• Matteo Cardia

Il Brasile al bivio: tra la (vecchia) speranza Lula e la conferma di Bolsonaro


Sei milioni. È questa la differenza di voti tra Luiz Inácio Lula da Silva, o più semplicemente Lula, già presidente per due mandati tra il 2003 e il 2010 e capo del Partito dei Lavoratori, e il presidente uscente del Brasile Jair Bolsonaro, esponente oggi del Partito Liberale. Un verdetto emesso lo scorso 2 ottobre dalle urne e che ha portato al ballottaggio di domenica 30 ottobre, in cui Lula partirà dal 48% di voti conquistato al primo turno a fronte del 43% dell’avversario. La partita però è più che aperta.


I primi risultati

La tornata di inizio ottobre non ha solo portato allo scontro a due tra i candidati presidente, ma ha dato già vita anche alla composizione del prossimo parlamento brasiliano, nonostante una disaffezione verso la politica in crescita. Il Partito Liberale guidato da Bolsonaro ha ottenuto il maggior numero di seggi tra Congresso e Senato, seguito proprio dall’alleanza di sinistra che vede come punto forte il Partito dei Lavoratori di Lula. Entrambe le forze non avranno i numeri però per avere una maggioranza solida nei rami del parlamento e dovranno cercare di volta in volta accordi che permettano di mandare avanti i propri programmi. [1] [2]

Quello delle intese con partiti distanti anche ideologicamente non è però una novità nella politica brasiliana, confermata anche da alcune scelte a fini elettorali, soprattutto quella di Lula di scegliere come vice-presidente Geraldo Alckmin, suo avversario nelle presidenziali del 2006 e che votò a favore della destituzione dell’ex presidente Dilma Rousseff nel 2016. Una versione verdeoro della realpolitik superata però dall’attenzione a quelle che sono le due figure principali della politica brasiliana odierne.


Bolsonaro vuole la riconferma

“Dio, Patria, Famiglia e Libertà”. È questo lo slogan che ha reso forte Jair Bolsonaro, ex militare impegnato in politica sin dagli anni '90, nato a Gliceiro - nello stato di San Paolo - nel 1955. Diventato presidente ufficialmente il primo gennaio 2019, il suo governo e le sue dichiarazioni sono state, e sono, espressione dell'estrema destra brasiliana. Il successo del presidente uscente si è basato su una retorica convincente, adatta a sfruttare temi centrali come insicurezza e incertezza economica, finendo per trovare sostegno in diverse fasce della popolazione. Forte anche del sostegno dell'esercito, incluso nelle posizioni di governo durante il proprio mandato, Bolsonaro ha più volte tentato di sbilanciare i poteri a proprio favore. Durante la sua presidenza ha provato inoltre ad allentare le regole in materia economica, dando più spazio ai privati e portando a compimento nuove privatizzazioni, ma lavorando al tempo stesso a politiche protezionistiche. Scelte che hanno portato a una lieve crescita macroeconomica fermata dalla pandemia, a cui Bolsonaro ha risposto con scetticismo, finendo per essere accusato di crimini contro l'umanità [3], uno degli aspetti più controversi del suo mandato, insieme allo sfruttamento massiccio della Foresta Amazzonica e alla negazione dei problemi derivanti dal cambiamento climatico.

Il sostegno verso il presidente uscente è però ancora forte e il recupero di terreno nei confronti di Lula rispetto a quanto riferivano i sondaggi lo conferma. A spingere per la rielezione di Bolsonaro sono tanti personaggi della scena pubblica brasiliana, dal mondo dello sport - Neymar su tutti - a quello della musica, fino a quello della chiesa evangelica, soprattutto quella pentacostale che vede nell’ex militare un chiaro punto di riferimento e che già nelle elezioni del 2018 fu decisiva. [4] [5]


Il ritorno di Lula

Lula è stato uno degli uomini più importanti della politica latinoamericana sin dagli anni Ottanta, quando dopo gli anni nel sindacato fu tra i fondatori del Partido do Trabalhadores quando ancora in Brasile imperversava la dittatura militare. Nato a Caetes, nello stato del Pernambuco, nel 1945 da una famiglia poco abbiente, Lula ha cominciato a interessarsi di politica durante gli anni in cui lavorò come operaio metallurgico. [6] La provenienza da un ambiente povero ha accomunato, e accomuna, il candidato del Pt a una larga fascia di popolazione brasiliana che durante gli anni dei primi due mandati del settantasettenne, dal 2003 al 2010, ha migliorato nettamente il suo tenore di vita. Migliorie arrivate soprattutto grazie al boom delle materie prime degli anni 2000, che hanno portato il Brasile a diventare una delle principali economie in ascesa e a entrare a far parte del quadro dei Brics (Brazil, Russia, India, China and South Africa, n.d.r.), a cui sono seguite politiche di redistribuzione e di aiuto ai più deboli, come i programmi "Bolsa Familia" e "Fome Zero".

Lula è tornato sulla scena politica da poco tempo, ma specialmente dopo 580 giorni passati in carcere a seguito dell'inchiesta di corruzione che ne aveva negato la candidatura alle scorse elezioni. Condanne nei processi legati allo scandalo "Lava Jato", poi annullate dalla Corte Suprema nel marzo del 2021 con una sentenza che non è affatto piaciuta a Bolsonaro, che nella sua ipotetica squadra di governo vede tra le sue fila il giudice protagonista dell’inchiesta, Sergio Moro.

Rispetto ai primi mandati i messaggi sono meno radicali, nonostante l’urgenza di invertire la rotta di un Paese in cui le disuguaglianze somigliano sempre più a fratture insanabili. Il tema ambientale legato ai destini della Foresta Amazzonica - a cui si aggiunge quello di protezione delle popolazioni indigene - è diventato più caratterizzante, ma in un Paese in cui 33 milioni di cittadini, secondo i dati ufficiali, soffrono la fame [7], Lula finisce ancora per rappresentare una nuova speranza di cambiamento e giustizia sociale per milioni di persone.


Il risultato delle urne darà anche un nuovo segnale nel quadro generale sudamericano e non solo. Di certo, una nuova vittoria di Lula darebbe un seguito e un forte soffio alla spinta di un vento proveniente da sinistra che già aveva portato il Cile e la Colombia a eleggere nell’ultimo anno due personalità come quelle di Gabriel Boric e Gustavo Petro, senza dimenticare, nonostante le grandi difficoltà e controversie, il successo di Pedro Castillo in Perù.


Gli effetti di una campagna elettorale calda e dell’utilizzo delle fake news come arma di distruzione dell’avversario, come confermato dalle decisioni del presidente del Tribunale Elettorale De Moraes [8], si capiranno solo nei giorni che seguiranno il voto. Il recupero di Bolsonaro non è tuttavia così improbabile, così come una sua conferma e la volontà del presidente uscente di riprendere la linea tenuta negli ultimi anni.

Quello che resta incerto è però lo scenario che prevede la sua sconfitta, soprattutto se risicata. Un quesito che alza, e non di poco, la posta in palio.


Fonti:

[1] Alberto De Filippis, Nessun vincitore in Brasile, si va al ballottaggio, Euronews, 3 ottobre 2022, https://it.euronews.com/2022/10/03/

[2] Redazione, Elezioni Brasile, Lula e Bolsonaro al ballottaggio. Al Congresso il miglior risultato dei conservatori in 24 anni, Il Fatto Quotidiano, 3 ottobre 2022, https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/10/03/

[3] Redazione, Brasile: Bolsonaro accusato di crimini contro l’umanità, Ispi, 22 ottobre 2021, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/brasile-bolsonaro-accusato-di-crimini-contro-lumanita-32087

[4] Martin Cullell e Rivas Molina, Los evangélicos de Lula, una minoría contra la ofensiva bolsonarista en las iglesias, El Paìs, 27 ottobre 2022, https://elpais.com/internacional/2022-10-27/

[5] Pietro Mattonai, Gli evangelici sceglieranno il prossimo presidente brasiliano, Affari Internazionali, 29 settembre 2022, https://www.affarinternazionali.it/

[6] Jean Mathieu Albertini, Il Brasile spera in Lula, Mediapart/Internazionale n° 1479, 23/29 settembre 2022

[7] ibidem

[8] Emiliano Guanella, Brasile, prove tecniche di caos, Ispi, 28 ottobre 2022, https://www.ispionline.it/it/