• Mattia Porcu

La guerra da uno schermo


Il rischio più grande di quando si vive una guerra da spettatori è quello di rassegnarsi all’ordinarietà delle morti e delle bombe. Quelle immagini che ormai vediamo quotidianamente sui nostri cellulari o sullo schermo della televisione nei telegiornali durante i pasti, arrivano quasi ad annoiarci.


Che differenza c’è tra quelle 10 persone colpite da una bomba mentre facevano la fila per il pane [1] o quelle centinaia di persone morte e seppellite nelle fosse comuni della città martire di Mariupol? [2] Nessuna, son puri e semplici numeri. Ma dietro questi numeri, dovrebbe essere scontato dirlo ma forse meglio ripeterlo, ci sono vite. Con l’unica differenza che queste vite umane appartengono a persone dalla carnagione chiara e occhi azzurri, come si sono accorti alcuni parlamentari della Repubblica che hanno visto così con favore il loro ingresso sul nostro territorio nazionale come “veri profughi”, come se ne esistessero di “finti”.


Cartina di tornasole di questa ordinarietà sono i talk show. Quando qualche tema arriva ad essere trattato da questi programmi tv, significa che è diventato talmente di dominio pubblico da consentire a chiunque di esprimere la propria inutile opinione. E come sempre non davanti ad una birra al bar di paese, ma in diretta nazionale. Ci siamo abituati durante la pandemia: europarlamentari che diventano virologi, virologi che diventano politici, politici che diventano virologi e via il circolo vizioso che così si autoalimenta. Ora si son tutti tramutati in esperti nelle seguenti professioni: docenti universitari di diritto internazionale, storici dell’Europa Orientale, strateghi militari, diplomatici di carriera.

Così capita, mentre si fa zapping, di trovarsi davanti Povia che, stanco di essere no-vax, ha deciso di provare l’ebbrezza di sentirsi pro-qualcosa, scegliendo Putin. E in prima serata sproloquia frasi del tipo “Le sanzioni fanno il solletico alla Russia. Potrebbe vivere da sola con le proprie risorse energetiche”, peccato che poi abbia pochi Paesi a cui venderle e di solo gas non si vive. Oppure “Zelensky dovrebbe abdicare” che suona sostanzialmente come un invito a non opporsi a chi, violando il diritto internazionale, ha mire espansionistiche da primo Novecento sui Paesi vicini. Facendo un paragone: è come se, entratoci un ladro in casa, invece di chiamare la polizia e farlo uscire, lo invitassimo a dividere l’appartamento con noi o, se preferisse, lasciarglielo interamente per non disturbare.


Ci sono delle situazioni nelle quali non è possibile avere pareri contro. La realtà è sotto gli occhi di tutti e la verità non si può né nascondere né mistificare. Siamo di fronte ad uno Stato aggressore, la Federazione Russa, che invade un proprio vicino, l’Ucraina. E questo è reso ancora più grave dal fatto che lo Stato aggressore, la Russia, sia una potenza nucleare e un membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, organo creato per evitare le guerre non per farle scoppiare. Questo dovrebbe, in un prossimo futuro, portare a ridiscutere gli assetti del Consiglio di Sicurezza proprio perché l’istituto del potere di veto appare fortemente anacronistico.


Mi viene da pensare che sia la paura a spingere taluni a dare la colpa all’aggredito e non all’aggressore; la paura dell’estensione del conflitto ad altri Paesi vicini, fino alla Terza (che sarebbe anche l’ultima) Guerra Mondiale. È esattamente lo stesso fenomeno che è avvenuto durante la pandemia da Covid-19.

Non c’è nulla di male ad avere paura e il meccanismo psicologico di difesa tramite “negazione” ne è il sintomo. C’è del male invece nello sfruttare cinicamente questa situazione per creare polemica e, soprattutto, ascolti. Si sa infatti che polemiche e ascolti vanno di pari passo. Ma ciò che non va di pari passo è la qualità dell’informazione. Non si può sempre cercare un qualcuno che si contrapponga al parere della comunità scientifica, sia essa medica o giuridico-politica. Soprattutto se quel qualcuno non ha le competenze necessarie e non è in grado di avvalorare le proprie posizioni tramite dati fattuali. Talvolta invece si ha ritrosia, e quasi vergogna, ad ammettere che in fondo quel Putin non era poi così bravo come si pensava in passato. [3] Sbagliare è umano, è vero. Non ammettere di non essere stati tanto lungimiranti è quanto meno ridicolo. In questa babele, mai avrei pensato di elogiare Al Bano che placidamente ammette “Ho cambiato idea su Putin”. [4] Lui che lo ha conosciuto e incontrato parecchie volte.


Stupisce altrettanto quella parte di opinione pubblica che, dichiaratasi pacifista, non manifesta perché la Russia ritiri le sue truppe ma per un semplice “basta guerra”, rimanendo equidistante tra le due parti. È proprio in questi momenti che non si può restare indifferenti. Non bisogna chiedere all’aggredito di arrendersi, ma all’aggressore di ritirarsi. Il diritto internazionale serve proprio a questo: ad evitare che le controversie si risolvano nel sangue. Sangue quasi sempre innocente.

Per non parlare dei sedicenti pacifisti che lanciano oggetti contro nave Carabiniere della Marina Militare a Taranto [5], dimostrando ancora una volta quanto i fatti contino più delle parole.

Qualche temerario invece azzarda un “Italia fuori dalla NATO” senza tener conto che, se non ci fosse stata l’Alleanza Atlantica, alcuni Paesi baltici avrebbero potuto subire la stessa invasione che ha subito l’Ucraina. La Russia spesso infatti ha invaso il loro spazio aereo come monito. [6]


L’idea di un mondo senza Eserciti è tanto bella quanto utopica. E la storia di questi giorni lo dimostra: paradossalmente è il timore reciproco il vero antidoto alla guerra.

Anche oggi, a quasi un mese dall’inizio della guerra, accendendo la televisione troveremo la direttrice del TG1 che ci racconta il bilancio di oggi, per “darci il senso” di quanto sta avvenendo. Pensiamo a quelle vite spezzate, a quelle case distrutte che potrebbero essere le nostre. Speriamo che sia il giorno buono per gli accordi di pace, unica soluzione percorribile per non barattare la libertà alla violenza. E ci chiediamo con quale coraggio si possano ancora giustificare queste atrocità.



Quanto espresso in questo articolo è basato sulle opinioni dell'articolista che non necessariamente riflettono la linea editoriale di TocToc Sardegna


Fonti:

[1] Cenzio di Gianni, Ucraina, 10 civili in coda per il pane uccisi a nord di Kiev. L'ambasciata Usa: "Questi orribili attacchi devono finire", la Repubblica, 16 marzo 2022, https://www.repubblica.it/esteri/ [2] Redazione, Ucraina. A Mariupol bombe sull'ospedale. «Più di mille morti, è catastrofe umanitaria», Avvenire, 9 marzo 2022, https://www.avvenire.it/ [3] Wil N., Quando Vladimir Putin era “un dono del signore”: dieci anni di dichiarazioni d’amore dei nostri politici, L'Espresso, 25 febbraio 2022, https://espresso.repubblica.it/politica/2022/02/25/news/politici_dichiarazioni_vladimir_putin-339199528/ [4] Anna Puricella, Ucraina, Al Bano ospita nella sua tenuta profughi in fuga dalla guerra. La retromarcia su Putin: "Ha fatto un grande errore", la Repubblica, 17 marzo 2022, https://bari.repubblica.it/cronaca/ [5] Redazione, Sassi contro una nave della Marina Militare a Taranto, indagini su centri sociali, La Stampa, 17 marzo 2022, https://www.lastampa.it/cronaca/ [6] Redazione, L'Estonia accusa la Russia di aver violato lo spazio aereo, ANSA, 31 gennaio 2022, https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2022/01/31/lestonia-accusa-la-russia-di-aver-violato-lo-spazio-aereo_dfde4d30-b1e5-4535-b896-e92e0895d050.html