei libri di storia. Tralasciando la minaccia terroristica che ha interessato l’Europa, non abbiamo maifortunatamente vissuto un periodo nel quale vi fosse la minaccia di essere chiamati per prestare il servizio militare a seguito della cosiddetta “chiamata alle armi”. Forse, anche per questa ragione, il regime di sostanziale equilibrio che si è costituito dopo la Seconda Guerra Mondiale e dopo la Guerra Fredda è stato percepito come un presupposto, una sorta di status quo, che per il vero è frutto degli innumerevoli sforzi degli attori internazionali. Con l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito della Federazione Russa tutto ciò è cambiato. Siamo entrati in un vortice di violenza, rabbia, paura e risentimento, a causa della brama di conquista e di espansione di un uomo. E, allo stesso tempo, oggi più che mai, siamo consapevoli che l’uomo è veramente l’origine di ogni sua sciagura. La sua incapacità di apprezzare quanto ha, in favore di un qualcosa – puramente aleatorio – che potrebbe avere. Non considerando le conseguenze negative che deriverebbero dal suo gesto.


E noi giovani? Beh, ci pare chiaro che noi siamo gli esclusi in questo contesto. La nostra voce è pressoché inesistente e nessuno si cura della nostra idea. Basta guardare qualche video che circola sul Web per vedere che i soldati russi catturati sono giovani indifesi, catapultati all’interno di una realtà della quale non sono completamente consapevoli. Forse, anche per questo, prima che qualche Capo di Stato o di Governo inizi a pensare all’invio di volontari, sarebbe fuor di dubbio meglio chiedersi che farebbe la popolazione più giovane. E, con un certo grado di certezza, siamo sicuri che propenderebbe per una soluzione mediata e pacifica della attuale crisi. Difatti, non solo vi è il pericolo del conflitto bellico, ma vi è anche la conseguente ripercussione negativa all’interno dell’economia. Basta vedere il rincaro delle materie prime e dei beni di prima di necessità. Nel prossimo periodo, non sarà nemmeno così irragionevole pensare a una contrazione del sistema occupazionale e, quindi, un aumento della disoccupazione giovanile.


Tutto questo solo per giungere ad alcune considerazioni conclusive, senza essere troppo pretenziosi. La prima è che bisogna prendere coscienza che siamo una comunità, non nazionale, non internazionale, ma mondiale. Siamo interconnessi da un punto di vista sociale, economico e politico. Per questa ragione, i rapporti fra gli Stati dovrebbero essere connotati da quella necessaria “leale collaborazione”, tralasciando quella visione del tutto fallace e causa di ogni male, che è racchiusa nella nota espressione latina: homo homini lupus. Una seconda considerazione nasce dalla filosofia cartesiana e, in particolare, dal concetto quantomai attuale del cogito ergo sum. Con questa espressione si è sempre inteso che l’uomo è un essere pensante ma oggi permetteteci di dubitarne. Purtroppo i recenti avvenimenti tendono a condurci verso un’idea di uomo che sragiona ed è in preda ad una sorta di ideologia pseudo-imperialista, non meglio definita, che si auspicava oramai del tutto sopita. Infine, la terza e ultima riflessione è sui noi giovani e sulla nostra propensione verso lo spirito di comunità che ci lega. Dobbiamo essere un esempio in questo contesto precario e, seppure ovviamente in modo pacifico, la nostra voce si deve far sentire rispetto ai leader politici che paiono sordi alla richiesta di pace. Noi siamo più consci degli adulti della bellezza della pace e dell’importanza della sua preservazione. In questo senso, non dobbiamo fermarci e finché questo periodo, in cui l’irrazionalità domina, non avrà un termine dobbiamo unirci in un impegno corale di solidarietà verso coloro che sono in una situazione assolutamente precaria, a causa della volontà dei pochi stolti che detengono il potere politico di uno degli Stati più potenti al mondo.


Quanto espresso in questo articolo è basato sulle opinioni dell'articolista che non necessariamente riflettono la linea editoriale di TocToc Sardegna