• Francesco Serra

Dai Fenici ai Romani, gli ultimi ritrovamenti nell’antica città di Nora


Nei giorni scorsi si è conclusa la stagione 2022 delle campagne di scavo nel sito archeologico di Nora, nel Comune di Pula, avviata a giugno con l’Università di Cagliari e terminata nei primi di ottobre con l’Università di Padova, a cui hanno partecipato anche le Università di Milano e Genova. [1] Ogni ateneo ha compiuto indagini archeologiche in differenti periodi e in diversi settori, dall’antica zona abitata fino alle necropoli, ottenendo dalle ricerche dei risultati piuttosto rilevanti per l’ampliamento delle conoscenze intorno a quello che era uno dei centri più importanti della Sardegna antica e che tutt’oggi si dimostra senza dubbio uno dei siti archeologici più significativi in terra sarda.

Prima di esporre i risultati di queste ricerche proficue, è bene conoscere in maniera sommaria la conformazione di questo sito e come si sia evoluto nel corso dei tanti secoli.


Stando al dato archeologico in nostro possesso, le prime attestazioni antropiche di Nora risalgono alla seconda metà dell’VIII secolo a.C. con i Fenici, consistenti in frammenti ceramici di fattura levantina e soprattutto buche di palo che suggeriscono l’impianto di una serie di capanne o comunque di abitazioni piuttosto effimere e provvisorie. [2] Pertanto, più che una città nel senso urbanistico del termine, questa fase cronologica rimanderebbe alla presenza di un emporio, uno dei classici approdi adibiti al commercio che i Fenici fondarono lungo numerose coste a seguito dei loro frequenti viaggi per mare da un capo all’altro del Mediterraneo. Inoltre, alla stessa epoca sembrerebbe risalire pure la celebre Stele di Nora, oggi custodita al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, una stele iscritta con caratteri fenici su cui, stando ad alcuni studiosi, comparirebbe per la prima volta in assoluto il termine “Sardegna”, sebbene l’interpretazione complessiva del testo sia ancora in fase di studio.

Stele di Nora, Museo Archeologico Nazionale di Cagliari [3]

È invece a partire dagli albori del VI secolo a.C. che si sviluppò la città vera e propria di Nora, precisamente con i Punici, cioè quando l’area passò sotto il diretto controllo della città di Cartagine. Le attestazioni archeologiche per questo periodo sono decisamente più consistenti. Già a partire dalla metà del ‘900 cominciarono gli scavi sistematici che riportarono alla luce la città propriamente detta di Nora ascrivibile all’età punica, in particolare le zone adibite a santuario individuate in tre punti dell’istmo dell’area archeologica, il cosiddetto “Colle di Tanit” a Nord, Sa Punta’e su Coloru a Sud-Ovest e il colle del Coltellazzo a Est. [4]


Ad oggi non è chiaro che tipo di culto venisse praticato nei santuari di queste tre zone, se non giusto per l’area Sud-Ovest in cui probabilmente si officiava il culto dedicato al dio salutifero Eshmun; tuttavia, possiamo dire che essi delimitassero idealmente i vertici dell’abitato punico nel VI-V secolo a.C., in gran parte obliterato dai successivi edifici di epoca romana. Sempre riferibili alla fase punica sono i resti delle aree adiacenti a quella urbana, ossia il quartiere artigianale, che, come nella maggior parte degli insediamenti antichi, era collocato fuori città per preservare decoro e ordine nell’assetto urbano, il porto, di cui rimangono pochissimi resti sul versante della laguna, e la necropoli nell’ex area militare sul versante Nord, per la quale si attesta un utilizzo già in età arcaica con i Fenici, protraendosi fino all’età romana. Più distante dal contesto cittadino vi era anche il tofet, un santuario cimiteriale tipico cartaginese impiegato per la sepoltura all’interno di urne cinerarie dei neonati morti prematuramente. [5]

Veduta aerea della penisola di Nora, Pula (Archivio P. Bartoloni) [6]

Col passaggio all’età romana, dunque a partire dal III-II secolo a.C., la città di Nora subì graduali e sensibili modifiche e ampliamenti nell’assetto urbano, il tutto testimoniato dai resti degli edifici che si vedono attualmente visitando il sito archeologico, dalle numerose terme imperiali fino al teatro (unico esempio di questo genere conservatosi ad oggi in Sardegna per l’epoca romana), passando per l’area del foro e dei quartieri residenziali. [7]


Vi fu inoltre una fase tardo antica e altomedievale, testimoniata dalla costruzione di alcuni luoghi di culto paleocristiani, fra cui l’antica chiesa che probabilmente fu eretta sul luogo tradizionalmente attribuito al martirio di Sant’Efisio, sopra cui attualmente sorge la chiesa giudicale, tra l’altro nei pressi del tofet punico. Ulteriore testimonianza è poi il riutilizzo e il reimpiego degli edifici romani preesistenti, attraverso cui si traslò il fulcro della città nei settori più distanti dalla costa, al fine di ripararsi più facilmente dalle incursioni saracene, cosa che, fra le maggiori cause, portò a un abbandono dell’antica città di Nora nel VIII secolo d.C.

Veduta dell’area della necropoli occidentale scavata dall’Università di Padova (Fonte: Archaeo Reporter)

Le ultime scoperte avvenute nel sito archeologico di Nora fanno riferimento in particolare alle fasi fenicio-punica e romana della città. Una delle aree oggetto di indagine è stata quella alle pendici del cosiddetto “Colle di Tanit”, menzionato precedentemente. Qui l’Università di Padova è riuscita delineare meglio la conformazione del tempio risalente almeno all’età della Roma repubblicana (III-II secolo a.C.), secondo una disposizione a terrazze con scalinata d’accesso rivolta ad Est e con probabile ingresso colonnato e caratterizzato da due grandi cisterne. Sono stati inoltre ritrovati nelle immediate vicinanze alcuni notevoli elementi architettonici, tra cui un gocciolatoio a forma di testa leonina, presumibilmente appartenente a questa struttura templare.

Sempre l’Università di Padova ha poi indagato l’area della necropoli occidentale, nella quale hanno catturato l’interesse degli studiosi due tombe in particolare. Nella tomba n. 32, nonostante i resti del defunto fossero in una posizione diversa da quella di giacitura originaria, è stata rinvenuta una piccola lekythos, forma vascolare adibita al contenimento di unguenti e oli profumati, con decorazione retinata. Il reperto deve ancora essere sottoposto a una serie di analisi comparative e archeometriche per stabilire con fermezza la provenienza e la datazione. La tomba n. 62, contenente un individuo incinerato, ha invece restituito un corredo più ricco, composto da ceramiche etrusche (in bucchero), monili in argento, uno scarabeo che imita lo stile egizio e un balsamario in faïence (pasta vitrea di quarzo) a forma di babbuino che regge un canopo col coperchio a forma di rana dalla bocca aperta, da cui doveva diffondersi la fragranza dell’unguento. L’oggetto è databile alla seconda metà del VII secolo a.C., dunque ascrivibile alle prime fasi di frequentazione dell’insediamento norense. Secondo le analisi preliminari di alcuni studiosi potrebbe persino provenire dall’Egitto mediante i traffici fenici, anche se, stando a qualche altro confronto rinvenuto in altri contesti coevi in Sardegna, altrettanto verosimilmente potrebbe essere stato prodotto dalle botteghe sull’isola di Rodi o dagli stessi Fenici, ma in ogni caso avrebbe una sicura provenienza orientale. [8]

Balsamario a forma di babbuino riemerso dalla tomba 62 della necropoli (Fonte: Archae Reporter)

Un’ulteriore area interessata dalle ricerche recenti è stata quella studiata dall’Università di Cagliari, consistente in una piazza di circa 400 metri quadri collocata a Sud rispetto alla necropoli, con al centro i resti di una fontana monumentalizzata e su cui si affacciava una serie di vani adibiti a lavorazioni artigianali, come testimonierebbero in particolare le due grandi moleimpastatrici per il grano, mentre altri oggetti di vita quotidiana (ceramiche, bracciali, anelli) confermerebbero per il medesimo contesto una lunga frequentazione romana, almeno dall’età repubblicana fino all’età imperiale (III secolo a.C. – II/III secolo d.C.). [9]

Una delle mole impastatrici dall’area artigianale. (Fonte: Mediterraneo Antico, crediti dell’Università di Cagliari)

Questa serie di scoperte e ritrovamenti eterogenei ci mostra quanto l’antica città di Nora fosse un centro importante e assai energico in ogni sua epoca di frequentazione, attivo nella produzione locale e soprattutto con una solida vocazione per il commercio oltremare fin dalla prima fase di fondazione, attraverso il quale ebbe una posizione di rilievo nei contatti verso le altre civiltà del Mediterraneo, levantine in particolare. Malgrado l’ineluttabilità del tempo, la ricerca archeologica in questo sito, che vede impegnate in prima linea numerose università cooperanti fra loro, continua, e continuerà, a restituire sempre nuovi reperti e dati, essenziali per ampliare le nostre conoscenze sul passato plurimillenario della Sardegna, una terra ricca in quanto straordinario crocevia di culture del passato.


Fonti:

[1] A. Cimarosti, Le ultime scoperte archeologiche a Nora, reperti eccezionali che testimoniano le connessioni del Mediterraneo antico: un raffinato balsamario orientale, Archaeo Reporter, 24 settembre 2022, https://www.archaeoreporter.com/

[2] S. Finocchi, Dalla Nora fenicia alla Nora punica e oltre, in “LANX” 14 (2013), p. 157

[3] Immagine contenuta in A. Mastino, La Sardegna arcaica tra mito e storiografia: gli eroi e le fonti, in Corpora delle antichità della Sardegna. La Sardegna fenicia e punica. Storia e materiali, a cura di M. Guirguis, Ilisso edizioni, Nuoro, 2017, p. 25

[4] S. Finocchi, Dalla Nora fenicia alla Nora punica e oltre, in “LANX” 14 (2013), pp. 159-165.

[5] C. Del Vais, Il tofet di Nora, in IL TEMPO DEI FENICI. Incontri in Sardegna dall’VIII al III secolo a.C., a cura di C. Del Vais, M. Guirguis, A. Stiglitz, Ilisso edizioni, Nuoro, 2019, pp. 334-335

[6] Immagine contenuta in S. F. Bondì, Nora, in Corpora delle antichità della Sardegna. La Sardegna fenicia e punica. Storia e materiali, a cura di M. Guirguis, Ilisso edizioni, Nuoro, 2017, p. 233

[7] S. Angiolillo, Archeologia e storia dell’arte romana in Sardegna. Introduzione allo studio, CUEC, Cagliari, 2008, pp. 37-50

[9] C. Lombardi, Nuovi ritrovamenti per il sito archeologico di Nora (Cagliari), Mediterraneo Antico, 5 ottobre 2022, https://mediterraneoantico.it/articoli/

[10] Redazione UniCa News, Archeologia, le scoperte di Nora, UniCa News, 5 ottobre 2022, https://www.unica.it/unica/page/it/le_scoperte_di_nora


Foto copertina: Veduta della piazza nell'area artigianale (Foto di Francesco Serra | TocToc Sardegna)