• Emanuele Orrù

Uiguri: il popolo che Pechino non approva.


Kashgar è una cittadina dell’estremo Ovest della Cina, nella regione dello Xinjiang, che di cinese ha ben poco; rappresenta, da sempre, una delle spine nel fianco del governo cinese, una delle più fastidiose.


Da decenni ormai il governo cinese perseguita senza pietà e senza sosta la popolazione locale, gli Uiguri, solo perchè musulmani e non sottomessi al controllo che il Partito Comunista Cinese (il PCC) intende esercitare senza incertezze su qualsiasi credo religioso. [1]


Nel 2019 Feroza Aziz, teenager americana di 17 anni, fingendo di realizzare un tutorial di makeup sul social cinese Tik Tok, ha denunciato gli orrori dei campi di rieducazione per musulmani in Cina. [2] TikTok ha cancellato il profilo di Feroza perché associato a un altro profilo sempre della ragazza, che aveva pubblicato una foto di Osama Bin Laden violando le norme interne sul terrorismo. In pochi giorni, Feroza è riuscita nella non facile impresa di far rimbalzare il messaggio che le stava a cuore, non solo su Tik Tok ma anche su altri social e sui media tradizionali, ottenendo le scuse formali dall’azienda che si è giustificata successivamente per aver eliminato il suo profilo per un errore di sistema. E la ragazza non molla. Su Twitter ha scritto: "Credo alle scuse e alla versione di Tik Tok? No".

Ma perchè sono stati creati questi campi di concentramento? "Formazione volontaria al lavoro", centri di formazione professionale, delle buone scuole: queste sono le definizioni che dà Pechino ai campi di rieducazione che in realtà sono luoghi segreti di forzata riabilitazione ideologica e comportamentale.

La Cina ha lottato per decenni per controllare la zona musulmana dello Xinjiang. Dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti, i funzionari cinesi hanno iniziato a prendere misure cautelative e restrittive nei confronti delle minoranze religiose, sostenendo che i giovani Uiguri avrebbero potuto subire l'influenza dell'estremismo islamico e diventare potenziali terroristi.

Ecco perché hanno realizzato un sistema di controllo, chiamato Integrated Joint Operations Platform (IJOP), progettato da una società che collabora con l’esercito per monitorare l’intera popolazione. È stata introdotta, infatti, una nuova applicazione sui dispositivi mobili «Kuai Ya» per controllare gli scambi di video e messaggi privati.


Merden Ghappar, lavoratore nel mondo della moda di un brand cinese, è stato rinchiuso in un campo di concentramento per la sua identità di uiguro. Dal suo interno è riuscito a mandare un video denuncia alla BBC. "Ho visto da 50 a 60 persone detenute in una piccola stanza non più grande di 50 metri quadrati. Uomini a destra, donne a sinistra", scrive. "Tutti indossano un cosiddetto abito a quattro pezzi: un sacco nero per la testa, manette, catene per le gambe e una catena di ferro ai polsi". [3]

Ma la Cina smentisce la questione degli uiguri che vengono rinchiusi, torturati e vengono sottoposti al lavaggio del cervello.

Se ancora si cerca una ragione per tutto questo, potrebbe non essere il terrorismo, ma qualcosa che invece ha a che fare con l’economia. Infatti alcuni snodi fondamentali della nuova via della seta, l’enorme programma strategico di investimenti lanciato da Xi Jinping, a cui ha aderito anche l’Italia e che prevede la costruzione di nuove infrastrutture di collegamento tra l’Asia, l’Africa e l’Europa, passano proprio dallo Xinjiang, e se costruissero altri di questi campi in modo da ottenere le loro terre?

Se sulla questione degli Uiguri molti tacciono; il motivo potrebbe essere il grande legame economico-commerciale che c’è tra il mondo occidentale e la Cina.


Fonti : [1] Fiammetta Rubini, Campi di concentramento in Cina: cosa sono e perché sta succedendo, Money.it, 24 settembre 2020, https://www.money.it/Cina-400-campi-concentramento-uiguri-cosa-sono-perche-sta-succedendo

[2] Adolescente beffa Pechino: il video-denuncia degli abusi cinesi sui musulmani diventa virale, la Repubblica, 26 novembre 2019,

https://www.repubblica.it/esteri/2019/11/26/news/adolescente_beffa_pechino_il_video-denuncia_degli_abusi_cinesi_sui_musulmani_diventa_virale-241984908/

[3] La denuncia di un fotomodello uiguro dal centro detenzione in Cina: "Non voglio morire qui", la Repubblica, 5 agosto 2020,

https://www.repubblica.it/esteri/2020/08/05/news/la_denuncia_di_un_modello_uiguro_dal_centro_detenzione_in_cina-263799355/

[4] Cina, chi sono gli uiguri e perché vengono perseguitati e repressi, Sky Tg24, 28 novembre 2019, https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/uiguri-cina


Foto in copertina: Uomini uiguri pregano nella provincia dello Xinjiang

(Fonte: ilpost.it)


Autrice: Martina Murru