• Matteo Cardia

Il giornalismo come termometro della libertà




Fermarsi, osservare, ascoltare, riflettere, scrivere. E non solo. Perché il giornalismo oggi prende continuamente forme diverse ma incarna un unico obiettivo: quello di informare. Tutto però passa dalle mani e dagli occhi di chi il mondo lo guarda per gli altri, dalla fiducia che si ha in loro e dalla possibilità di poter raccontare tutto, senza che qualcuno o alcuni lo impediscano. La libertà è una sostanza non tangibile e proprio per questo, l’unico modo esistente per misurarla è il lavoro dei giornalisti. Un lavoro che si trasforma spesso in una missione di vita.


Sguardo largo


Il 3 maggio è la data scelta per celebrare la libertà di stampa in tutto il mondo. Una festa che si celebra dal 1993, anno in cui arrivò il definitivo voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La giornata è nata su iniziativa dell’Unesco, anche se l’agenzia fu spinta dal lavoro di un gruppo di giornalisti africani che nel 1991, proprio il 3 maggio, firmò la Dichiarazione di Windhoek, documento in cui si chiedeva una stampa libera, indipendente e pluralista. [1] Negli ultimi trent’anni il mondo del giornalismo è totalmente cambiato: dal rafforzamento dei network televisivi privati, passando per l’avvento e la conferma di internet, fino allo sviluppo del racconto via podcast e all’impatto del citizen journalism, il lavoro si è arricchito di linguaggi senza però perdere di vista l’obiettivo finale, quello di informare e di rendere consapevole l’opinione pubblica. Sembrano essere aumentati ancora di più però anche i pericoli, come dimostrato anche da numerose inchieste come quella sul software spionistico Pegasus [2], e i numeri della ONG Reporters Sans Frontieres lo confermano ancora una volta. Nell’annuale classifica sulla libertà di stampa, su 180 Paesi analizzati, il 73% ha al suo interno situazioni molto gravi, difficili o problematiche per la professione giornalistica. [3] Un contesto creato, oltre che da governi repressivi, anche da una polarizzazione dei media che crea frammentazione sia tra diversi Paesi che all’interno dei contesti locali, in cui i toni accesi creano profonde faglie tra la popolazione. [4] Nelle ultime tre posizioni della classifica di RSF ci sono Iran, Eritrea e Corea del Nord, ma spiccano nelle ultime ventotto posizioni - quelle occupate da stati con i peggiori punteggi - Paesi come Cina, Egitto, Russia, Afghanistan, Arabia Saudita e Azerbaigian. Restringendo la classifica ai soli paesi UE, le ultime tre posizioni sarebbero occupate rispettivamente da Malta (78), Ungheria (85) e Bulgaria (91), Paesi al centro già delle critiche delle stesse istituzioni di Bruxelles negli ultimi anni per aver limitato il campo di azione dei propri media, anche con la forza (vedasi il caso della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia).[5] [6] Dall'altra però, il podio è tutto scandinavo, con la Norvegia in vetta, seguita da Danimarca e Svezia. Quarantaduesima piazza in classifica, invece, per gli Stati Uniti, che risalgono di posizioni rispetto al 2021 nonostante il caso Assange. [7]


E l’Italia?


Il sistema informativo italiano non gode di ottima salute secondo le ricerche della ONG francese. Il Bel Paese si attesta al cinquantottesimo posto nella classifica della libertà di stampa, ben diciassette posizioni più giù che nel 2020, quando l’Italia si attestava al quarantunesimo posto. Il quadro italiano non è inquinato dall’assenza di libertà, ma dai diversi tipi di insicurezze che spesso caratterizzano la vita lavorativa di cronisti e croniste.

L’assenza di sicurezza contrattuale, lo sfruttamento negativo della figura del freelancer, un equo compenso spesso non garantito e il pericolo delle querele, creano i presupposti per quella che la ONG definisce un'autocensura, un modo per cercare di mettersi al riparo sia dalla perdita eventuale del lavoro ma anche, in alcuni casi, della propria incolumità e quella dei propri cari. Ad oggi sono venti i cronisti che vivono sotto scorta: un numero molto alto, nonostante una lieve diminuzione rispetto al 2020, che testimonia come a tutti i livelli - dai giornali nazionali alle televisioni locali - quella del giornalista sia una figura sempre più esposta ad alti rischi.[8]


La pandemia e la guerra in Ucraina hanno rimesso in luce l’importanza del racconto giornalistico come servizio alla cittadinanza, come sforzo continuo per raccontare la realtà e le sue diverse sfaccettature. Anche quello del giornalismo non è un mondo perfetto, così come quello in cui viviamo. Il potere di una penna, di un carattere di tastiera, di una foto o delle immagini che si susseguono però rimane immenso. Perché il giornalismo è l’unica scintilla che può far accendere una luce anche dove il buio sembra regnare incontrastato.


Fonti:


[1] La Redazione, World press freedom day, Unesco, https://en.unesco.org/commemorations/worldpressfreedomday

[2] Matteo Cardia, Pegasus, l’arma dei regimi illiberali contro attivisti e giornalisti, TocToc Sardegna, 12 agosto 2021, https://www.toctocsardegna.org/post/pegasus-l-arma-dei-regimi-illiberali-contro-attivisti-e-giornalisti-1

[3] La Redazione, Giornata mondiale della libertà di stampa: i dati 2022 di RSF. Italia al 58esimo posto, Skytg24, 3 maggio 2022, https://tg24.sky.it/mondo/2022/05/03/giornata-mondiale-liberta-stampa-dati-2022

[4] La Redazione, RSF’s 2022 World Press Freedom Index : a new era of polarisation, Reporteres Sans Frontieres, 3 maggio 2022, https://rsf.org/en/rsfs-2022-world-press-freedom-index-new-era-polarisation

[5] Classifica libertà di stampa,Reporteres Sans Frontieres, https://rsf.org/en/index

[6] Nello Scavo, Malta. La commissione d'inchiesta: «Daphne Caruana fu uccisa dallo Stato», Avvenire, 31 luglio 2021, https://www.avvenire.it/mondo/pagine/caruana-uccisa-dallo-stato-malta-silenzi-e-complicita

[7] La Redazione, Annullare le accuse contro Julian Assange, Amnesty International, https://www.amnesty.it/appelli/annullare-le-accuse-contro-julian-assange/

[8]LaRedazione,RSF - Italy, Reporters Sans Frontieres, https://rsf.org/en/country/italy