• Giulio Ardenghi

Educazione sessuale a scuola: ce n’è davvero bisogno?


Ci sono diverse frasi fatte che vengono formulate riguardo al mondo dell’educazione. Una è quella secondo cui i giovani di oggi sono smidollati e senza valori, e avrebbero bisogno del ritorno della leva obbligatoria per imparare come si sta al mondo. Un altro simile luogo comune è quello secondo cui le persone avrebbero bisogno di venire sottoposte a una non meglio precisata educazione sessuale che risolverebbe tutti o quasi i problemi legati a quest’ambito (malattie veneree, gravidanze indesiderate etc.).

Effettivamente, in altre nazioni europee come la Svezia, i Paesi Bassi e la Germania questa materia è già insegnata regolarmente nelle scuole, mentre in Italia essa viene lasciata alla libera iniziativa dei docenti, senza essere obbligatoria per legge. Come mai questa differenza?

I sostenitori dell’insegnamento obbligatorio di questa materia ritengono che questa titubanza da parte dello Stato italiano sia dovuta a una sorta di servilismo nei confronti della Chiesa cattolica, la quale è vista a sua volta come un’istituzione bigotta e reazionaria che intende privare le persone della loro libertà sessuale, probabilmente per controllarle meglio. In effetti, sono proprio le parole di Papa Francesco, il quale ha recentemente ribadito la posizione della Chiesa consigliando alle giovani coppie di non fare sesso prematrimoniale [1], che hanno fortemente riacceso questo dibattito.

Dal canto loro, gli oppositori dell’educazione sessuale a scuola, che spesso provengono da circoli cattolici conservatori, affermano che questa materia veicoli contenuti espliciti e aberranti che vengono propinati a bambini di gran lunga troppo giovani per comprenderli.


È tuttavia necessario comprendere che l’educazione sessuale non è, o non dovrebbe essere, incentrata sul mostrare materiale di quel tipo ai propri alunni. Si tratta invece di una materia che dovrebbe stimolare la consapevolezza di tutte le sfere della sessualità e del genere dal punto di vista anche culturale, sociale etc. L’educazione sessuale dovrebbe far riflettere gli studenti su quali comportamenti siano appropriati e in quali occasioni lo siano, e dovrebbe spingerli a non limitare la loro libertà e creatività qualora sorgesse un conflitto tra esse e gli stereotipi di genere.

In quest’ottica, anche quando il Papa esorta i giovani ad astenersi dal sesso prematrimoniale sta facendo educazione sessuale, e così anche il padre che raccomanda al figlio adolescente di usare sempre il preservativo.


Questo tentativo di chiarire un equivoco è abbastanza per risolvere il problema, o per portare i favorevoli e i contrari a riconoscere termini comuni su cui discutere? Assolutamente no. Ogni idea di educazione presuppone un’idea di persona, ed è chiaro che, ad esempio, il pensiero cattolico mainstream e quello liberale/progressista laico abbiano delle differenze a livello antropologico. Secondo il primo, l’uomo è una creatura di Dio, e in Dio ha il suo fine. Anche il corpo fa parte dell’uomo, e non c’è modo che una persona si salvi senza di esso, ma ognuno deve dedicare anche la sua corporeità a Dio vivendo secondo virtù. Il secondo parte relegando la spiritualità alla sfera privata, e vede la realizzazione dell’uomo nell’autodeterminazione e nella libertà dell’individuo da orizzonti valoriali imposti dall’esterno. Nikolai Berdjaev articola questa contrapposizione in termini categorici: "il liberalismo esige una libertà formale ed è abbastanza indifferente verso la verità e il contenuto della vita umana. Il cristianesimo esige la libertà come l’essenza stessa della verità cristiana, come il contenuto qualitativo di tutta la vita umana". [2]


Ne consegue che anche il ruolo che queste due scuole di pensiero danno alla sessualità sarà molto diverso. Entrambe concordano sul fatto che essa non debba venire imposta, ma mentre il liberalismo si accontenta di elevare il consenso al livello di unica barriera dietro alla quale ogni cosa è permessa, il pensiero cristiano in generale e cattolico in particolare ritiene che ciascuno debba “sacrificare” (cioè “rendere sacra”) la propria vita, vivendo la propria sessualità all’interno di un vincolo sacramentale. Nella pratica questo porta a conflitti. Un’educazione sessuale liberale può tendere a incoraggiare gli studenti a fare esperienze e a esplorare, una cattolica non lo farebbe mai. Un’educazione sessuale cattolica tenderebbe a promuovere una visione essenzialista (cioè che fa coincidere il genere di una persona col suo sesso biologico) mentre una liberale, anche in linea con molti degli studi moderni, tenderebbe a non farlo. E questo senza nemmeno menzionare temi spinosissimi come la contraccezione e, soprattutto, l’aborto.


In conclusione, il conflitto è solo apparentemente legato all’educazione sessuale in sé. In realtà qualunque visione del mondo ha una visione della sessualità, che non potrà che voler tramandare. La domanda diventa, dunque: quale educazione sessuale? I paradigmi ideologici cui ho accennato sono solo due, e non è detto che chi si trova a insegnare o imparare quella materia decida di sceglierne uno e non, ad esempio, di selezionare gli elementi che preferisce.


Fonti: [1] Angeli, Federica, Il Papa alle giovani coppie: “niente sesso prima del matrimonio”, Repubblica, 15 giugno 2022, https://www.repubblica.it/cronaca/ [2] Berdjaev Nikolai Aleksandrovic, The fate of man in the modern world. Student Christian movement press, Londra, 1935, trad. inglese Donald A. Lowrie p. 58, traduzione in italiano ad opera dell'autore dell'articolo


Fonte copertina: Focus Junior