• Nicola Baita

Censura nei social network


Il primo colpo di stato organizzato online è avvenuto successivamente all’anno della pandemia.

Gli Stati Uniti, che 5 anni fa hanno eletto un suprematista bianco, adesso sono guidati da un uomo affiancato da una donna di origini indo-americane e giamaicane.


Qualche mese prima: la culla della democrazia occidentale è stata attraversata dai manifestanti di B.L.M. (Black Lives Matter); un uomo con addosso due corna si è impossessato di Capitol Hill, un altro invece ha optato per un leggio; Trump è stato bannato da Twitter, Facebook e Instagram, per poi venir nuovamente sottoposto all'impeachment.


Gli avvenimenti sopracitati sono tutti collegati e mai come prima noi ne siamo stati partecipi. Le distanze territoriali ancora ci separano da quello che accade oltre l’oceano, ma le sue conseguenze sono trasportate lungo reti transatlantiche.

La libertà di espressione e di parola è difesa nei paesi democratici. Nel corso del tempo, sono nate complicazioni laddove non fosse stata prevista una precisa regolamentazione. Abbiamo identificato nella legge la figura competente volta a proibire il male e promuovere il bene, ma questa è soggetta ai cambiamenti quanto l’uomo e il tempo.

La competenza in materia di legislazione digitale ci sta sfuggendo di mano. E’ un problema che esiste da tempo e dimostra la sua complessità nel binomio tra il pubblico e il privato.

Per dare un’idea: navighiamo all’interno di una rete aperta al pubblico, ma di proprietà privata, in cui applichiamo un tipo di legislazione che è tipicamente quello della terraferma, all’interno però di un contesto che è in continuo movimento. Come se non bastasse, ci rapportiamo a questo dentro spazi gestiti da aziende private che spesso operano in Stati diversi fra loro.


I nostri profili social nascondono segreti e aprono mondi da cui altrimenti saremmo esclusi. Non esiste ancora una linea di demarcazione in grado di dividere i contenuti pubblicabili da quelli da scartare. Aderiamo ad un codice che rimane etereo come i social stessi, e Dio. Non partirei con troppi pregiudizi se affermassi che i termini di utilizzo di un social sono un po' come la Bibbia per i credenti. Tutti hanno giurato fedeltà a Dio, ma nessuno l'ha mai letta. Comunque in questo conteggio non valgono le bibbie commerciali, per maggiori info contattare Mauro Biglino, io mi dissocio da tutto.


Per intenderci, se ci trovassimo in una grande piazza molto affollata, con attorno chiunque, ma veramente chiunque, la nostra attenzione sarebbe continuamente catturata da chi è in grado di sorprenderci. Ipotizzando si potrebbero delineare due situazioni non per forza in contrapposizione: verremmo esclusi dal centro dell'attenzione e attratti verso le parole altrui.

Tutti potremmo avere un megafono tra le mani. Amazon Prime potrebbe spedirlo direttamente a casa nostra nel giro di poche ore e così ci troveremmo ad urlare quello che ci passa per la testa dal nostro balcone. A meno che i vicini non abbiano problemi di miopia, presumo che nel giro di poco tempo dovrebbe esserci già arrivato un mattone in fronte con un’ottima precisione. Ancora frastornati, ci sederemmo nel nostro divano e con un semplice tocco potremmo condividere quello stesso pensiero su qualsiasi piattaforma social. In questo modo eviteremmo gli eventuali lanci di mattoni e un profilo fake nasconderebbe apparentemente la nostra identità. Lo scalpore che genereremmo creerebbe interazioni. Da qui, ne conseguirà visibilità. Le attenzioni a noi rivolte ci apriranno le porte di qualche programma pomeridiano di bassa statura, pronto ad accoglierci con luci sparate per oscurare il nostro bernoccolo arrossito. Per fortuna esistono i social, diremmo.

La nascita dei social media ha migliorato indubbiamente la nostra vita, ma ha portato con sé importanti effetti collaterali. Fra questi emergono indubbiamente la nascita di enormi monopoli tecnologici e le problematiche legate all’incremento della polarizzazione del dibattito pubblico.

Gli Stati non hanno mai voluto assumerne il controllo, compito che peraltro non spetta prettamente allo Stato inteso come governo, ma bensì a corpi specializzati. Non ho infatti mai assistito ad un ministro che sequestra un gruppo di persone e abusa della propria posizione, in termini di potere, o che si sostituisce alle forze dell'ordine per propaganda ed esibizionismo. Tra l'altro, qualora fosse mai successo, non sarei mai venuto a saperlo se questo non fosse stato condiviso tramite social. In ogni caso non sono ancora sicuro che avrei voluto saperlo.


Non resta quindi che venire ai fatti. Il parlamento americano è stato assalito da un gruppo cospicuo di golpisti. Hanno occupato le sedi dei ministri e portato con sé qualche reperto. Mi hanno ricordato un po' mia nonna che, quelle poche volte in cui andava a mangiare in ristorante, si portava dietro le posate. Io non sono da meno, però prediligo quelle boccette di shampoo e balsamo degli hotel. Purtroppo, da quando giro per i B&B, il massimo che posso portarmi dietro è qualche rimasuglio di patatine Pringles nascoste tra le lenzuola e un accumulo di capelli che si sono rifugiati nello stipite della porta. Mai avrei pensato di portarmi dietro un leggìo, anche perchè non penso potrebbe valere come bagaglio a mano riponibile sotto il sedile.


Non è la prima e neanche l'ultima volta in cui i social sono stati manipolati per adunare una folla. La chiusura dei profili social è un precedente che determinerà molti sviluppi futuri. Senza aver ancora individuato quello che può essere ritenuto idoneo o meno all’interno di alcune piattaforme, sono comunque stati predisposti dei termini per limitare l'attività degli account.

La circolazione delle fake news è una delle cause del dilagare di notizie discordanti rispetto alla realtà. La carenza di cultura digitale la considero ancora una problematica molto diffusa. Non esistono dei programmi in grado di educare al consumo sui social. Sarebbe un importante passo in avanti comprendere un concetto base di questo meccanismo: la nostra posizione è più vicina a quella di prodotti in vendita piuttosto che di produttori di post. Le nostre relazioni e interessi vengono analizzati e venduti. Se non si hanno alle spalle importanti basi e spigliatezza, è facile essere aizzati verso l'assalto di un parlamento.


Il proibizionismo non ha mai condotto ad un risultato proficuo, così come la censura non è mai stata accettata laddove sia stato svolto precedentemente un lavoro di educazione.

Da ciò ne consegue un cambio di passo che capovolge la situazione. Laddove si sviluppa un sistema in cui sono le stesse piattaforme a regolare il loro utilizzo da parte degli utenti, la decisione di dar voce ad un coro piuttosto che ad un altro sarà sempre influenzata dalla volontà maggioritaria, o perlomeno da quella che genera da sé maggiore viralità.


Il paradosso è che nonostante gli avvenimenti recenti, che avrebbero dovuto farci capire la pericolosità della diffusione virale, continuiamo ad alimentare un sistema che vede come punto portante questo fattore. Un virus che si diffonde penetra molto più rapidamente se supportato e ricercato da un gruppo maggioritario. Si mira ad incentivare questo sistema prescindendo da un racconto obiettivo e attinente alla realtà. Forse i social non sono effettivamente quel che ci siamo raccontati, ovvero una simulazione della realtà in grado di abbattere le distanze geografiche, ma bensì una realtà aumentata con cui non siamo ancora in grado di rapportarci. Rimangono un luogo dove spazio e tempo si accorciano, o perlomeno subiscono delle modifiche, nel mentre che noi continuiamo a vivere una realtà tridimensionale. Gli studi in materia sono ancora molto approssimativi e poco conosciuti, proprio per questo non abbiamo delle avvertenze in merito all’utilizzo delle piattaforme, tanto meno degli smartphone. Se il trend adottato sarà quello di porre in risalto la maggioranza più virale, si arriverà ad oscurare quella marginale, a prescindere dalla veridicità dei fatti, andando ad alimentare un troppo facile diritto alla censura. A partire da queste basi, ne conseguirà un sistema sempre più incentrato attorno aspetti meramente economici e privo di una legislazione che risponda ai nostri principi. Essendo in balìa degli eventi, le uniche fonti di orientamento saranno collegate alla ricerca di maggiori interazioni, attenzione e visibilità.