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  • Immagine del redattoreGiulio Ardenghi

Il filosofo della libertà: perché al Cremlino piace Berdjaev? (pt.1)


I ricchi vessano i poveri, poi i poveri uccidono i ricchi. La storia umana è una terribile commedia. [1]


Chi ha dedicato un po’ di tempo a studiare la figura del Presidente russo Vladimir Putin sa bene che costui ha sempre avuto un debole per la filosofia, in special modo quella dei grandi autori del suo Paese. Per questo motivo, Putin è consapevole che ci sono dei valori ben definiti su cui può fare leva per parlare con il suo popolo, e che ci sono anche dei valori che, se gioca bene le sue carte, può diffondere.


È per questo motivo che è stato ideato il cosiddetto cofanetto Putin. Si tratta di tre libri che Vladimir Vladimirovic ha regalato a tutti i governatori regionali russi nel 2017. Essi sono: I nostri doveri di Ivan Il’in, La giustificazione del bene di Vladimir Solov’ev e La filosofia della disuguaglianza di Nikolaj Berdjaev.


Le prime due opere elencate sono, in realtà, abbastanza prevedibili. Il’in sembra essere in assoluto il pensatore preferito di Putin, mentre Solov’ev è considerato dalla maggior parte degli studiosi come il massimo filosofo russo. Come mai inserire anche Berdjaev in tutto ciò? Per provare a dare una risposta occorre dire qualcosa in più sull’autore in questione.


Nikolaj Aleksandrovic Berdjaev è una delle figure principali della cosiddetta rinascita religiosa russa, una corrente di pensiero quantomai eterogenea e portata avanti da autori provenienti dalle professioni e dagli studi più svariati, il cui scopo ultimo era quello di portare a una nuova visione cristiana delle scienze, della filosofia e di tutti i rami del sapere. Egli è stato definito romantico, liberale, reazionario, anarchico, democratico, aristocratico, socialista e chi più ne ha più ne metta. Sono tutte ideologie con cui il filosofo russo ha qualcosa in comune. Sono anche ideologie che Berdjaev ha criticato aspramente e a più riprese. Questo non è casuale, poiché il pensatore in questione ha sempre rifiutato di prendere parte a una scuola filosofica o di aderire a una qualsivoglia corrente di pensiero stabilita da altri. Anche se si definiva un filosofo esistenziale, Berdjaev ribadiva spesso di essere giunto alle sue conclusioni autonomamente, anche perché lesse relativamente tardi Kierkegaard e iniziò la sua carriera filosofica ben prima di Heidegger, Sartre etc.


C’è un tema fondamentale su cui tutta la filosofia e le opere di Berdjaev sono basate: quello della libertà. A onor del vero, si può dire che anche la sua vita è quella di un uomo sempre pronto a difendere la sua libertà anche al punto da entrare spesso in conflitto con le autorità dominanti.

Berdjaev nacque nei pressi di Kiev nel marzo del 1874 da una famiglia proveniente dall’aristocrazia militare zarista. Ricevette un’istruzione di alto livello, e imparò da piccolo a parlare in francese e tedesco. Da studente fu vicino al marxismo, e per questo venne arrestato e mandato al confino a Vologda, anche se per un periodo relativamente breve. Più avanti abbandonò quest’ideologia e riscoprì l’importanza della religione ortodossa, che giocherà un ruolo cruciale nella sua vita e nella sua filosofia fino alla fine, ma fin da subito entrò in conflitto con gli ambienti ecclesiali russi per una varietà di ragioni, etiche ancor prima che teologiche, e si trovò ben presto imputato per blasfemia. Ciò che impedì alle autorità di sottoporlo a processo fu la Rivoluzione, anche se un pensatore profondamente cristiano come Berdjaev non poté certo trovare pace sotto un regime nemico della religione come quello bolscevico.

I sovietici furono colpiti dal coraggio e dalla passione con cui Berdjaev manifestava le sue opposizioni al bolscevismo, tuttavia il pensatore fu ben presto messo sulla famosa “nave dei filosofi” del 1922. Berdjaev e tanti altri autori vennero esiliati, e lui trascorse un breve periodo in Germania prima di trasferirsi stabilmente a Parigi, dove morì nel 1948.


Secondo Berdjaev, il mondo greco aveva una visione parziale della libertà dell’uomo: in questo contesto, la libertà è solo razionale [2], cioè incentrata sulla vittoria sulle passioni e vista come un obiettivo da raggiungere. È stato il cristianesimo a introdurre anche la libertà irrazionale, cioè la prerogativa dell’uomo di poter scegliere tra il bene e il male. Il problema è che, nonostante ciò, anche il pensiero cristiano antico ha sempre teso a preferire di gran lunga la libertà razionale rispetto a quella irrazionale. In questo contesto, solo san Gregorio di Nissa fu in grado di intravedere tutta la portata della libertà dell’uomo.

Ma tutto ciò non è ancora sufficiente. È anche necessario tenere conto dei teosofi tedeschi, del pensiero russo e di autori come Dostoevskij per iniziare a capire da quali basi Berdjaev decise di partire. La libertà è al contempo la più elevata condizione dell’uomo, la sua più grande conquista, e la sua massima tragedia. Essa porta tanta grandezza quanta sofferenza, eppure è ciò che l’uomo è spiritualmente chiamato a perseguire. Secondo Berdjaev, la libertà non consiste nella semplice soddisfazione del capriccio di fare qualunque cosa si voglia. Piuttosto, essere liberi significa essere creatori, essere in grado di determinare noi stessi senza che le regole religiose, morali o politiche lo facciano al posto nostro.

Detto con le sue parole, “la libertà non ha sacre scritture”. [3]


Molto interessante è il suo commento alla celebre Dialettica servo-signore di Hegel. A Berdjaev non interessava tanto analizzare come servo e signore conoscono loro stessi nel confronto con l’altro, ma inserire un terzo personaggio: l’uomo libero. Secondo il filosofo russo, se l’elemento del signore è il dominio, allora egli stesso è tanto schiavo della necessità quanto il servo. Il signore di Hegel non determina se stesso e non crea niente, ma si limita a subire le dinamiche del mondo esteriore e oggettivo, anche se in modo diverso dal servo. Solo l’uomo libero può ergersi al di sopra di ciò. [4]


È proprio una visione così radicale della libertà che porta il giovane Berdjaev a elaborare la sua Filosofia della disuguaglianza. Si tratta di un libro scritto nel 1918, all’indomani della rivoluzione bolscevica, e la rabbia del suo autore per questo evento catastrofico traspare da ogni pagina. Contro l’omologazione della società propugnata da alcune delle principali dottrine politiche (liberalismo, democrazia, comunismo etc.) Berdjaev afferma con forza che le persone, per poter esercitare al meglio la loro libertà creatrice e la loro unicità, hanno bisogno di una società gerarchicamente complessa. L’aristocrazia è prima di tutto una condizione spirituale, ma ad essa deve corrispondere anche un ruolo politico e sociale se vogliamo costruire una società di uomini liberi. Le ideologie contro cui il filosofo si scaglia, in special modo il comunismo, si avvalgono del consenso delle masse e instillano nel popolo un sentimento di offesa e di vendetta nei confronti di chi sta più in alto di loro. Solo che, una volta preso il potere, anche loro instaurano un governo dei pochi sui molti. È normale, secondo Berdjaev la storia è sempre andata così. Con le sue parole:

"Di fatto, esistono solo due tipi di potere, l’aristocrazia e l’oclocrazia, il governo dei migliori o il governo dei peggiori. Ma sempre, in ogni caso, prevalgono i pochi: questa è l’irrefutabile legge di natura." [5]

Anche se il Presidente Putin non rivendica per sé una condizione di aristocratico, si può certamente vedere come un libro come quello appena descritto possa essergli utile per convincere i russi che un Paese dai valori così forti come il loro abbia bisogno di un’impostazione gerarchica per raggiungere la grandezza a cui è chiamato.

Nonostante ciò, il pensiero di Berdjaev non si esaurisce con la sua apologia dell’inuguaglianza. L’autore fu in grado di progredire molto come filosofo, e anche le sue idee politiche e sociali cambiarono. Nel prossimo articolo cercherò di spiegare come.

Fonti:

[1] N.A. Berdjaev, Schiavitù e libertà dell’uomo: saggio di filosofia personalista (trad. Enrico Macchetti), Bompiani, Milano 2010. p. 545 [2] N.A. Berdjaev, The metaphysical problem of freedom, “Put” n°9 (gennaio 1928), pp. 41-53, http://www.berdyaev.com/berdiaev/berd_lib/1928_329.html [3] N.A. Berdjaev, The meaning of the creative act, Semantron Press, San Rafael (CA) 2009 [4] N.A. Berdjaev, Schiavitù e libertà, cit. pp. 185-187 [5] N.A Berdjaev, Filosofia della disuguaglianza: lettere ai miei nemici, La casa di Matriona, Milano 2014. p. 139


Fonte immagine di copertina: Russia Beyond


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