• Barbara Alba

Il Soffitto di Cristallo: un confine (quasi) invalicabile


La Violenza sulle donne, nell’immaginario comune, è una violenza fisica che ha luogo in un ambiente familiare, in cui la donna è costretta a subire umiliazioni e soprusi. Tutto questo è certamente vero, la violenza fisica è la più diffusa a livello mondiale, con un tasso di mortalità femminile del 58% (dati Unodc Global study on homicide2018), legato all’aggressione del partner o di un ex partner.Ma la violenza ha molte forme e una fra queste è la disparità di genere all’interno del luogo di lavoro e nelle istituzioni. Questa disparità ha radici lontane, che sono diventate parte della società, per cui le donne, nel 2020, si ritrovano ancora in media a ricoprire ruoli e cariche meno importanti, sia nelle Istituzioni che nella società in genere.

Nonostante questo problema sia mascherato da una presenza, spesso maggioritaria, delle donne in settori qualificati, quali la sanità e l’istruzione, le criticità sono molte e si dispiegano in una serie di stereotipi e pregiudizi, che impediscono alle donne di raggiungere avanzamenti di carriera o di colmare il gap retributivo esistente tra loro e i colleghi di sesso maschile, penalizzate anche dalla conciliazione tra le responsabilità familiari e la vita professionale.

Rispetto al passato è stata fatta molta strada, questo grazie all’impegno delle Istituzioni, in particolare all’Onu, che nel 1995 con la Conferenza di Pechino ha promosso l’empowerment delle donne in posizioni di potere, con l’auspicio di una maggiore partecipazione delle stesse nelle Istituzioni di governo e conseguentemente nei processi decisionali.

Dal 1995 ad oggi, sono stati fatti grandi passi avanti, ma c’è ancora molta strada da fare e bisogna agire in fretta, in collaborazione con i singoli stati, perché continuino a implementare misure a sostegno della parità di genere e della eradicazione della violenza, in accordo con la Convenzione Onu, così come risulta dal Report Cedaw annuale del 2019. Se focalizziamo l’attenzione sull’Italia vediamo che, come sottolineato da ODM Consulting, il gap retributivo in Italia esiste e si aggira intorno al 5,5% tra i laureati e all’8% tra i diplomati.

Sulla carta la legge non ammette disparità retributiva, pertanto ciò che genera la differenza è la variazione di inquadramento, per cui le donne in media vengono inquadrate in categorie inferiori e hanno minori possibilità di ricevere una promozione.

La disuguaglianza salariale è dovuta anche a una maggiore presenza delle donne nei posti part-time (secondo i dati Istat del 2019, il 73,4% dei lavoratori a tempo parziale sono donne), e alla dinamica, cosiddetta, del soffitto di cristallo, per cui c’è un freno alla scalata professionale, con una percentuale di donne inferiore rispetto ai colleghi di sesso maschile che ricoprono incarichi di livello apicale ( secondo ODM Consulting solo il 32% dei dirigenti oggi è una donna). Secondo i dati rilevati possiamo concludere che la violenza di genere deriva da un dato fortemente culturale, in base al quale le donne sono percepite come inferiori, incapaci rispetto agli uomini di ricoprire incarichi di potere e questo investe tutti gli ambiti della società e della sfera della persona, dalle Istituzioni al lavoro, così come la sfera affettiva, per cui gli uomini si sentono autorizzati a prevaricare le mogli, compagne e colleghe, solo in quanto donne. La soluzione, come al solito, è la cultura e non si potrà prescindere da un lavoro che integri l’impegno della scuola e delle istituzioni per estirpare definitivamente questo fenomeno dalla portata mondiale.