• Giulio Ardenghi

I diritti umani e i loro oppositori


Ogni qualvolta si sente parlare dei fenomeni negativi più svariati, dalle guerre alle dittature fino anche alle violenze di genere, i discorsi tendono facilmente a spostarsi verso i diritti umani e, naturalmente, la violazione degli stessi.


Ma cosa sono questi diritti umani di preciso? E quali sono le circostanze nelle quali nascono e gli scopi che perseguono?

Se anche in tempi antichi le autorità di un determinato Stato si assumono la responsabilità di promulgare codici, costituzioni etc. allo scopo di delineare i diritti e i doveri dei sudditi o dei cittadini di quello stesso Stato, l’idea dei diritti umani è quella di trascendere qualsiasi divisione statale e di elaborare dei principi fondamentali e inalienabili dei quali ogni essere umano deve essere beneficiario a prescindere dalle circostanze. Pertanto, i diritti umani valgono per ciascuno a prescindere dal colore della pelle, dalla lingua, dal sesso, dalla religione eccetera.


Anche se discorsi relativi a diritti dell’uomo in quanto tale si hanno già in precedenza (ad esempio nell’ambito del giusnaturalismo) le Nazioni Unite pubblicano la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani [1] il 10 dicembre del 1948. Il periodo storico è naturalmente rilevante, poiché uno degli scopi dichiarati nel documento è quello di promuovere l’alleanza tra i vari Paesi dopo i recenti orrori portati dalla seconda guerra mondiale.

A ogni modo, nella Dichiarazione figurano diritti che oggi noi consideriamo fondamentali come quelli alla vita, alla salute, alla libertà etc. ma anche alcuni un po’ meno immediati come quelli alla proprietà, alla nazionalità e al matrimonio. È ai singoli Stati che viene affidato il compito di tutelare i diritti umani, ma ciò talvolta presenta difficoltà perché non sempre questi diritti si accordano bene con i modi in cui le varie culture intendono l’ordinamento statale, la società e le caratteristiche e i compiti delle singole persone.


Ora, anche se nel mondo Occidentale le varie forze politiche tendono a impugnare i diritti umani per accusare i loro avversari di non tenerne conto a sufficienza, di solito non sono molte le voci che criticano l’idea stessa di diritti umani. O magari semplicemente rimangono voci di nicchia che non vengono prese in considerazione da chi si interessa di altre faccende.


Già qualche anno prima della Dichiarazione, la filosofa e mistica francese Simone Weil esprime critiche al concetto stesso di diritto. Secondo Weil, dal tempo dei romani fino a quello di Hitler il diritto non è che l’espressione e l’auto-legittimazione del potere impositivo del governo sui suoi sudditi. Il linguaggio dei diritti è quindi estraneo sia alla filosofia greca che al cristianesimo, e soprattutto non ha nulla a che vedere con l’amore.


Se Weil scrive queste cose nel 1943, quindi nel pieno della seconda guerra mondiale, un autore più moderno che si occupa di criticare i diritti umani è il filosofo e teologo inglese John Milbank. Le critiche che Milbank muove sono molteplici e alcune di esse, per essere comprese al meglio, richiedono certe conoscenze sia nel campo dell’etica che in quello della storia della teologia. Altre sono invece molto chiare. Ad esempio, Milbank scrive: “dunque questa nozione di diritti umani chiaramente non ci fornisce una guida etica pratica. In realtà porta a uno stato di anarchia che viene solo terminata da parte di un potere autoritario che arbitrariamente promuoverà una serie di diritti a discapito di un’altra – gli Stati capitalisti liberali il diritto alla proprietà; le autorità del socialismo statale il diritto al cibo, alla salute, al lavoro e alla cultura. Nel primo caso ne farà le spese il benessere economico della maggioranza; nel secondo sarà a discapito dei diritti di libera associazione e libera scelta di ruoli e di un ordine di priorità esistenziali delle persone”. [2]


Innanzitutto, si evince dal testo che il filosofo non è persuaso dalla retorica del liberalismo che vuole configurarsi come un sistema pacifico e rispettoso della libertà delle persone, poiché, proprio come le dittature, anche questo viene imposto con la forza, anche se non necessariamente sotto forma di violenza fisica. In secondo luogo, il punto è che i diritti umani sono in contraddizione tra loro: non si può tutelarli tutti nello stesso momento perché alcuni saranno in conflitto con altri.


Anche se probabilmente le obiezioni di persone come Weil e Milbank vengono prese in considerazione più da filosofi e accademici che da politici e legislatori, è comunque una buona cosa fermarsi a riflettere se queste nozioni la cui bontà tendiamo a dare per scontata siano davvero incriticabili. Anche perché la discussione non è solo di natura teorica, visto che le azioni di guerra intraprese dalle potenze Occidentali in nome, tra le altre cose, della difesa dei diritti umani non sono affatto poche.

Fonti e note:

[1] Il documento della Dichiarazione può essere consultato sul sito ufficiale delle Nazioni Unite seguendo il link: https://www.un.org/en/about-us/universal-declaration-of-human-rights, consultato il 4 settembre 2021 [2] Milbank John, Against Human Rights: Liberty in the Western Tradition (2012), Oxford Journal of Law and Religion, Oxford (UK)