• Giulio Ardenghi

La guerra ortodossa (Pt.1)


Il 25 marzo del 2022, in risposta all’aggressione russa dell’Ucraina, Papa Francesco decide di consacrare entrambi questi Paesi al cuore immacolato di Maria.


Il motivo che lo spinge a un gesto di tale entità si riconduce all’apparizione di Fatima del 13 luglio 1917, nella quale Maria suggerì alla Chiesa Cattolica di consacrare la Russia al suo cuore immacolato. Ella avvertì che, se ciò non fosse avvenuto, questo Paese avrebbe “causato guerre e persecuzioni della Chiesa”.[1]

A ben vedere, questa consacrazione avvenne già varie volte e in diversi modi, ad esempio nel 1957 con la Lettera Apostolica Sacro vergente anno, e nel 1984, in cui si fece un più specifico riferimento alle apparizioni di Fatima. Quello che Papa Francesco si prefigge di fare è, dunque, consacrare la Russia e l’Ucraina insieme, in modo anche da rinsaldare la fratellanza tra due Paesi così vicini tra loro, non solo geograficamente.


Chiaramente, le interpretazioni che vengono date di questo messaggio variano. Ad esempio, molti hanno pensato a una previsione del regime socialista e dell’Unione Sovietica, e di norma hanno gioito quando, alla caduta della stessa, i russi hanno cominciato a riavvicinarsi progressivamente alla fede ortodossa. Altri hanno dato una lettura più radicale della vicenda, concludendo che tutto questo significa non solo che la Russia dovesse abbandonare l’ateismo di Stato e ritornare al cristianesimo, ma che dovesse specificamente abbracciare la Chiesa di Roma.

Dal punto di vista della teologia ortodossa, le cose sono abbastanza diverse. Gli ortodossi non hanno una posizione dogmaticamente definita sull’immacolata concezione: la maggior parte rifiuta quest’idea, anche se ci sono delle eccezioni degne di nota, come l’illustre teologo bizantino Gregorio Palamas. Ma la cosa importante è che questo concetto non è visto come fondamentale, perché gli ortodossi hanno una visione del peccato abbastanza diversa da quella dei cattolici. Il peccato, per loro, non è tanto una colpa che ognuno eredita dalla caduta di Adamo e che merita una punizione, ma è piuttosto una sorta di malattia che l’uomo può progressivamente curare lavorando in sinergia con Dio.


Ma, naturalmente, questo non è l’unico frangente in cui la religione ortodossa è importante in tutta questa vicenda. Sia la Russia che l’Ucraina sono Paesi la cui popolazione segue per la maggior parte proprio questa fede, anche se non sarebbe corretto non puntualizzare che entrambi hanno una straordinaria varietà di culti. In Ucraina c’è una grande quantità di cattolici, mentre in Russia vivono i musulmani del Caucaso e del Tatarstan, i buddhisti della Calmucchia e della Buriazia fino anche all’Oblast Autonomo degli Ebrei.

Al di là di ciò, la Chiesa Ortodossa gioca un ruolo fondamentale nel discorso pubblico di questi due Paesi. A tal proposito, è importante notare che la maggior parte degli ucraini rimane ancora fedele al Patriarcato di Mosca, anche se una minoranza ha deciso di passare alla recentemente costituita Chiesa Ortodossa Ucraina. L’autocefalia di questa realtà ecclesiale è riconosciuta dal Patriarcato Ecumenico ma non da quello di Mosca, cosa che, prevedibilmente, porta ad attriti tra Bartolomeo e Cirillo. [2] Bisogna anche notare che sia la Chiesa di Costantinopoli che quella russa rivendicano una posizione privilegiata all’interno dell’Ortodossia: la prima per via del titolo di primus inter pares del suo Patriarca, la seconda perché è quella col maggior numero di fedeli.


Queste differenze si traducono anche in due posizioni antitetiche per quanto riguarda il conflitto corrente tra la Russia e l’Ucraina. Coerentemente con la sua politica generale e con la sua posizione sull’autocefalia della Chiesa ucraina, Bartolomeo si schiera senza mezzi termini in favore di Zelensky e della sua politica. Egli ribadisce che l’aggressione russa è la prova della giustizia della sua posizione, e che il Presidente ucraino “costituisce un grande esempio per il suo popolo. Non vogliono arrendersi e hanno ragione. Perché dovrebbero consegnare la loro libertà all’invasore?”. [3]


Com’è facile intuire, Cirillo non la pensa proprio così. Il Patriarca di Mosca, altrettanto coerentemente con la sua politica di amicizia con Putin, si rifiuta di condannare le decisioni del Presidente russo e critica coloro che oggi si scagliano contro di lui senza essersi mai interessati di ciò che succedeva in Donbass prima di questo conflitto. Confermandosi un solidissimo, anche se involontario, alleato dell’omonazionalismo occidentale, Cirillo dichiara che l’Ucraina è uno di quei Paesi che scelgono di vedere il peccato come una valida opzione del comportamento umano, che suggellano la loro blasfemia con l’organizzazione di parate gay. [4]


Se questa vicinanza tra Chiesa e Stato può essere scioccante per molti occidentali, non bisogna dimenticare che ciò non avviene solo in Russia. Lo stesso Epifanio, primate della Chiesa ucraina, ha paragonato l’allora Presidente Poroshenko a figure illustri della storia ucraina e russa come Vladimiro il Grande e Jaroslav il Saggio. [5] Ma, al giorno d’oggi, non è più completamente corretto riferirsi all’Ortodossia come a qualcosa che riguarda prettamente l’Oriente cristiano. Questa è invece una realtà religiosa le cui ripercussioni esistono anche nel mondo occidentale e, anche se non in maniera troppo imponente, influenzano una parte del pubblico occidentale per quanto riguarda il conflitto ucraino. Nella seconda parte proverò a mostrare come questo avviene.


Fonti: [1] Redazione, Pope invites bishops to join him in consecration of Russia and Ukraine, Vatican News, 18 marzo 2022,

https://www.vaticannews.va/en/pope/news/ [2] Patriarca ecumenico di Costantinopoli e Patriarca di Mosca, rispettivamente. [3] AFP - French Press agency, Patriarch Bartholomew says he’s “targeted” by Russia over Ukraine church, Daily Sabah, 03 marzo 2022,

ttps://www.dailysabah.com/politics/diplomacy/ [4] Redazione, Patriarca Kirill, giusto combattere, è contro lobby gay, ANSA, 07 marzo 2022, https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/

[5] Vedi il discorso di Epifanio alla ricezione del tomos dell’autocefalia da parte del Patriarca Bartolomeo, https://risu.ua/en/metropolitan-epifaniy-thanked-patriarch-bartholomew-for-signing-the-tomos_n95565