• Emanuele Orrù

Giallo Quirinale


Non ho ancora capito cosa sia successo, un po’ perché sicuramente mancano ancora dei passaggi di questa elezione, e un po' perché i fatti che sono successi in questi giorni sono stati talmente tanto veloci che hanno fatto diventare queste elezioni del Presidente della Repubblica un giallo, come quei libri di Agatha Christie con tanto di “vittime”, colpi di scena e personaggi nell’ombra.


Tra qualche anno probabilmente ne sapremo di più; Marco Damilano nel suo podcast futuro racconterà tutte le trame, le tessiture di questa elezione del Capo dello Stato.

Tra forni aperti e forni chiusi finisce che il pane o è troppo cotto o lo si dimentica dentro. Così si arriva a servire un pane già pronto da sette anni, che tanto è buono comunque.


Uno dei misteri di cui voglio parlare accade durante la quinta chiama, la prima con quorum a 505 grandi elettori; succede quello che non era accaduto fino a quel momento, ovvero viene proposto un nome condiviso da tutta la coalizione. Il centro destra si presenta unito con la candidatura della Presidente del Senato Casellati, che non si sa per quale motivo decide di immolarsi per la nobile causa di compattare tutti i grandi elettori sul suo nome, ma viene silurata da un numero elevato di franchi tiratori. Con il sistema delle schede segnate, però si viene a scoprire che i voti mancanti sono quelli del suo partito Forza Italia più quelle di altri grandi elettori del centro.

Mi spiegate a cosa è servito veramente impallinare la seconda carica della Repubblica? Anche perché i cronisti già lo sapevano da tempo che sarebbe successo cosi, la sua stessa elezione a Presidente del Senato è stata rocambolesca e tutt’ora inspiegata.


Altro fatto che non capisco è l’uscita pubblica che hanno fatto Salvini e Conte, e non Letta, la sera di venerdì alle 20.30 dopo il “conclave”: il colpo di scena è che alla settima chiama ci sarà un nuovo Presidente e non sarà un presidente normale ma “lavoriamo per un Presidente donna”. Ci si concentra subito su due nomi: il Ministro della Giustizia Marta Cartabia, ministro tecnico ma con idee conservatrici, e come nome più forte - che già circolava nel Transatlantico - il capo dei servizi segreti, decana della Farnesina Elisabetta Belloni. Un'altra Elisabetta, ma la sua candidatura durerà il tempo tra il tweet di Beppe Grillo e l’annuncio in tv ed il sollevamento dei gruppi parlamentari. Mezz’ora in tutto.

La cosa che mi fa porre domande è la successione di questi fatti: Letta, dopo l’incontro con gli altri due leader giallo-verdi, è il primo a parlare e nella dichiarazione annuncia che si è raggiunta un’intesa su un nome, non si spinge oltre. Perché? Perché non dice che questo nome è di una donna? Forse sapeva che sarebbe stata silurata? Fatto sta che prima Salvini e poi Conte annunciano e specificano bene che l’intesa è di genere femminile: “Lavoriamo per una Presidente donna”.

Il giallo nel giallo dei gialli è la frattura che viene a crearsi nei 5Stelle. Di Maio blocca la candidatura della Belloni (anche se fino a poco tempo fa lavoravano fianco a fianco alla Farnesina), e accelera sul Mattarella Bis, tanto che lo stesso Conte nella conferenza stampa di sabato, prima dell’ultima votazione, annuncia che ci sono dei problemi interni al Movimento.

Una volta eletto il Presidente, sabato notte Salvini fa sapere, durante tutte le interviste alle tv, che il nome del capo dei servizi, diversamente da ciò che sembrava, non è stato fatto dall’asse Lega-Fratelli d’Italia, ma bensì apparteneva ad una rosa di nomi proposta da Letta stesso; questo fa tornare alle domande di prima: perché non dice nulla? Non voleva bruciare un nome? Oppure sapeva già che quel nome sarebbe stato impallinato? Anche questo non si sa; si sa solo che il “grande centro”, Forza Italia e Italia Viva, e parte del PD e Cinque Stelle non la vogliono.


Di questo guazzabuglio partitico di problemi che vanno ad intrecciarsi, creando sovrapposizioni di fili e correnti, troviamo però un unico grande nodo: l’incapacità dei grandi capo partito di controllare i propri grandi elettori, fatta eccezione per il “granitico” (così definito dalla loro leader) gruppo del partito della Meloni.

In mezzo alle schede bianche e nomi bruciati nell’insalatiere tiene banco solo un unico nome: Mattarella inizia ad essere votato sempre di più, tranne per la quarta chiama, fino a raggiungere l’elezione.

Il problema oggettivo è che nel sistema dei partiti manca una vera leadership, mancano profili politici che oltre a saper fare campagna elettorale sappiano tessere le trame politiche; dopo tutto la politica è l’arte stessa della mediazione.


Dopo i “101 franchi tiratori” di Prodi, Bersani, allora segretario Dem, si dimise dalla guida del Pd per creare una nuova leadership all’interno del partito. Qui, oggi, invece tutti si intestano la vittoria di aver riconfermato il Presidente Mattarella.

(votare nuovamente il presidente uscente non è vietato dalla Costituzione, ma andare ad eleggere un Presidente uscente che più volte ha dichiarato la sua contrarietà, con argomentazioni valide, è secondo me una scorrettezza istituzionale.)


Il punto che voglio raggiungere per chiudere questo pensiero non richiesto è che tutti i partiti e gli schieramenti in campo hanno provato, chi con lo strappo, chi con spallate e chi con veti incrociati, a indebolire gli altri schieramenti, sapendo però di avere il paracadute già pronto al Quirinale.

Ora tutti iniziano a parlare di un’elezione diretta del Presidente della Repubblica, da chi l’ha sempre e storicamente chiesta, come i partiti (di quello che fu il compianto) centro-destra, ad altri come Letta, passando per Renzi ed il nuovo centrismo. Lo dicono perché lo pensano oppure perché è una manifesta arresa ad un sistema partitico che è l’ombra dei partiti della tanto vituperata e così chiamata Prima Repubblica?


La nostra piccola realtà ha provato a seguire questa settimana con approfondimenti, dirette, ed anche inviati sul posto (grazie Alessandro) per avere un’informazione sui passaggi e commenti diversi, da un altro punto di vista, quello di dei ragazzi innamorati del giornalismo e della politica, che giocano sognano e si appassionano.


“Qui in Via degli Uffici del Vicario, si respira un aria di ansia e di attesa, come se stesse per succedere qualcosa”.


Ps. Grazie Chicco Mentana per tutte le gioie che ci hai regalato.