• Emanuele Orrù

Facebook: politica? No grazie.


Il CEO di Facebook Mark Zuckerberg, visti gli incresciosi fatti di Capitol Hills, decide di estendere a tutto il sistema Facebook la decisione annunciata a margine della conferenza trimestrale del social blu:


«Abbiamo smesso di raccomandare gruppi militanti o politici negli Stati Uniti con l’avvicinarsi delle elezioni, e ora intendiamo estendere questa regola a tutti»
«per abbassare la temperatura e scoraggiare conversazioni divisive» [1].

È molto curiosa questa decisione, presa non tanto per la volontà di arginare la violenza, ma perché il CEO vuole evitare la polarizzazione. Vuole evitarla proprio su di una realtà come Facebook che della polarizzazione ha fatto la ragione stessa del suo algoritmo.


Vi spiego. O almeno ci provo.

Quando noi entriamo sui social tendiamo a frequentare persone con idee e punti di vista vicini al nostro modo di guardare il mondo, esattamente come accade nella vita reale. L’unirsi a persone affini è una peculiarità dell’uomo, sia nelle relazioni on-line che in quella off-line; il temine omofilia spiega la tendenza ad associarsi con chi si ritiene maggiormente affine a sé.


Nei social media tali persone fortificano le nostre opinioni e le nostre posizioni, sviluppando un fenomeno chiamato echo-chamber o camera dell’eco. [2]

Queste camere dell’eco favoriscono la polarizzazione dei contenuti mostrati e condivisi che tenderanno, a loro volta, a rafforzare le nostre idee e convinzioni portandoci ad avere posizione sempre più partigiane. [3]

Facebook inoltre incrementa l’armonia delle nostre cerchie amicali con i like; il “mi piace” indica un accordo su ciò che dici. Non esiste il “non mi piace”; anche se esistono altre reaction che possono essere interpretate, come per esempio la "Grr reaction" o "AHAH reaction" utilizzabili come forma di "dissensino" politico, il social non darà mai l’occasione per farti dire “non mi piace”.

Se una persona vuole mostrare il proprio disappunto, l’unica cosa che può fare è commentare. Il commento in sé è cognitivamente uno “sbatti”. Prende tempo e in più provoca discussioni, entrambi elementi non buoni per i social.

È lo stesso algoritmo di Facebook che non permette questo. Se è vero il paradigma che “i social sono stati concepiti per passare il tempo libero”, è anche vero che io passo il mio tempo libero dove mi trovo bene, quindi perché dovrei stare in un posto che, in qualche misura, limita, sempre nei parametri democratici, la mia libertà? Una grande fetta della popolazione ha come passione la politica e il parlare di politica.

Inoltre, il fatto di limitare su i social l’attivismo politico, forse, e dico forse, può essere un bene, perché potrebbe riportare le discussioni politiche in altri contesti offline come piazze, bar oppure in altri siti online. Tuttavia Facebook, non avendo, per ora, il monopolio di tutti i social network potrebbe spingere alla creazione di social con sacche partigiane (come il social che vorrebbe creare l’ex presidente U.S., Donald Trump).

Detto questo, non penso che Facebook aldilà della sua uscita potrà limitare la passione, il confronto o la dialettica tra idee politiche diverse, ed è questo il bello, cio che piace fare a noi di TocTocSardegna.

Fonti:

[1] Facebook e la politica, Zuckerberg: «Stop alle raccomandazioni di pagine di gruppi politici in tutto il mondo», Corriere della Sera https://www.google.it/amp/s/www.corriere.it/tecnologia/21_gennaio_28/facebook-politica-zuckerberg-stop-raccomandazioni-pagine-gruppi-politici-tutto-mondo-75f7f15a-6107-11eb-b90c-509c7d96fdd2_amp.html [2] C.Sunstein 2001,2007,2017 [3] Echo Chamber https://it.m.wikipedia.org/wiki/Camera_dell%27eco_(media)