• Alessandro Manno

L’Italia ha vinto nel volley e nel basket ma per i giornali non merita le prime pagine



Nel mondo del giornalismo la salienza, quindi la priorità di dare una notizia rispetto ad un’altra, è fondamentale. Lo è ancora di più nel momento in cui si costruisce la prima pagina, che ha il ruolo di essere la vetrina del giornale e mostrare il meglio che il quotidiano può offrire nell’edizione del giorno. Per intenderci, sarebbe stato impensabile se anche un solo giornale del mondo non avesse dedicato venerdì scorso la prima pagina alla morte di Elisabetta II, poiché avrebbe certificato la lontananza del giornale dal mondo intero e di conseguenza dalla sua funzione principale: raccontare quello che succede.

Questo aspetto però sembra non valere per i giornali sportivi italiani che puntualmente decidono di dare priorità assoluta ad eventi del tutto ordinari del calcio a discapito di qualsiasi altro sport, anche a fronte di imprese memorabili come testimoniano le prime pagine prese dalla Gazzetta dello Sport, principale giornale sportivo italiano, e il Corriere dello Sport che qui allego per comodità.


Nella serata di ieri, 11 settembre, dopo 24 anni, l’Italvolley maschile (campione d’Europa in carica) ha vinto il suo quarto titolo mondiale battendo in finale la Polonia padrona di casa 3 set a 1 nel palazzetto di Katowice stracolmo di tifosi polacchi. Il capitano Simone Giannelli è stato premiato miglior giocatore del Mondiale e altri due azzurri, Gianluca Galassi e Fabio Balaso, sono stati premiati rispettivamente miglior centrale e miglior libero del torneo. E per intenderci, l’ultimo mondiale aveva Fefè De Giorgi, oggi allenatore dell’Italia, come giocatore. E io non ero ancora nato. Ma vabbè.


Sempre ieri a pochi chilometri di distanza da Katowice, a Berlino per la precisione, l’Italbasket si qualificava ai quarti di finale dell’Europeo di basket battendo per 94 a 86 la Serbia, che ospitava tra le sue file il due volte MVP della NBA Nikola Jokić e il due volte MVP delle Final Four di Eurolega (la Coppa dei Campioni di pallacanestro europea) Vasilije Micić. Un’impresa a dir poco storica con il sassarese Marco Spissu miglior realizzatore degli azzurri con 22 punti (e già questa notizia meriterebbe la prima pagina almeno nel principale quotidiano isolano, ma non c’è).


Tutto questo in una domenica sportiva che offriva anche il Gran Premio d’Italia a Monza, vinto (con polemiche) da Max Verstappen sul ferrarista Charles Leclerc, la finale degli US Open vinta da Carlos Alcaraz che diventa il più giovane tennista al mondo al primo posto della classifica ATP (classifica che tiene conto dei punti vinti nei tornei dai tennisti prendendo in esame i risultati delle ultime 52 settimane al momento della pubblicazione ogni lunedì), e nel ciclismo la finale della Vuelta di Spagna che ha visto il trionfo di Remco Evenepoel, più giovane belga a vincere un Grande Giro e primo a vincerne uno dal 1978, e il saluto alle grandi corse a tappe di due mostri sacri del ciclismo come Alejandro Valverde e soprattutto Vincenzo Nibali, il più forte ciclista italiano degli ultimi vent’anni.


Notizie per fare una gran bella prima pagina ce n’erano. Non è stato sicuramente un weekend anonimo privo di accadimenti che costringevano a salti mortali per raggiungere il numero di pagine necessarie per poter andare in stampa.


Le scelte dei giornali italiani in questo lunedì di settembre sono a dir poco imbarazzanti. Fatti di secondo piano del calcio che vengono sbattuti in prima pagina lasciando poco spazio a imprese memorabili e fatti sportivi oggettivamente molto più importanti.


Tra le altre cose, costruire una bella copertina è fondamentale in un momento in cui il giornalismo cartaceo sta subendo una crisi di vendite sempre più imponente e necessita costantemente di strategie per poter vendere un maggior numero di copie. Nel giornalismo sportivo una prima pagina iconica (soprattutto quella del lunedì) che racconta un evento sportivo storico vende tante copie. Quindi l’aspetto della sostenibilità sarebbe salvo. Ma aggiungo che i media hanno un ruolo fondamentale nella diffusione della pratica sportiva perché raccontano soprattutto ai più giovani e a un pubblico generalista dei modelli da seguire che li potrebbero avvicinare a una disciplina.


Come possiamo pretendere che i bambini si avvicinino allo sport e trovino quello giusto per loro se quando questi sport ottengono risultati non vengono minimamente valorizzati? Come pensiamo di poter crescere come nazione sportiva se la narrazione è puramente calciofila e per giunta di scarsa qualità? Come può un giornale che si reputa “sportivo” non parlare di tutti gli sport e non dargli il giusto risalto?


È uno sforzo culturale di cui tutti e tutte dobbiamo farci portatori e portatrici. Spingete i vostri figli e figlie, cuginetti e cuginette, fratellini e sorelline a guardare lo sport. Ad appassionarsi a tutti gli sport. A cercare di scoprire quelli in cui sono più bravi o semplicemente quelli che più li appassionano. Spendetevi per questo a lavoro, in famiglia, tra gli amici.


Perché se aspettiamo che i giornali si accorgano che non esiste solo il calcio sarà certamente troppo tardi.