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  • Immagine del redattoreAlessandro Manno

Esame di maturità, sì ma per chi?


Mercoledì 21 giugno sono iniziati gli esami di maturità per circa 33 mila studenti e studentesse che frequentano la scuola superiore. Questa prova viene considerato più un rito di passaggio piuttosto che un vero e proprio esame: gli studenti, da quando iniziano la scuola superiore, si vedono dipinto questo giorno come un momento abbastanza traumatico, carico di aspettative che alla fine non verranno rispettate.


E nel mezzo di questo delirio collettivo i maturandi si devono sorbire i racconti delle esperienze degli ex-studenti che ci sono passati prima di loro che puntualmente ci tengono a riempire quei tre giorni di prove d'esame di una serie di aneddoti che sfiorano il mito se non la più totale epica. Il tutto nel mentre che gli studenti sono stipati dentro i corridori a 40 gradi nella migliore delle ipotesi.


Un Paese ostaggio del melodramma

Oh bello Venditti, favoloso. Belle le serate davanti alla scuola a cantare prima dell’inizio degli esami. Belli l’ansia, le ultime vacanze da studente, lo studio matto e disperatissimo prima dell’orale. Tutto bello. Ma poi, finito l’esame di maturità, che cosa resta?

Cioè, non tanto cosa resta ai ragazzi e alle ragazze che stanno affrontando l’esame in questi giorni, ma bensì cosa resta di questi giorni in cui l’attenzione di così tante persone è focalizzata come non mai sulla scuola italiana e sul ruolo che questa svolge.


Quella che dovrebbe essere un’occasione per ragionare sui risultati e i problemi più visibili della bistrattata istruzione del nostro Paese, diventa l’ennesimo scambio di opinioni che si butta sul melodrammatico. L’attenzione che diamo all’esame diventa quindi puro pettegolezzo, buona solo a costruire una chiacchierata da bar in cui si dice: “Ai miei tempi era un esame molto più difficile, ormai è una pagliacciata”? Questo per un motivo: l’esame di maturità lo hanno dato più o meno tutti, in tanti hanno una storia riguardante quel momento, tutti si sentono in diritto di parlarne proprio perché è stato vissuto in prima persona.


Ma dopo che si legge e si parla della maturità dei personaggi famosi, dopo che si conoscono i temi delle tracce di italiano e delle prove di indirizzo, dopo che si ascoltano messaggi dei politici di “In bocca al lupo”, (ma davvero ci sono studenti che ascoltano gli auguri da parte dei politici prima della maturità?) rimane il nulla. La scuola torna nuovamente nel dimenticatoio, al netto di scandali, sino a settembre, quando al primo giorno di lezioni ci si accorge che mancano i docenti, che il personale dei collaboratori scolastici è insufficiente, e che le strutture non sono all’altezza. Che la dispersione scolastica aumenta. Che forse non si insegnano più le cose che si dovrebbero conoscere.


E nel momento in cui dovremmo riflettere sull’importanza della scuola come istituzione e sul ruolo formativo che sta avendo sulle nuove generazioni, ci perdiamo in chiacchiere inutili. Come sempre.


Maglia nera

La Sardegna ha un record. Negativo, ovviamente. L’8,2% degli studenti sardi non è stato ammesso alla maturità. Vuol dire che uno studente su 10 non è stato ammesso, il dato più alto tra tutte le regioni d’Italia, in una regione con un tasso di dispersione scolastica che nel 2021 era registrato al 13.2%. [1] Un dato che deve allarmare. Non terminare le superiori in un mondo che sta andando a velocità inarrivabili vuol dire condannare migliaia di studenti a una vita tremendamente difficile.


C’è più di un problema nel sistema scolastico sardo: le strutture sono antiquate, i mezzi pubblici per raggiungere i centri dove si trovano le scuole superiori sono pochi e il servizio è scadente, la scuola non ha gli strumenti per riuscire ad incidere in maniera positiva sulle vite degli alunni, non riuscendo a fargli comprendere l’importanza del tempo passato sui banchi.


Quell’8,2% è un dato mostruoso se si pensa che il tasso di bocciatura una volta arrivati all’esame è praticamente pari a zero [2] e che quindi le persone non ammesse sono considerate non in possesso dei requisiti minimi per affrontare la prova d’esame. Questo perché l'istruzione italiana si è sempre di più appiattita su un modello di scuola che non educa, non insegna, ma valuta e basta con impostazioni di voto ridicole e senza senso come il 6 - - o il 5+ che sembrano quasi una presa in giro rispetto a quello che dovrebbe essere un momento (quello delle interrogazioni) in cui si verificano le cose imparate o assimilate. Una scuola sempre più attenta alla performance, a “formare per il mondo del lavoro” perché “le cose che si insegnano a scuola non ti serviranno a nulla nella vita” e che dimentica che ovviamente le nozioni in sé sono inutili se prese in modo asettico, ma che se comprese e assimilate ti aiutano a pensare, a ragionare, a riflettere sulle cose, a capire come funziona il mondo. Ti aiutano a diventare un cittadino migliore, una persona migliore.


Perché è assurdo che ogni anno le tracce di italiano inviate dal ministero spiazzino gli studenti perché i temi non sono stati affrontati durante l’anno. Non è possibile che gli autori contemporanei, gli intellettuali, la storia del ‘900 non siano minimamente affrontati perché gli insegnanti si fossilizzano su verifiche infinite e programmi scolastici obsoleti che nel corso dei 5 anni danno importanza ad argomenti secondari e di nessuna rilevanza.


Ecco, l’esame di maturità non è solo degli studenti. Loro sono il risultato di come il sistema scolastico ha lavorato, sono il frutto di quasi 15 anni di formazione. Il vero esame di maturità deve essere quello di un Paese che non investe in istruzione, continua imperterrito a tagliare i fondi della scuola pubblica e si perde in pettegolezzi inutili intorno all’esame. E abiura al suo compito formativo.


No, l’esame di maturità non è un rito di passaggio, ragazzi e ragazze. Il modo in cui uscirete dalle mura scolastiche non definirà mai in modo definitivo chi siete e chi sarete nella vostra vita futura. Non è così importante come ci hanno fatto credere. Però dovete farlo per forza, quindi, in bocca al lupo e un grosso abbraccio da chi come voi l’ha passato, ma che non potrà mai accettare l’esagerata aspettativa che ci è stata addossata in questi anni.


Fonti:

[1] L’impatto del Pnrr sulla povertà educativa in Sardegna, Openpolis, 13 dicembre 2022, https://www.openpolis.it/

[2] Redazione, Maturità: bocciatura ma è improbabile, 0,3% in ultimi anni, Ansa, 22 giugno 2022, https://www.ansa.it/canale_legalita_scuola/notizie/


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