• Emanuele Orrù

Dal Partito della Birra alla critica dell'astensionismo

Perché Marco Pogo può riaccendere la politica

Due settimane fa i nostri cugini simpatici, gli austriaci (quelli antipatici ovviamente sono i francesi che salutiamo), sono andati alle urne per le elezioni presidenziali.


Risultati finali: eletto nuovamente al primo turno il presidente Van der Bellen, candidato di Verdi, Socialdemocratici e Liberali, con il 54,6% delle preferenze; si è fermato al 19,1%, ma in crescita, il candidato di destra Rosenkranz; 8,4% per l'indipendente Wallentin e, sorprendentemente, ha raggiunto l’ 8,2% il candidato del Partito della Birra Wlazny, in arte Marco Pogo.


Sì, avete letto bene: die Bierpartei, ovvero il Partito della Birra, fondato da un medico, divenuto poi cantante e infine politico.

Non si tratta mica di pretzel e malzbier, ma di un programma politico serio con punti fondamentali ben delineati. Nello statuto possiamo trovare che il Partito della Birra è un "movimento birrocratico" che sogna una "birrocrazia" ovvero che il potere viene dalla birra. Il partito identifica tra i principi più importanti la libertà di opinione, come per esempio la libera scelta della varietà di birra. Il consumo della bevanda dovrebbe essere pubblicamente osservato e le "persone con meno talento nel bere" dovrebbero ricevere un sostegno speciale. [1] Il partito crede che la diversità e l'individualità all'interno della cultura della birra aggiungano vita e quindi supportano con accondiscendenza le birre straniere. Questa accondiscendenza (giustamente n.d.r) non deve esistere per le birre Radler, a cui il partito si oppone ufficialmente.


Tra i punti più importanti del programma c'è l'idea di rimpiazzare l'Hochstrahlbrunnen con una fontana di birra, ma anche consentire di cenare all'aperto in inverno e introdurre un test attitudinale obbligatorio per i politici. Sul piano economico, il partito si era dato l'obiettivo di coprire i costi fissi relativi alla pandemia per salvare la scena culturale, abolire gli orari di chiusura obbligatoria di ristoranti e bar e la tassa sulle bevande nei luoghi di ristoro, compensando le minori entrate con una nuova imposta del 50% sulla Radler e "altre atrocità", da mettere successivamente al bando attraverso un programma di riacquisto di birra. A chiudere, l'assicurazione di una fornitura mensile universale di un barile di birra per tutte le famiglie austriache (50 litri per adulto e 20 litri per bambino), l'aumento dell'affluenza alle urne, consentendo agli elettori di "restituire alla politica austriaca la serietà che merita" e un motto: una persona è una persona, vivi e lascia vivere (ad eccezione dei bevitori di Radler).


Finora il Bier Partei si è presentato a tre competizioni elettorali, ma la crescita nelle tornate è evidente. Alle elezioni parlamentari 2019 ottenne 4.946 voti, ovvero lo 0,10%, mentre nelle elezioni statali a Vienna 2020 prese 13.095 voti, pari al 1,80%, fino ad arrivare all’8,2 delle presidenziali.


L’Austria, come il resto d’Europa, sta attraversando una crisi sia economica che politica, che ha portato lentamente diversi elettori verso l'astensione. Infatti, in questa tornata la percentuale di non votanti è stata del 34,81%, in aumento del 3,31% rispetto alle elezioni precedenti. Il motivo dell’astensione ha in sé ragioni più strutturali che culturali come, ad esempio, il venir meno dei partiti alle proprie promesse elettorali o la percezione di una mancanza di rappresentatività. Allargando lo sguardo, bisognerebbe quindi attivare i cittadini che sono disaffezionati e non interessati al dibattito pubblico, incanalare questi sentimenti negativi all’interno delle proposte politiche.


È qui che deve essere la politica a mostrarsi recepente o mettersi in gioco in prima persona, a essere proattiva. Non possono essere partiti nati per gioco e scherno verso la politica stessa a farsi carico di queste istanze, perché diciamolo chiaramente a governare non ci si improvvisa.

Gli elettori che si astengono spesso hanno un coinvolgimento al voto altalenante e ció vuol dire che la parte che non è andata a votare alla tornata precedente si mobilita e va votare a quella successiva, mentre per chi é andato a votare accade il contrario. Questo è uno dei segmenti più importanti dove la politica può andare alla ricerca di consensi. Le moderne tecnologie, legate al mondo dei social e di ricerca del consenso classico, infatti, possono attivare questi elettori.


Tipicamente i votanti che preferiscono partiti come il Bier Partei sono elettori cognitivamente schierati. Non si rispecchiano in un partito tradizionale, ma hanno un’alta propensione al coinvolgimento elettorale. È un elettore post-materialista e post-ideologico con cultura politica, ma disaffezionato da quella partitica, che aspetta un'alternativa anche per dare un segnale che viene acceso da una comunicazione efficace su problematiche che sono per lui importanti. Queste informazioni le trova sui social network, luoghi in cui l’informazione è auto selezionata dall’elettore stesso.


Eppure era scontato, le idee migliori nascono sempre al bar, davanti ad una birra.


Fonte:

[1] Statuto del partito, https://www.bierpartei.eu/mei-praesident/


Quanto espresso in questo articolo è basato sulle opinioni dell'articolista che non necessariamente riflettono la linea editoriale di TocToc Sardegna