• Giulio Ardenghi

La geopolitica in campo: se gli Stati fossero squadre di calcio


Il calcio e la geopolitica sono due mondi all’apparenza molto diversi, ma che hanno in realtà molto in comune. Entrambi richiedono strategia, valutazione attenta delle proprie forze e di quelle dell’avversario, e così via. Oltre a ciò, la Storia ha visto diversi episodi in cui questi due mondi si sono sovrapposti, e l’esempio più vicino a noi è l’esclusione della nazionale russa dai Mondiali del 2022 a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Ma perché non fare il passo successivo e paragonare direttamente i Paesi e i club calcistici? Di seguito alcuni abbinamenti:


Italia - Juventus: l’Italia è un Paese estremamente giovane e disomogeneo, e si sfalderebbe senz’altro se non fosse tenuto in piedi da due pilastri fondamentali: la Chiesa cattolica e la Juventus. La Vecchia Signora è forse l’unica squadra di Serie A che non si prefigura come il club di una città o di un luogo specifico, ma vuole essere la squadra di tutti gli italiani. Difficilmente un italiano non ama né odia i bianconeri, tutto il discorso calcistico ruota intorno a loro. Come l’Italia, la Juventus è una squadra forte con una grande storia e con tante risorse, che però spesso non vengono utilizzate appieno per via di gestioni poco avvedute. Oltretutto, entrambe sono molto più ammirate all’estero di quanto non pensino gli italiani.


Stati Uniti - Real Madrid: i punti in comune sono veramente tanti. Tutto quanto, negli Stati Uniti, cerca di farti capire che sei nel Paese più grande del mondo, che ama la libertà e vince le guerre. Quante persone, provenienti da Paesi occidentali e non, sognano di trasferirsi negli USA? E lo stesso vale per la Casa blanca. Anche il Real si vende come il club più grande del mondo, in cui tutti i più grandi giocano o hanno giocato, e tutti o quasi i calciatori sognano, un giorno, di vestire proprio quella maglia.


Russia – Paris Saint-Germain: se gli Stati Uniti sono il Real Madrid, uno penserebbe che la Russia sia il Barcellona, ma bisogna avere rispetto per la Russia. La compagine parigina ha un altissimo potenziale offensivo e alcuni tra i giocatori migliori al mondo, ma fatica a trovare il modo per gestire tutto questo talento e spesso perde contro avversari più deboli sulla carta. Lo stesso discorso vale per la Russia, che possiede delle forze armate di altissimo livello che però non sono abbastanza organizzate per essere efficaci come potrebbero, e le loro difficoltà nell’invasione dell’Ucraina lo dimostrano ancora una volta. Oltre a ciò, i colori del PSG e quelli della bandiera russa sono il bianco, il rosso e il blu. Gli stessi delle bandiere francese e americana. Il che ci porta a concludere che sia gli Stati Uniti che la Russia non esistono davvero, ma sono un’invenzione dei francesi per tenere gli italiani nel terrore.


Cina – Bayern Monaco: a prima vista, entrambe queste realtà sembrano davvero invincibili. La Cina spaventa gli occidentali per il suo smisurato potere in termini economici e di capitale umano. Similmente, il Bayern incute terrore nei cuori delle squadre che devono affrontarlo, specialmente per l’efficacia con cui porta avanti il suo gioco estremamente offensivo. Ma in entrambi i casi l’invincibilità è solo apparente. Sia la Cina che il Bayern hanno dei punti deboli nascosti ai fan ordinari. Nel primo caso, la corruzione e una notevole disparità economica tra regioni, nel secondo una difesa che diventa un colabrodo quando la squadra avversaria capisce come sfruttare le ripartenze. Oltre a ciò, entrambe talvolta ricevono umiliazioni da realtà più piccole di loro, ovvero Taiwan e il Borussia Monchengladbach, che sono così simili tra loro che non serve spendere una parola in proposito.


India – Borussia Dortmund: l’India non è considerata una superpotenza, ma ha sicuramente le risorse per essere un attore importante in qualsiasi scenario internazionale. Il Dortmund non è considerato una corazzata, ma può dire la sua in qualunque competizione europea. L’India sa di essere seconda per importanza alla Cina nello scacchiere asiatico, il Dortmund sa di non essere in grado di spodestare il Bayern e vincere la Bundesliga, perciò si accontenta di un onorabile secondo posto. L’India produce una quantità impressionante di studiosi brillanti che sono poi costretti a cercare fortuna all’estero, mentre il Dortmund è visto da molti come una rampa di lancio che i grandi giocatori usano per approdare nelle squadre d’élite (basti vedere Halaand al Manchester City). Insomma, i paragoni si sprecano.


Fonte copertina: SportyTell