• Francesco Podda

Favorevoli o contrari ai vaccini?


Ai piedi degli anni 20 del 21esimo secolo la lotta tra il bene ed il male tanto caldeggiata in tutti i film di supereroi (Batman e Superman in primis) sembra abbia lasciato il posto definitivamente alla lotta tra due correnti di pensiero ben distinte tra loro: i favorevoli ai vaccini ed i contrari.

La prima corrente trova il suo primo sostenitore nel famoso Professor Burioni ed è composta principalmente da persone che fanno affidamento alla scienza come unica azione umana in grado di portare l'uomo verso una direzione di progresso; la seconda come primo sostenitore possiede il Professor Tarro ed i suoi componenti vedono la scienza ed il progresso come azioni umane direzionate quasi unicamente alla decadenza dell'umanità ed alla sua distruzione.

La pandemia da Covid 19 ha certamente acuito questa grande discussione interna all'opinione pubblica: visti i supereroi citati prima ed un film di qualche anno fa che li mette in contrapposizione (Batman versus Superman) si potrebbe adattare il titolo alla realtà odierna: 'Burioni versus Tarro'. Il discorso, posto in questi termini, potrebbe sembrare abbastanza fantascientifico o magari anche parecchio divertente; e bisogna ammettere che in parte è così.

Sicuramente non è facile, come in tutte le opinioni di questo mondo, distaccarsi dal proprio punto di vista e dal proprio modo di vivere per abbracciare un'opinione che sia quanto più oggettiva possibile. Tutto ciò è ben riassunto nel concetto di Bias di Conferma, ovvero quella tendenza a credere più facilmente alle informazioni che confermano le nostre idee e ad ignorare quelle che le contraddicono. Insomma: se credo che i vaccini procurino solo ed esclusivamente effetti positivi sull'organismo sarà quasi impossibile convincermi del contrario, così come se credo che i vaccini siano il male assoluto del 21esimo secolo sarà quasi impossibile convincermi che essi saranno l'unica via per debellare definitivamente la pandemia da Covid 19.

Non sta a nessuno giudicare chi abbia ragione e chi torto: gli organi preposti alla tutela della salute pubblica compiono delle scelte sulla base delle valutazioni scientifiche utili allo sviluppo dei singoli stati e forse sono gli unici in grado di indirizzare le politiche statali in una direzione piuttosto che in un'altra. Bisognerebbe ragionare, piuttosto, sui vari fattori che hanno portato alla creazione di queste differenti categorie di pensiero.

Portare avanti questo ragionamento potrebbe sembrare difficile, ma in fondo non lo è poi così tanto. Basta– si fa per dire – tornare indietro alla vita che gli uomini avevano sul nostro stesso pianeta circa un secolo fa e analizzare due differenti fattori: la percentuale di mortalità infantile e la risposta immunitaria dell'individuo adulto medio, ovvero la capacità di un individuo adulto di saper fronteggiare qualsiasi tipo di malattia esantematica o endemica sviluppata dal proprio organismo.

Partiamo dalla prima. La mortalità infantile in Italia a cavallo tra il 1915 ed il 1920 ha toccato il picco di 450 bambini morti ogni 1000 bambini nati (percentuale calcolata su bambini di età inferiore o uguale a 5 anni, fonte ISTAT). [1]

Oggi questa cifra è prossima allo zero, grazie al miglioramento del tenore di vita ed al maggiore benessere della popolazione, dato dalla maggiore ricchezza e dal progresso medico, tecnologico e sociale.

Se invece analizziamo la seconda, possiamo sicuramente dire che gli individui adulti al giorno d'oggi patiscono in maniera più grave molte forme di malattie esantematiche o parainfluenzali e la maggior parte di essi hanno difficoltà a superare le fasi patologiche ad esse annesse senza l'utilizzo di farmaci, nello specifico farmaci antinfiammatori non steroidei (ad esempio ibuprofene o ketoprofene), glucocorticoidi (ad esempio betametasone), antipiretici (paracetamolo in primis) o vari tipi di antibiotici.

Se un secolo fa gli individui adulti medi fossero capaci di superare le varie patologie precedentemente citate con l'uso dei suddetti farmaci non è dato sapersi (perlomeno non a livello statistico), in quanto era più che altro verificabile l'impossibilità per la maggior parte della popolazione di avere a disposizione questi farmaci; certamente è vero però il fatto che la possibilità di superare tali patologie era totalmente affidata alla capacità di risposta del sistema immunitario del singolo individuo.

Perchè parlare di queste statistiche? Cosa c'entrano con i pareri sui vaccini? C'entrano eccome. Perchè la differenza tra vaccinisti ed antivaccinisti, forse, sta proprio qui.

Il cavallo di battaglia di Burioni, dei favorevoli ai vaccini e più in generale dei fiduciosi nei confronti della scienza sta proprio nel credere – statistiche alla mano - che l'azzeramento della mortalità infantile sia stato proprio dettato dall'utilizzo dei vaccini e dei farmaci, oltre che di tutti quegli strumenti che hanno permesso all'uomo di migliorare il proprio tenore di vita.

Dal lato opposto, però, il cavallo di battaglia di Tarro, dei contrari ai vaccini e più in generale dei contrari al progresso scientifico sta nel fatto che si, la mortalità infantile è certamente diminuita, ma allo stesso tempo è diminuita anche – statistiche alla mano e, secondo la loro stessa opinione, proprio a causa dei vaccini – la capacità dell'organismo dell'adulto medio del giorno d'oggi di attuare una risposta immunitaria aduguata di fronte ad una qualsivoglia patologia. Tale opinione è addirittura aggravata dall'ipotesi estrema che i suddetti vaccini possano sviluppare nell'individuo adulto medio una sorta di 'dipendenza' da vari tipi di farmaci.

Se secondo molti non è dato sapersi se la differenza tra la mortalità infantile di un secolo fa e quella odierna e la differenza tra la risposta immunitaria di un individuo adulto medio odierno e quella di un individuo adulto medio vissuto un secolo fa sia cambiata proprio a causa (o grazie) a questi strumenti, certamente da tutto questo ragionamento si può comunque trarre un'analisi oggettiva. È abbastanza oggettivo e palese che il cambiamento di questi due dati sia dovuto al miglioramento della qualità di vita dell'uomo – su questo dovrebbero esserci pochi dubbi - così come è palese che adesso di fronte a determinate malattie abbiamo la possibilità di avere cure mediche importanti – ospedaliere o domiciliari che siano. Se è dunque vero che la mortalità infantile è nettamente diminuita grazie a questi strumenti (dati statistici alla mano ciò dovrebbe essere inconfutabile), privarci appunto di questi strumenti potrebbe magari porre gli individui che scelgono di farlo di fronte allo sviluppo di una maggiore capacità immunologica, ma allo stesso tempo probabilmente porterebbe ad una nuova crescita della mortalità infantile (e non solo infantile).


Ognuno – perlomeno per il vaccino Covid - può decidere per sé (e per i propri figli). Dunque, favorevoli o contrari ai vaccini?

Ognuno di noi può essere favorevole o contrario in base alla propria opinione. Tutto però sta nell'accettare un unico e semplice compromesso: vaccinarsi e creare un'immunità del proprio organismo ad una malattia potenzialmente mortale, anche a costo di danneggiare il proprio sistema immunitario; oppure non vaccinarsi e sperare di avere un sistema immunitario adeguato ad affrontare le peggiori complicanze delle peggiori malattie, accettando dunque la possibilità di non possedere tale sistema in maniera adeguata e dover dunque consegnare alla patologia che ci ha colpito la possibilità di porre fine alla nostra esistenza o a quella dei nostri cari che abbiamo deciso di non vaccinare.

Fonti:

[1] ISTAT, La mortalità dei bambini ieri ed oggi in Italia, 14 gennaio 2014,

https://www.istat.it/it/files/2014/01/Mortalita_-sotto_i_5_anni-.pdf

[2] Decreto Ministeriale del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali - Settore Salute, Monitoraggio dei consumi di medicinali in ambito ospedaliero, 26 novembre 2019,

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1135_allegato.pdf