• Marco Fanari

Giovani e Associazionismo: il volano per un nuovo inizio


Alla meravigliosa famiglia dei Giovani delle Acli


Dal primo maggio vi è stata una svolta all’interno della vita di ogni individuo residente nella Penisola, in quanto è caduto l’obbligo di tenere la mascherina, oramai divenuta compagna della quotidianità di chiunque, all’interno dei luoghi chiusi. Più in generale, a ben vedere, si può affermare con una certa lucidità che nell’ultimo periodo i provvedimenti legislativi e regolamentari abbiano subito una linea di controtendenza rispetto a quelli del 2020, tutti caratterizzati da forti limitazioni della libertà personale e di circolazione per combattere l’aumento vertiginoso dei contagi da Covid-19.

Da questo momento in poi si sta percorrendo il lungo cammino verso la normalità e non si deve tollerare che le abitudini dettate dall’emergenza e dalla contingenza divengano la regola. E, in questo senso, il primo pensiero che la collettività dovrebbe rivolgere è proprio in riferimento a noi giovani, che abbiamo profondamente risentito delle restrizioni specialmente sotto l’aspetto della socialità e della capacità di relazionarci con gli altri.


In una recente esperienza a cui ho avuto il piacere, e soprattutto il privilegio, di partecipare – mi riferisco al Campo primaverile “Generare Futuro Europa, Giovani, Lavoro”, organizzato dai Giovani delle Acli (GA), a Ruvo di Puglia – ho apprezzato particolarmente l’idea proposta da un ragazzo durante una attività di laboratorio, ossia che la “ripartenza” successiva a questo periodo di pandemia non deve essere intesa come la continuazione del passato, ma come la possibilità – ed anche la sfida – di ripartire daccapo, nell’ottica di essere capaci di apprezzare nuovamente il valore dei rapporti umani. E, a mio parere, questo pensiero non può che essere assolutamente in linea con le intenzioni della maggior parte dei giovani.


Allo stesso tempo, però, non è di certo un risultato che può essere raggiunto facilmente, giacché siamo tutti reduci da un periodo nel quale le occasioni di relazionarsi con gli altri erano pochissime. Il primo passo da compiere è fuoriuscire dalla propria “comfort-zone” e rimettersi in gioco per se stessi e per il prossimo. All’apparenza si tratta di una considerazione che può sembrare scontata, ma oggi più che mai sono sempre più di frequenti gli episodi in cui tanti coetanei vogliono evitare il confronto con gli altri per sopperire alla difficoltà, solo all’apparenza insormontabile, di mettersi in gioco.

Come spero si sia compreso da questa breve disamina, il problema può essere letto e interpretato in tanti modi e questa non è la sede adeguata per farlo in maniera esaustiva. Allo stesso tempo, però, non bisogna tirarsi indietro rispetto ad alcune considerazioni conclusive, che, per il vero, sono frutto proprio di quella esperienza con i GA accennata sopra.


La prima considerazione è che ognuno di noi deve riuscire a portare il “cuore oltre l’ostacolo”, affrontando le proprie paure, nell’ottica di capire che il rapporto con gli altri, ciascuno nelle sue meravigliose diversità, ha un valore inestimabile. Il confronto, talvolta anche acceso, è il sale della vita o, per lo meno, della crescita personale e pertanto non è rinunciabile nel percorso formativo della nostra personalità.


Seppure legata a doppio filo con quanto appena detto, la seconda riflessione è di più ampio respiro e abbraccia le sconfinate possibilità che nascono dalle interessenze fra i giovani. Mi sto riferendo al mondo dell’associazionismo giovanile, spesso dimenticato o comunque non considerato con la doverosa rilevanza. Difatti, queste forme di aggregazione hanno tutte le carte in regola per essere lo strumento del cambiamento, il grimaldello per un domani migliore, il passepartout per delle occasioni di crescita e di maturazione ineguagliabile.


La terza, ed ultima, considerazione è correlata al campo dei GA svolto a Ruvo di Puglia. Ritengo che un momento di confronto come quello, in cui si ha la possibilità di conoscere altri coetanei provenienti da tutte le regioni d’Italia e ove le tematiche centrali sono i grandi temi sociali, economici e politici, debba essere assolutamente replicato anche in forme più estese. In questo modo auspicabilmente si potranno raggiungere due risultati fondamentali: il primo è far conoscere ad un pubblico sempre più ampio il mondo del volontariato e dell’associazionismo; il secondo è che queste esperienze possano essere il volano per una trasmissione reale e concreta dei valori di solidarietà, umanità e fratellanza a tutti i partecipanti, ossia a coloro che dovranno costruire la società del domani.