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  • Paolo Falqui

La Cleopatra di Netflix è l’esempio perfetto del rapporto tra Occidente e Africa


È finalmente disponibile la serie sulla regina Cleopatra che ha fatto scalpore per via della scelta da parte della produzione di affidare il ruolo della protagonista all’attrice afrobritannica Adele James. Andando al di là dell’inesattezza storica, che comunque verrà puntualizzata, vale la pena analizzare più a fondo la decisione di Netflix, e come questa sia stata così controversa da fare arrabbiare pure il Supremo Consiglio delle Antichità dell’Egitto, che ha accusato Netflix di “blackwashing” e di “falsificare la storia egiziana”. [1]


Netflix da sempre ha attuato una politica di rappresentazione della diversità (etnica, sessuale, ecc.) molto spinta, al punto da rivisitare anche in altre occasioni determinati periodi storici: nella serie Bridgerton, per esempio, la regina ha ascendenze africane e vi sono nobili neri, cosa evidentemente lontana dalla società inglese dell’epoca. C’è da fare però un distinguo: mentre Bridgerton è una storia di fantasia, pur calata in un’epoca storica, La Regina Cleopatra si pone come un documentario storico sulla figura della regina egiziana, lasciando più di qualche dubbio sull’opportunità di una scelta simile.

È infatti storicamente provato che Cleopatra non fosse nera, anzi probabilmente neanche nata nel regno egiziano: secondo gli studi, Cleopatra apparteneva alla stirpe Tolomea, discendente dunque del comandante greco-macedone Tolomeo che ottenne l’Egitto da Alessandro Magno; la tradizione imponeva loro l’endogamia (ovvero sposarsi tra consanguinei), nonostante sia possibile (non vi sono prove certe sull’identità della madre) che possa essere figlia di una concubina del Re, potenzialmente egiziana. Questo però avrebbe significato essere una figlia illegittima e quindi difficilmente Cleopatra avrebbe avuto il diritto di diventare regina. [2]


Potremmo chiamarla quantomeno leggerezza, sicuramente una vittoria degli interessi politici sulla attendibilità scientifica (cosa non così rara), ma c’è anche un’altra chiave di lettura che è ancora più preoccupante, e che in un certo senso è proprio ciò che ha dato fastidio alle autorità egiziane.

La scelta di un’attrice nera, tra l’altro con nessun legame con l’Egitto, è l’espressione di un bias profondamente radicato nella società occidentale che vede l’Africa come una enorme nazione omogenea, come se non esistessero differenze culturali, etniche o linguistiche dentro di essa; in parole povere abbiamo in testa l’idea che in Africa siano tutti neri, vivano tutti nei campi in condizioni di povertà estrema e parlino tutti Swahili. Nonostante esistano momenti storici che accomunano gran parte del continente (specialmente il colonialismo subito), appare evidente che la visione paternalistica occidentale dell’Africa come un blocco unitario e bisognoso dell’aiuto esterno non si avvicina minimamente alla realtà. [3] Se rappresentare Giulio Cesare con fattezze “vichinghe” in quanto europeo ci parrebbe assurdo, Cleopatra nera perché africana ci sembra qualcosa di plausibile, o perlomeno non così grave.

Mappa della diversità etnica in Africa (Fonte: National Geographic)

Il punto nevralgico della questione sta qui, non nella discussione sulle fattezze di Cleopatra ma nell’atteggiamento approssimativo e utilitaristico nei confronti della storia di tutto un continente perché ritenuta inferiore. La regista stessa si giustifica affermando che voleva raccontare la storia di una regina nera, senza prendere minimamente in considerazione il contesto storico reale, mancando così di rispetto sia alla storia egizia che a quella di tutti quei regni che hanno popolato l’Africa precoloniale e di cui troppo poco ci sforziamo di sapere, dai quali magari si potrebbero trarre storie reali più utili in un’ottica di empowerment. L’impressione è che si sia utilizzata la storia di Cleopatra semplicemente per audience, piegandola a una esigenza di rappresentazione storica che invece non può e non deve passare per la finzione ma per il rispetto; la storia delle culture e delle civiltà africane non ha bisogno di essere inventata (o rivista “a tavolino” come, secondo parte dell'opinione pubblica egiziana e non solo, provano a fare esponenti dell’afrocentrismo, sul quale lascio un articolo interessante proprio a proposito della polemica su Cleopatra [4]) ma solamente ascoltata, studiata e raccontata.


In questo senso è comprensibile il fastidio del popolo e delle istituzioni egiziane. Nonostante abbiano una storia apprezzata e studiata in tutto il mondo, devono fare i conti con una forzatura che probabilmente nessuno avrebbe anche solo pensato se non stessimo parlando di uno Stato Africano, vedendo un personaggio storico fondamentale della loro storia non solo non rappresentato in maniera veridica ma neanche adattato all’Egitto moderno, che sarebbe stata una forzatura più giustificabile rispetto a considerare che qualsiasi persona con origini di una qualsiasi parte del continente africano sia adatta per il ruolo. Le intenzioni erano probabilmente lodevoli ma il risultato finale non è stato decisamente quello sperato, casomai l’esatto contrario e questo, per una produzione con l’intento di creare un documentario ispiratore, è una grande occasione persa.


Fonti:

[1] Joe Hutchison, Ross Ibbetson, Eleanor Dye, Egyptian government says Cleopatra was NOT black: Officials slap down Netflix for 'blackwashing' pharaoh as they say she 'had white skin and Hellenistic features' - and docudrama is 'a falsification of Egyptian history', MailOnline, 28 aprile 2023, https://www.dailymail.co.uk/news/

[2] Alberto Angela, Cleopatra, la regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità, HarperCollins, 2018, p.172

[3] Àlex Hinojo, Africa from the West: a Biased View, CCCBLab, 5 luglio 2016, https://lab.cccb.org/en/

[4] Mahmoud Salem, Was Cleopatra a Black African Queen, New Lines Magazine, 14 aprile 2023, https://newlinesmag.com/


Un ringraziamento a Francesco Serra per le fonti storiche.


Quanto espresso in questo articolo è basato sulle opinioni dell'articolista che non necessariamente riflettono la linea editoriale di TocToc Sardegna



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