• Victoria Atzori e Alessandro Manno

L’Afghanistan novanta giorni dopo l’arrivo dei talebani

“They are just alive”


Fare giornalismo, informazione, anche ad un livello piccolo come il nostro richiede tra le tante cose una verifica delle fonti, un confronto tra quello che viene riportato dalle varie agenzie e ciò che accade realmente nei territori.

Parlando della crisi umanitaria che ha colpito l’Afghanistan, a cui abbiamo dedicato una puntata speciale della nostra trasmissione (che potete trovare qui [1]) e un lungo reportage (se ve lo siete perso vi perdoniamo e vi diamo l’opportunità di leggerlo qui [2]), abbiamo chiesto varie volte a chi stava ancora nel Paese la propria situazione avvalendoci della mediazione di chi più di 90 giorni fa è effettivamente riuscito a lasciare l’Afghanistan.

Le risposte sono sempre molto frammentate e spesso si risolvono, come in questo caso, in un tremendo: “They are just alive”, che possiamo tradurvi con un “Sono vivi, a malapena”.

Un messaggio che colpisce dritto alla bocca dello stomaco e ci obbliga moralmente a continuare a raccontare quello che in questi giorni accade in Afghanistan, con la volontà di non lasciare quella parte di mondo senza più un filo di luce, per tutti coloro che si trovano in una situazione che non avrebbero mai voluto vivere e anche per tutti i giornalisti e le giornaliste afghani che rischiano ogni giorno la loro vita per far sì che ciò che sta succedendo non cada nell’oblio.


Un quadro caotico

Sono passati ormai tre mesi da quando i talebani sono arrivati a Kabul, eppure, nonostante si parli sempre meno di ciò che accade in Afghanistan, ancora tantissime persone vivono in una situazione di costante terrore, a cui si aggiunge anche una situazione economica che peggiora di giorno in giorno.

Il 15 agosto 2021 è una data che il popolo afghano non dimenticherà mai: da quel giorno le loro vite sono cambiate drasticamente. Dopo la caduta del governo tantissime persone hanno perso il lavoro e la povertà dilaga su tutto il territorio. L’apparato amministrativo è stato distrutto, tantissime imprese e fabbriche sono state costrette a chiudere a causa del calo delle importazioni di materie prime e delle restrizioni sui prelievi bancari e le donne non possono più né lavorare né andare a scuola. Disperazione e fame che hanno così portato tantissime famiglie a vendere i propri figli per 500 dollari, anche solo per poter comprare del pane e sopravvivere. [3]


È evidente che, a migliaia di chilometri dal Vecchio Continente, si sta consumando una tra le crisi umanitarie più gravi di tutti i tempi.

Mentre i talebani organizzano parate militari a Kabul con elicotteri e carri armati, le ambulanze rischiano di dover interrompere il loro servizio a causa della mancanza di carburante. [4]

Un infermiere del Wazir Mohamad Akbar Khan National Hospital, intervistato da France 24, ha affermato che nell’ospedale mancano medicine, energia elettrica e acqua per poter curare i pazienti. [5]

Con l’arrivo dell’inverno, 23 milioni di persone dovranno non solo far fronte alla fame, ma anche all’abbassamento delle temperature che travolgerà l’intero territorio e si stima che circa un milione di bambini rischiano di morire di fame e di freddo. [6]


Nel frattempo la situazione dei diritti umani nel Paese è sempre più drammatica. Ciò che salta di più all’occhio è stato il repentino cambiamento dello stile di vita delle donne afghane soprattutto nelle grandi città come Herat e Kabul: non possono più frequentare la scuola secondaria, sono state escluse dalla maggior parte dei luoghi di lavoro ed è stato vietato persino fare sport. Per uscire di casa devono indossare il burqua, che copre il loro corpo dalla testa ai piedi, e oltretutto devono essere sempre accompagnate nei luoghi pubblici da un mahram (parente stretto, padre o marito). [7] Oltretutto, le donne che vogliono frequentare l’università privata sono costrette a indossare il abaya – lungo camice nero che copre tutto il corpo, eccetto la testa - e il niqab, un velo che copre l’intero corpo della donna, compreso il volto. [8]

Lo scorso 8 novembre, i corpi di quattro donne, tra cui anche quello di Frozan Safi, attivista per i diritti delle donne e docente universitaria, sono stati ritrovati senza vita. Da quanto si apprende, Frozan Safi cercava disperatamente un modo per fuggire dal Paese perché sapeva di non essere più al sicuro; due settimane prima del ritrovamento del corpo era uscita di casa convinta di incontrare qualcuno che potesse aiutarla, ma non ha fatto più rientro a casa e da quel momento sono iniziate le ricerche. L'attivista è stata uccisa a colpi di arma da fuoco che le hanno completamente sfigurato il volto, motivo per il quale il riconoscimento è avvenuto soltanto attraverso gli indumenti, mentre le altre tre ragazze non sono state ancora identificate. [9]


Quello di Frozan Safi è solo un esempio di come attiviste, attivisti, giornaliste e giornalisti siano ancora nel mirino dei talebani, così come le loro famiglie.


Proteste a Kabul | Fonte foto: Reuters

Tuttavia, è grande la forza delle donne afghane che hanno deciso di non arrendersi alle regole imposte dei talebani e continuano a organizzare proteste con la speranza di poter tornare a studiare.

Lo scorso 15 ottobre, Sotooda Forotan – ragazza di 15 anni – ha lanciato un importante appello dicendo: “Oggi, come rappresentante delle ragazze, voglio lanciare un messaggio che proviene dai nostri cuori. Sappiamo che Herat è una città della conoscenza… perché allora le scuole devono restare chiuse per le studentesse?”.

In breve tempo il video del suo discorso era diventato virale sui social e ha riacceso le proteste contro il divieto all’educazione femminile. Ora, probabilmente anche grazie all’appello lanciato, a Herat si intravede un bagliore di luce in quanto le scuole secondarie e superiori sono state riaperte anche per le ragazze. Purtroppo non si tratta di una decisione che riguarda anche il resto del paese, ma è un passo importante che dà la possibilità a 5 mila studentesse di riprendere a studiare. [10]


La difficile situazione dei diritti civili, però, non è l’unico problema che attualmente affligge l’Afghanistan, rimasto intrappolato in una spirale di violenza che non si è affievolita neanche dopo la presa del potere dei Talebani.

A Nangarhar il 12 novembre, c’è stato un attacco terroristico in una moschea nella zona di Spin Ghar, che ha causato circa 15 morti e 3 feriti. [11] Dieci giorni prima, il 2 novembre, è avvenuto un attacco contro il più grande ospedale militare a Kabul [12] e il 15 ottobre l’IS-K ha effettuato un attentato suicida contro una moschea a Kandahar.

Lo scorso 13 novembre è stata fatta esplodere una bomba su un mini-bus e Hamid Seighani, noto giornalista che lavorava per l’Ariana Television, ha perso la vita. L’autista del pullman ha affermato che a un certo punto qualcuno si è avvicinato in modo sospetto e pochi minuti dopo è avvenuta l’esplosione sul retro del pullman. [13]


E l’Italia?

Il 4 novembre il nostro Ministero dell’Interno ha firmato un protocollo d’intesa per l’accoglienza di 1200 migranti afgani che attraverso il Pakistan e l’Iran raggiungeranno il Paese tramite dei corridoi umanitari. A farsi carico dell’accoglienza dei migranti saranno la Caritas (300 persone), la Comunità di S. Egidio (200 persone), la Tavola Valdese (200 persone) e l'Arci (100 persone), mentre il Ministero dell’Interno gestirà l’accoglienza delle rimanenti 400 persone e delle spese del trasporto aereo necessarie per raggiungere l’Italia.

Un piccolo passo e un piccolo gesto per provare a dare un aiuto concreto in quella parte di mondo che lentamente sta uscendo dalle pagine dei giornali, mentre l’attenzione dell’Unione Europea si sta concentrando al confine con la Polonia dove da settimane migranti, provenienti anche dall’Afghanistan sono usati come “arma” per provocare tensioni tra la Bielorussia, la Polonia e l’intera UE. [14]


Uno spettacolo indegno per l’Unione Europea [15] che ha sempre fatto del rispetto dei diritti umani un pilastro fondamentale della sua azione politica.

Uno spettacolo indegno di fronte alla disarmante semplicità di quel “they are just alive”, che ci porta tutti a pensare nuovamente come in fondo sia solo una questione di fortuna.

La fortuna di essere semplicemente nati da un’altra parte del mondo.


Fonti:

[1] TocToc Sardegna, Diretta Facebook,

https://www.facebook.com/ttcsardegna/videos/1078667329552688

[2] La Redazione, Speciale Afghanistan, TocToc Sardegna, 12 ottobre 2021, https://www.toctocsardegna.org/articles/categories/speciale-afghanistan

[3]Marjana Sadat, Giorni difficili: in Afghanistan si vendono le bambine, La Repubblica, 29 ottobre 2021, https://www.repubblica.it/dossier/esteri/racconti-afghani/2021/10/29/news/stanno_vendendo_le_bambine_afgane-324276226/

[4] Gibran Naiyyar Peshimam, Taliban hold military parade with U.S.-made weapons in Kabul in show of strength, Reuters, 14 novembre 2021, https://www.reuters.com/world/asia-pacific/taliban-hold-military-parade-with-us-made-weapons-kabul-show-strength-2021-11-14/

[5] Solène Chalvon-Fioriti, Shahzaib Wahlah, Sonia Ghezali, Afghanistan’s health system on the brink as Taliban confront a difficult winter, France 24, 8 novembre 2021, https://www.france24.com/en/asia-pacific/20211108-afghanistan-s-health-system-on-the-brink-as-taliban-confront-a-difficult-winter

[6] Elisabetta Moro, Questo inverno 1 milione di bambini afghani rischia di morire di fame e di freddo e non possiamo ignorarlo, Elle, 12 ottobre 2021, https://www.elle.com/it/magazine/a37933026/bambini-afghani-pericolo-talebani/

[7] Laura Aprati, Afghanistan, ritorno al passato: ecco i divieti imposti alle donne, RaiNews24, 10 settembre 2021

https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/afghanistan-donne-divieti-talebani-guerra-mussulmani-8607cda7-685c-48e9-bae9-fd7ccdf406cc.html

[8] Redazione AFP, Taliban order university women to wear face-covering niqab, France24, 5 settembre 2021, https://www.france24.com/en/live-news/20210905-taliban-order-university-women-to-wear-face-covering-niqab

[9] Zahra Nader and Amie Ferris-Rotman,

Women’s rights activist shot dead in northern Afghanistan, The Guardian, 5 novembre 2021, https://www.theguardian.com/world/2021/nov/05/womens-rights-activist-shot-dead-in-northern-afghanistan

[10] La Redazione, Afghanistan, riaprono le scuole per le ragazze a Herat, La Repubblica, 8 novembre 2021, https://www.repubblica.it/esteri/2021/11/08/news/herat_riaprono_le_scuole_per_le_ragazze-325569877/ [11] La Redazione, Afghanistan: Mosque in Nangarhar province hit by blast, Al Jazeera, 12 novembre 2021, https://www.aljazeera.com/news/2021/11/12/blast-at-mosque-in-afghanistans-nangarhar-province [12] La Redazione, Afghanistan: Deadly blasts, gunfire hit Kabul military hospital, Al Jazeera, 2 novembre 2021, https://www.aljazeera.com/news/2021/11/2/two-large-blasts-in-afghanistans-capital-kabul-at-waz [13] Ayaz Gul, Bus Bombing Kills Afghan Journalist, VOA News, 13 novembre 2021, https://www.voanews.com/a/bus-bombing-kills-afghan-journalist/6312111.html [14] Beda Romano, Migranti, in centinaia premono al confine tra Polonia e Bielorussia. Varsavia accusa Mosca, Il Sole 24 Ore, 9 novembre 2021 https://www.ilsole24ore.com/art/migranti-centinaia-premono-confine-polonia-e-bielorussia-AE6SYZv

[15] Barbara Formentin e Lorenzo Pucci, Un filo spinato sui valori europei: la crisi al confine tra Polonia e Bielorussia, TocToc Sardegna, 19 novembre 2021, https://www.toctocsardegna.org/post/un-filo-spinato-sui-valori-europei-la-crisi-al-confine-tra-polonia-e-bielorussia