• Lorenzo Pucci e Victoria Atzori

Europa solidale o classismo umanitario?


Ormai tredici giorni fa è scoppiata in Ucraina la guerra. E come in tutte le guerre a pagarne le conseguenze sono i civili costretti ad abbandonare il proprio Paese.

Stando all’UNHCR, solo in Polonia in questo momento ci sono circa 1 milione di profughi. Nella prima settimana di scontri circa 100 mila persone al giorno hanno passato il confine e la situazione rischia di peggiorare a causa dei bombardamenti che stanno radendo al suolo alcune città, come per esempio Mariupol.


L’Unione Europea per provare a fronteggiare uno dei flussi migratori più intensi di sempre ha deciso di dare attuazione alla direttiva 2001/55/CE, in grado di garantire protezione temporanea agli ucraini in fuga dalla guerra.

La direttiva ha lo scopo di snellire le procedure di richiesta dello status di protezione in modo unitario affinché i richiedenti possano godere in tempi più rapidi dei diritti che spettano ai rifugiati. [1]


Vista in modo superficiale si potrebbe pensare di essere di fronte a un’Unione Europea accogliente e solidale, se non fosse che le immagini che ci arrivano dai confini, nonché il trattamento riservato in passato a profughi provenienti da altri Paesi, mettono in evidenza che ci troviamo di fronte a una vera e propria classificazione di esseri umani. Una volta arrivati al confine, in base al colore della pelle, il trattamento riservato è diverso.

In questi giorni si è assistito a tantissime testimonianze di persone africane che, come i cittadini ucraini, cercavano di lasciare il Paese e trovare un posto sicuro in Europa. Stiamo parlando di lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, persone che vivevano in Ucraina e che avevano tutto il diritto di fuggire per provare a rifarsi una nuova vita lontano dalla guerra.

Chineye Mbagwu, dottoressa nigeriana di 24 anni che viveva nella città di Ivano-Fankivs’k, nella parte occidentale del paese, ha raccontato di essere rimasta bloccata per più di due giorni presso la frontiera nella località di Medyka. [2] La dottoressa ha precisato di aver assistito al passaggio degli ucraini e al blocco degli stranieri, spesso anche con l’uso della violenza.

Sono numerose le testimonianze che confermano come ai confini le persone africane, mediorientali e indiane vengano respinte per giorni, lasciando la precedenza ai bianchi. Sembra quasi che a decidere chi abbia il diritto di salvarsi dalla morte e dalla distruzione causati dalla guerra sia il colore della pelle.


Anche l’Unione Africana, attraverso il presidente di turno Macky Sal, ha espresso il suo dissenso sottolineando che “Tutti hanno il diritto di attraversare i confini internazionali durante il conflitto e, in quanto tali, dovrebbero godere degli stessi diritti di uscire per salvarsi dal conflitto in Ucraina, indipendentemente dalla loro nazionalità o identità razziale”. [3]

Mentre ai confini dell’Europa vengono segnalati, ancora una volta, violazioni dei diritti umani, non sono mancate dichiarazioni imbarazzanti da parte di politici.


Susanna Ceccardi, europarlamentare della Lega, ha sostenuto invece che “l’Ucraina rischia di diventare un viatico per chi scappa dall’Africa e bisogna vedere se scappa veramente dall’Ucraina, non è facile stabilirlo”. [4]

Una dichiarazione che ignora le distanze geografiche tra i Paesi della rotta mediterranea e l’Ucraina. Ma c'è anche chi, come il segretario della Lega Matteo Salvini, ha sostenuto che quella in Ucraina sia una vera guerra. Quasi come se negli ultimi vent'anni anni in tutto il mondo non se ne siano mai combattute altre, sminuendo così il dolore di tante persone che in questi anni hanno sofferto e continuano a soffrire.

Controllare i confini e gestire un flusso migratorio così importante in termini numerici non è semplice. L’Unione Europea ci ha impiegato qualche giorno per dare una parvenza di organizzazione e, al momento, non c'è certezza se quanto fatto sarà sufficiente. Quello che è certo è che gli episodi razzisti avvenuti alle frontiere sono una conseguenza dei tanti e troppi anni di immobilismo nei confronti dei flussi migratori.

Amnesty Italia su Instagram ha scritto: “I doppi standard dell’Unione europea, ormai, sono sotto gli occhi di tutti… da anni il modello Fortezza Europa sta causando grandissime sofferenze e morte a migliaia di persone che cercano sicurezza nel continente. Tutte le persone che fuggono dalla guerra hanno il diritto di cercare un posto sicuro. Tutte”. [5]


Per quanto in questi giorni ci sia una gara di solidarietà per dare sostegno a una comunità che sta soffrendo tantissimo, la strada da fare per garantire un posto sicuro a chi ne ha bisogno è ancora lunga.

Per quanto quello dall’Ucraina sia un esodo di massa non possiamo non ripensare a quel “They are just alive” detto da un ragazzo afghano quando qualche mese fa gli abbiamo chiesto come stesse la sua famiglia in Afghanistan. [6] E non possiamo nemmeno dimenticare le persone che lo scorso dicembre, al confine tra Polonia e Bielorussia, hanno rischiato la vita cercando di oltrepassare un confine chiuso, trascorrendo diverse notti con temperature sotto lo zero e privi di un riparo adeguato. [7]


Fonti: [1] G. Schiavone, Bene l’accoglienza, ma profugo afghano vale meno di uno ucraino, Il Riformista, 4 marzo 2022, [2] https://www.instagram.com/p/CapWdD6MEa5/?utm_medium=copy_link [3] M. Franco, I profughi di serie b fermati al confine tra Ucraina e Unione Europea, MicroMega, 1 marzo 2022, https://www.micromega.net/profughi-ucraina/ [4] Redazione, Ceccardi: l’Ucraina rischia di diventare un viatico per chi scappa dall’Africa, Corriere della Sera, 4 marzo 2022,

https://video.corriere.it/esteri/ [6] A. Manno e V. Atzori, L’Afghanistan 90 giorni dopo l’arrivo dei talebani, TocToc Sardegna, 20 novembre 2021, https://www.toctocsardegna.org/post/l-afghanistan-90-giorni-dopo-l-arrivo-dei-talebani [7] L. Pucci e B. Formentin, Un filo spinato sui valori europei: la crisi al confine tra Polonia e Bielorussia, TocToc Sardegna, 19 novembre 2021, https://www.toctocsardegna.org/post/un-filo-spinato-sui-valori-europei-la-crisi-al-confine-tra-polonia-e-bielorussia


Fonte copertina: HuffPost Italia