• Francesca Deiana

Il Regno Unito riapre: tutto merito della Brexit?


Da qualche settimana il Regno Unito ha registrato un drastico calo di contagi e morti da coronavirus: circa 3000 contagi e circa dieci morti al giorno e da lunedì 12 aprile si potrà tornare a una situazione molto vicina alla normalità.


Il piano ideato da Boris Johnson a fine febbraio prevede la suddivisione in quattro fasi, ciascuna delle quali della durata di cinque settimane: il 21 giugno il Regno Unito dovrebbe tornare alla vita pre-Covid.

  • La prima fase è iniziata lo scorso 8 marzo con la riapertura delle scuole; da tale data i pazienti delle case di riposo possono ricevere la visita di una persona ed è permesso incontrare una persona all’aria aperta. Tre settimane dopo, a partire dal 29 marzo, è ricominciata l’attività degli sport all’aperto che non coinvolgono più di due persone, come il tennis e il golf, ed è permesso vedere non più di sei persone.

  • La seconda fase inizierà lunedì 12 aprile ed è prevista la riapertura di tutti i negozi non essenziali, dei parrucchieri, dei musei, delle biblioteche, degli zoo, dei parchi divertimento e di palestre e piscine. Riapriranno anche bar, pub e ristoranti con tavoli da massimo sei persone. I partecipanti per i matrimoni potranno passare dal numero massimo di 6 al numero massimo di 15.

  • L’inizio della terza fase è previsto per il 17 maggio e decadrà la “regola dei 6” ma solo all’aperto: nei luoghi esterni si potrà stare in gruppi relativamente ampi purché non si superino i trenta componenti; per quanto riguarda gli incontri in casa e nei luoghi chiusi continuerà a valere la “regola dei 6”. In questa data dovrebbero riaprire anche bed and breakfast e hotel e cinema e teatri ma al 50% della capienza; è prevista anche la riapertura degli stadi a un numero massimo di 10 mila persone; saranno concessi anche i viaggi all’estero: ad ora, infatti, è consentito lasciare il Regno Unito soltanto per viaggi di lavoro o comprovate esigenze.

  • La quarta ed ultima fase dovrebbe iniziare il 21 giugno; in questa data dovrebbero addirittura decadere le misure di distanziamento sociale e riaprire le discoteche. Si continuerà tuttavia a consigliare l’utilizzo della mascherina.


Un tale risultato è stato possibile grazie a un lockdown rigidissimo che ha coinvolto gli inglesi per quasi tutto l’inverno e una campagna vaccinale che, guardata in superficie, appare come una macchina da guerra o, per citare il Primo Ministro inglese Boris Johnson, “(…) La più grande mobilitazione di massa d’oltremanica dalla Seconda Guerra Mondiale”. Ad oggi, sono state somministrate in tutto il Regno 30 milioni di dosi e 5 milioni di persone hanno ricevuto anche la seconda dose del vaccino, che nella maggior parte dei casi è stato il chiacchieratissimo Oxford/AstraZeneca. Una tale rapidità è stata possibile anche grazie una variazione delle somministrazioni: la seconda dose del vaccino AstraZeneca dovrebbe essere somministrata al paziente a ventuno giorni di distanza dalla prima; la Gran Bretagna ha somministrato la seconda dose a circa ventotto giorni di distanza dalla prima, in modo da poter iniettare quante più dosi a quante più persone possibili e al tempo stesso acquisendo un discreto vantaggio sulle tempistiche necessarie all’approvvigionamento.


Il Governo e diversi osservatori hanno attribuito il successo della campagna vaccinale all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, ufficializzata il 1 gennaio 2021. Tra loro c’è David Frost, ex capo dei negoziatori britannici sulla Brexit, che ha dichiarato al New York Times come “(…) la Brexit ha dato al Regno Unito la possibilità di tornare ad essere un Paese in grado di gestire i problemi” e che “(…) l’Unione Europea aveva un effetto stordente sulla capacità decisionale inglese”. L’uscita dall’Unione Europea ha senza dubbio permesso al Regno Unito di poter acquistare dosi vaccinali di AstraZeneca molto prima di tutti gli altri Paesi dell’Unione, che, invece, hanno dovuto aspettare il parere dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) prima di poter procedere con le somministrazioni ed è altrettanto vero che essere uno Stato parte dell’Unione fa sì che alcuni processi risultino più lenti; in questo caso, però, la macchinosità del processo di approvazione di nuovi vaccini va di pari passo con una maggiore tutela della salute dei cittadini UE.


Per avere un quadro più completo sulla questione vaccini nel Regno Unito e per capire se effettivamente la Brexit abbia costituito un vantaggio è opportuno essere a conoscenza di due questioni: la prima è che il Governo britannico ha finanziato i laboratori di Oxford con miliardi di sterline per la ricerca sui vaccini e la seconda è che il Regno Unito ha potuto contare non solo sulle dosi prodotte sul territorio inglese (e indiano) ma anche su quelle prodotte negli stabilimenti presenti sul territorio dell’Unione Europea. Si parla di 10 milioni di dosi esportate dall’UE a Londra, ma 0 da Londra ai Paesi dell’Unione, nonostante in territorio inglese sorgano due stabilimenti produttori del vaccino Oxford/AstraZeneca. Una questione così spinosa ha creato la necessità di raggiungere un accordo basato su reciprocità e proporzionalità ed equamente vantaggioso per il Regno Unito e l’Unione Europea, fortemente richiesto dalla Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Layen che si era detta pronta ad usare ogni strumento per ottenere reciprocità.


Gli esiti della Brexit saranno visibilmente chiari soltanto tra qualche anno e lungi da noi essere autori di pronostici catastrofici sul futuro della Gran Bretagna, ma guardando i dati emerge come il successo della campagna vaccinale dipenda dall’Unione Europea molto più di quanto appaia superficialmente.


Fonti:

[1] Antonello Guerrera, Dai concerti alla fine del distanziamento: ecco il piano di Johnson per tornare alla normalità post Covid, Repubblica, 21 febbraio 2021, https://www.repubblica.it/esteri

[2] Come ha fatto il Regno Unito, il Post, 28 marzo 2021, https://www.ilpost.it/

[3] UK-vaccini: anche i ricchi piangono?, ISPI, 18 marzo 2021,

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/uk-vaccini-anche-i-ricchi-piangono

[4] Francesca Basso, Export vaccini, al via il «meccanismo» rafforzato per bloccarlo. Ue e Gran Bretagna raggiungono un’intesa, Corriere della Sera, 25 marzo 2021, https://www.corriere.it/esteri/