• Giulio Ardenghi

Il conflitto visto dagli occhi di Tatiana


L’invasione russa dell’Ucraina ha colto molti alla sprovvista e, insieme alla desolazione lasciata dalle vittime tra i civili e tra le forze armate in campo, sta portando con sé un alone di insicurezza e minaccia tra le popolazioni di tutto il mondo o quasi.


Naturalmente questo non vale solo per gli occidentali. Anche tra i russi serpeggiano l’incertezza e la preoccupazione. A tal proposito, ho avuto la fortuna di riuscire a mettermi in contatto con una giovane russa che lavora all’ambasciata del suo Paese in Italia e che ha scelto di farsi intervistare usando il nome fittizio di Tatiana.


Conosci molto bene sia il contesto italiano che quello russo. Potresti descrivere qualche differenza tra la narrazione italiana/occidentale e quella russa in merito all’andamento del conflitto?


Innanzitutto vorrei dire che tutto quello che è successo è stato davvero inaspettato per tutti noi: per i cittadini, per i politologi e per i dipendenti statali. Mi ricordo ancora quando il portavoce del nostro Ministero per gli Affari Esteri ha provato a manipolare i fatti e a renderli una barzelletta e noi credevamo davvero che tutto ciò che si diceva su azioni militari future erano “pettegolezzi degli americani”. Non sapevamo della guerra che veniva pianificata, che non possiamo nemmeno chiamare “guerra” (per via di una responsabilità amministrativa).

Ora seguo le vicende da fonti russe, italiane, tedesche e americane. I media occidentali e americani si copiano l’uno con l’altro usando le stesse dichiarazioni e immagini. Come ci si poteva aspettare, ci sono una miriade di fake news sia nei media russi che in quelli occidentali. Provo a cercare i media russi indipendenti ma purtroppo questi rimangono attivi solo nei canali Telegram. Le due parti sono poli opposti: le notizie non corrispondono, spesso non hanno nulla in comune; ognuna copre solo i fatti (o le fake news) che considera vantaggiosi.


Molti russi hanno protestato contro la guerra. Ci sono differenze generazionali in Russia su come il conflitto viene vissuto?


Sì, ci sono queste differenze. Decenni di propaganda russa e di proibizione di mass media alternativi o controcorrente hanno un effetto: i nostri genitori (persone con più di 40-50 anni) si fidano della TV e delle

autorità. Al contrario, le giovani generazioni provano a pensare in maniera indipendente, in modo più globale e critico. Il modo migliore che hanno per farlo è ragionare individualmente e non guardare la TV. Comunque è pericoloso andare alle proteste in Russia per via delle manganellate della polizia e perché è un reato (la corte può confezionare una responsabilità penale per i partecipanti fino a 20 anni di prigione, specialmente se una persona fa donazioni per aiutare l’Ucraina). C’è qualcosa di eroico in quello che fanno queste persone.


Che ruolo ricoprono le risorse del Donbass nell’economia della Russia?


Il Donbass (come la Crimea) adesso è una regione a regime agevolato. Dal punto di vista economico sembra inutile. Le persone vivono in condizioni di povertà molto maggiori rispetto ai russi e agli ucraini. Dopo il raggiungimento della loro indipendenza, queste subiranno ancora un declino, perché nessun Paese al di fuori della Russia le riconoscerà. Il destino delle repubbliche non riconosciute è pessimo, è un fatto noto.


Come pensi saranno le relazioni tra l’Occidente e la Russia dopo questa guerra? Pensi che ritorneremo a uno scenario simil Guerra fredda?

Molto probabilmente le relazioni diplomatiche rimarranno fredde. A causa di ciò l’economia russa dovrà ricominciare da capo, perché non potrà più basarsi unicamente sulle risorse naturali. Spero che questa crisi aiuti la Russia a liberarsi dal giogo delle risorse, ma non sono sicura, perché ad oggi il nostro è uno Stato di illegalità e illogicità. La situazione è imprevedibile e incontrollata.


Visti i segnali di apertura da parte di Kiev, cosa pensi che la Russia voglia ottenere dalle negoziazioni con l’Ucraina?


Prima di tutto, le autorità russe vogliono che l’Ucraina rispetti gli accordi di Minsk. In secondo luogo, immagino, la Russia punta a un Donbass più autonomo, con un'amministrazione filorussa in grado influenzare il governo ucraino, per creare di fatto uno "Stato satellite".


Queste regioni potrebbero avere potere di veto, primariamente sulle decisioni politiche domestiche. Ovviamente l’Ucraina non vuole questo.

Il presidente russo si aspettava una guerra da vincere velocemente, una guerra-lampo, ma qualcosa è andato storto. Quasi un mese di scontri, l’economia al tracollo, un possibile default, perdita di fiducia nel presidente. Mi auguro che la gente cominci a capire che lo Stato russo debba essere ricostruito.