• Matteo Monaci

L’immagine mobile dell'eternità: il viaggio nel tempo tra realtà e finzione

“Il tempo è un’illusione” - Albert Einstein

Quante volte ci è capitato di domandarci come sarà il mondo tra dieci, quindici o, perché no, tra cento o mille anni? E chi di noi non ha mai sognato almeno una volta di tornare indietro nel tempo e cambiare la propria vita, di recuperare un’occasione mancata, un amore perduto, immaginando un futuro lontano dall’infelicità del presente? Quanti di noi addirittura si sono spinti ancora più in là con la fantasia, immaginando di cambiare il corso della Storia alterando l’ordine degli eventi, magari impedendo l’ascesa al potere di Hitler o lo scoppio della Grande guerra?


L’occasione si presenta a un giovane professore di nome Jake Epping, protagonista dello straordinario romanzo di fantasia intitolato 22/11/63, nato dalla penna del celebre scrittore Stephen King, e dal quale è stata tratta l’omonima serie tv che vede James Franco nei panni del protagonista. Nella tavola calda del suo amico Al, Jake scopre infatti un varco temporale che conduce alle ore 11:58 del 9 settembre 1958 e che gli offre la possibilità di provare a salvare John F. Kennedy prima che venga assassinato a Dallas il 22 novembre del 1963 per mano di Lee Oswald, scongiurando così anche i tragici eventi seguiti alla sua uccisione. Il romanzo ci catapulta nella suggestiva atmosfera degli anni ’60, attraverso l’America spensierata di Elvis Presley e James Dean, ma anche segnata dalla segregazione razziale e dai timori della Guerra fredda. Con uno stile unico e inconfondibile, King è in grado di trasfondere emozioni, sogni, paure e speranze dei personaggi e della società dell’epoca. Ciò che più di tutto il libro sembra trasmettere al lettore è però l’amarezza, derivante dell’impossibilità di rivedere un giorno con i propri occhi ciò che fu il passato, ammirarne le meraviglie e rabbrividire di fronte alle inquietudini che traspaiono da quei giorni remoti.


È possibile viaggiare nel tempo? Il quesito ha a lungo ispirato numerosi autori che si sono cimentati nel genere fantascientifico dedicato ai viaggi nel tempo. Lo scrittore britannico Herbert G. Wells è considerato a tutti gli effetti il padre di questo filone letterario. Nel suo celebre romanzo intitolato La macchina del tempo, pubblicato nel 1895, Wells introduce infatti per la prima volta il concetto di viaggio nel tempo su mezzo meccanico, la cosiddetta macchina del tempo. Tempo che viene immaginato come una quarta dimensione dello spazio che va ad aggiungersi a lunghezza, altezza e larghezza, dando al viaggiatore la possibilità di muoversi attraverso di esso. Il protagonista è infatti in grado di viaggiare dalla Londra dell’età vittoriana verso il futuro, approdando nell’anno 802.701 d.C. Il romanzo rappresenta in realtà per l'autore, noto per le sue idee socialiste, un pretesto per muovere una critica sociale alle diseguaglianze prodotte dal sistema capitalistico che nel futuro da lui immaginato degenerano in una società composta da due gruppi differenti: gli Eloi, discendenti della classe borghese che vivono nell’agio, e i Morlocchi, discendenti degli operai sfruttati e asserviti ai primi, che vivono nelle viscere della terra, ma che di notte escono per nutrirsi degli stessi Eloi, fenomeno simbolo del tentativo di una rivoluzione proletaria.


All’opera di Wells seguirà il romanzo Le meraviglie del duemila, scritto da un altro autore visionario, l’italiano Emilio Salgari. Un libro in cui i protagonisti sono in grado di viaggiare dal 1903 al 2003 grazie al principio attivo di una pianta esotica e in cui si profetizza l’inquinamento atmosferico e l’invenzione della televisione e della plastica. Nel racconto di Ray Bradbury del 1952, Rumore di tuono, iniziano invece a porsi i problemi che possono derivare da un viaggio nel passato, in particolare a causa dell’alterazione degli eventi che può comportare conseguenze imprevedibili nel futuro. Nel corso di un safari nella Preistoria, infatti, un turista venuto dal futuro calpesta senza accorgersene una farfalla: un fatto che può apparire insignificante, ma che produrrà cambiamenti imprevedibili nel corso della Storia. Trattasi del cosiddetto “effetto farfalla”, principio su cui si fonda la teoria del caos, per cui condizioni iniziali producono grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema. È quanto emerge anche nella più famosa e amata saga cinematografica sui viaggi nel tempo, Ritorno al futuro, del regista Robert Zemeckis. Qui il giovane protagonista Marty McFly, viaggiando nel passato a bordo della macchina del tempo costruita dall’amico Doc, la celebre DeLorean, impedisce involontariamente che i suoi genitori si fidanzino dando vita al paradosso per il quale lui stesso non sarebbe mai nato.


Quello dei paradossi è un problema che spesso si ripropone nei viaggi nel tempo. Il più noto è forse quello della predestinazione, per il quale il viaggiatore nel tempo non è in grado di modificare la storia futura, poiché nel suo tentativo di alterare il passato finirebbe, intenzionalmente o meno, per modellare la storia così come è già stata. È quanto accade nel film Interstellar del regista Cristopher Nolan, in cui il protagonista, interpretato da Matthew McConaughey, viaggia attraverso un wormhole che era stato posizionato dagli uomini del futuro proprio per consentirgli di compiere quel viaggio. Secondo la teoria della protezione cronologica il "paradosso della predestinazione" non sarebbe altro che l’effetto di una forma di censura cosmica attuata dalla natura stessa, che impedirebbe a un eventuale viaggiatore del tempo di alterare una linea temporale chiusa. Questa tesi metterebbe tuttavia in discussione il principio del libero arbitrio e di autodeterminazione dell’uomo. A contrapporsi ad essa è la "teoria delle dimensioni parallele", secondo la quale esisterebbero tante copie del nostro mondo quante sono le possibili variazioni quantistiche delle particelle che lo compongono. In questo caso il viaggiatore sarebbe invece libero di alterare il corso degli eventi e ogni qualvolta lo facesse si muoverebbe in realtà da una dimensione all’altra in una serie di possibili varianti infinite, proprio come accade in Ritorno al futuro.


Cosa dice la scienza


La fisica ha a lungo escluso la possibilità di poter effettuare viaggi nel tempo e in particolare nel passato, essendo il tempo considerato come un parametro immutabile e unidirezionale. La rivoluzionaria Teoria della relatività, formulata da Albert Einstein agli inizi del Novecento, sembrerebbe tuttavia lasciar aperta questa possibilità, che vedrebbe il tempo come una quarta dimensione in cui è possibile muoversi. Se i fisici sembrano, almeno per adesso, ritenere impossibile un viaggio nel passato, non escludono invece che possano essere compiuti un giorno dei viaggi nel futuro attraverso il ricorso ai cosiddetti “wormhole”, delle gallerie spaziotemporali che consentirebbero di muoversi a velocità elevate pari a quella della luce. Vi sarebbero tuttavia numerose difficoltà tecniche, quali ad esempio la necessità di una quantità enorme di energia elettrica, superiore forse alla potenza elettrica mondiale.


Il viaggio nel tempo appare dunque ancora lontano; tuttavia l’uomo dispone ancora di una propria macchina del tempo: l’immaginazione, il sogno, il ricordo, che gli consentono di varcare i confini della realtà e del presente e di viaggiare oltre le frontiere dello spaziotempo. E chissà se saremo mai un giorno in grado di sfruttare quest’arma, nel futuro o, perché no, nel passato.

Fonti:

[1] Viaggi nel tempo, Wikipedia, https://it.wikipedia.org/

[2] James Gleick, Viaggi nel tempo, Codice edizioni, 2018

[3] Stephen King, 22/11/63, Pickwick, 2014

[4] Herbert G. Wells, La macchina del tempo,

[5] Emilio Salgari, Le meraviglie del duemila

[6] Ray Bradbury del 1952, Rumore di tuono

[7] Robert Zemeckis, Ritorno al futuro,

[8] Cristopher Nolan, Interstellar,


Fonte immagine di copertina: Wikipedia