• Alessandro Manno

L’Olimpiade invisibile


40 e 69. Non sono due numeri da scegliere alle estrazioni del Lotto, ma se vi fidate del sottoscritto potete tranquillamente giocarveli. O giocare uno dei restanti ottantotto numeri.


A guardar bene però potrebbero essere dei buoni numeri da giocare, perché meglio di altri in questa estate hanno rappresentato momenti di gioia e orgoglio in lunga parte dello Stivale. Sono infatti i numeri delle medaglie conquistate nelle varie discipline rispettivamente alle Olimpiadi (40) e alle Paralimpiadi (69).

Per dovere di cronaca, visto che tutto sommato questo dovrebbe provare ad essere un articolo di informazione, l’edizione a 5 cerchi di Tokyo 2020 ha portato il record di medaglie conquistate dalla spedizione italiana alle Olimpiadi [1] e il secondo di sempre alle Paralimpiadi [2].

Un successo di enorme portata sia in termini di gloria sportiva che, bisogna anche dirlo, in tornaconto economico e di immagine. Perché per chi sa quale congiunzione astrale, o enorme botta di fortuna nazionale, quest’estate verrà tramandata ai posteri come la vera “Estate Italiana” .


“Notti magiche inseguendo un goal, sotto il cielo di un'estate italiana

E negli occhi tuoi voglia di vincere, un’estate, un'avventura in più”

(Un’estate italiana - Edoardo Bennato e Gianna Nannini, 1990)


Il perché di questa generale percezione di successo in un Paese notoriamente di poeti, architetti, navigatori, disfattisti e polemici laureati e specializzati, è dato ovviamente dal susseguirsi di eventi che le generazioni più giovani non avevano neanche mai vissuto (come un italiano che vince i 100m alle Olimpiadi, la vittoria dell’Europeo di calcio o la vittoria di entrambi gli Europei di pallavolo, maschile e femminile) o che addirittura non si erano mai verificate (come l’oro nella staffetta sui 100 metri maschile alle Olimpiadi e femminile alle Paralimpiadi o un italiano in finale a Wimbledon), ma non solo. Quest’estate sportiva è stata anche quella meglio raccontata sui social, dove tutte le testate giornalistiche, pagine tematiche e pagine ufficiali delle Federazioni sportive hanno generato un vero e proprio storytelling epico dell’estate azzurra, aumentando il sentimento nazionale di coesione che soltanto lo sport è ormai in grado di fare.


A questa narrazione entusiastica dello sport italiano ai massimi livelli, si contrappone una realtà dei fatti molto diversa nella società civile, dove ogni anno si svolgono Olimpiadi invisibili in campetti fatiscenti, palestre cadenti, piscine ai limiti di legge, piste ciclabili pericolose, piste da corsa dissestate.

Quello delle strutture sportive e degli scarsi investimenti nello sport in Italia è uno dei problemi che più di altri ha tenuto banco negli ultimi anni, ma che ancora fatica a trovare una soluzione soddisfacente. Perché se è vero che esistono strutture di eccellenza che consentono a tanti ragazzi e ragazze di fare sport divertendosi, allo stesso tempo ci sono larghe fette della popolazione che rimangono ancora escluse dalla pratica sportiva.

Nel 2016 si è cercato di mettere un fermo al degrado strutturale e sociale delle strutture sportive in Italia attraverso il Fondo “Sport e Periferie” [3] da utilizzare per la ristrutturazione o la creazione di impianti per l’attività sociale.


In Italia è sempre più difficile appassionarsi a uno sport e praticarlo anche al di fuori della propria società sportiva, sempre che ci si possa permettere di pagare per il proprio figlio/figlia o anche per sé stessi una società con cui provare a imparare uno sport; senza la creazione di strutture adatte le società sono obbligate ad affittare e spartirsi in orari assurdi i pochi impianti esistenti, pagando canoni d’affitto esorbitanti che si abbattono sui portafogli di chi vorrebbe soltanto imparare uno sport.


Un dato che ci può aiutare a comprendere perché in Italia è così difficile che sbuchino fuori atleti all’altezza, come sembra che succeda negli altri Paesi, è il numero di ore dedicate all’Educazione Fisica nelle scuole italiane.

In Italia alle scuole elementari, dove si gettano le basi per quella che dovrebbe essere la preparazione sportiva del futuro, sono previste 66 ore all’anno di Educazione Fisica, mentre ad esempio in un Paese come la Francia le ore previste sono 108 all’anno, lo stesso monte ore previsto anche per le scuole medie. Basti inoltre pensare che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ne raccomanda una al giorno, cioè 20 ore al mese e 200 l’anno. [4] [5]

La scuola ha anche un ruolo fondamentale nell’indirizzo all’attività sportiva dei bambini e delle bambine che dovrebbero (il condizionale è assolutamente cercato, pur prendendo in considerazione i casi virtuosi che certamente esistono) essere seguiti da professori e maestri in grado di riuscire a consigliare lo sport migliore per loro. Un bambino il più delle volte prende la decisione di praticare uno sport non certo per quella che può essere la sua attitudine alla disciplina, ma seguendo lo sport che pratica l’amichetto/a del cuore o il vecchio sport praticato dal padre o dalla madre; così facendo molto spesso si sprecano innumerevoli risorse umane che potrebbero dedicarsi a sport a loro più consoni e che invece sono “costretti” a praticare uno sport per cui non sono portati e che spinge tantissimi giovani ad arrivare a ritenere di non essere minimamente portati per lo sport.


Non dobbiamo farci abbagliare dallo scintillio delle medaglie pensando che il record appena raggiunto sia il traguardo al termine di un lungo percorso, ma considerarlo piuttosto un vero e proprio punto di partenza. E questa non è la solita metafora buonista di chi non vuole mai accontentarsi. Semplicemente gran parte delle medaglie e dei successi non sono frutto di un piano organizzativo a livello nazionale coordinato con le varie federazioni, ma soltanto della determinazione e della volontà dei singoli atleti che sono riusciti ad andare oltre e superare tutte le difficoltà che abbiamo prima elencato. Deve essere un punto di partenza perché le 40 medaglie olimpiche, le 69 paralimpiche, l’oro europeo nel calcio e nel ciclismo maschile, nella pallavolo femminile, suonano quasi come un miracolo.

Servono progettazione e investimenti di cui il CONI si deve far garante e promotore, fungendo come organo di coordinamento per le varie federazioni nazionali e puntando a una promozione seria dello sport di base a partire dalle scuole che sono il primo step della formazione mentale e fisica delle nuove generazioni.


C’è una lunga Olimpiade invisibile al riparo dai riflettori da disputare e che deve partire anche da noi singoli cittadini, come genitori, amici, fratelli e sorelle. Dobbiamo impegnarci a non tarpare le ali ma ad incoraggiare chi sceglie di praticare uno sport magari non conosciutissimo ma che sente suo e pensa gli possa regalare soddisfazioni. Perché per la stragrande maggioranza di tutti noi, compreso per chi scrive, praticare sport non porterà sicuramente a una medaglia olimpica o a un posto nella nazionale maggiore del proprio Paese, ma darà l’opportunità di stare bene con sé stessi, facendo qualcosa che diverte e fa credere a tutti anche solo per un secondo di star gareggiando alle Olimpiadi. Quelle vere.


Fonti:

[1] Redzione, Il medagliere dei record dell'Italia ai XXXII Giochi Olimpici Estivi di Tokyo 2020, olympics.com, 8 agosto 2021,

https://olympics.com/it/notizie/medagliere-olimpico-finale-italia-tokyo2020

[2] Redazione, Medagliere, cifre e record dell'Italia ai XVI Giochi Paralimpici Estivi di Tokyo 2020, olympics.com, 5 settembre 2021, https://olympics.com/it/notizie/medagliere-cifre-record-italia-paralimpiadi-tokyo2020

[3] Presidenza degl Consiglio dei Ministri - Ufficio per lo Sport, Sport e periferie 2020 per la individuazione degli interventi da finanziare nell'ambito del "Fondo Sport e Periferie", http://www.sport.governo.it/media/2197/bando-sport-e-periferie-2020-def-signed.pdf

[4] Pasquale Almirante, Ginnastica a scuola? 66 ore in Italia, 108 in Francia, ma 200 ore per l’Oms, La tecnica della scuola, 11 ottobre 2017, https://www.tecnicadellascuola.it/ginnastica-scuola-66-ore-italia-108-francia-ma-200-ore-per-loms

[5] Commissione europea/EACEA/Eurydice, 2013. Educazione fisica e sport a scuola in Europa. Rapporto Eurydice. Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea, https://eurydice.indire.it/wp-content/uploads/2016/08/Educazione-fisica-e-sport.pdf