• Giulio Ardenghi

La guerra ortodossa (Pt.2)



Riassumiamo i contenuti della prima parte.

Si è detto che Papa Francesco ha deciso di consacrare la Russia e l’Ucraina insieme al cuore immacolato di Maria. Questa consacrazione, in un modo o nell’altro, cozza con la concezione che molti ortodossi hanno del peccato originale. Ma, a ogni modo, l’importanza dell’Ortodossia in questa guerra non si esaurisce con questo, perché è un elemento fondamentale del discorso pubblico russo e ucraino. In generale, è il mondo occidentale e liberale che relega la fede al piano prettamente privato e individuale, mentre nell’Europa dell’Est le guide spirituali tendono a spingere affinché la religione torni un qualcosa da essere goduto con l’intera collettività. Ovviamente entrambi questi modelli hanno lati positivi e negativi, e già il filosofo esistenzialista russo Nikolai Berdjaev confeziona una critica durissima per il contesto religioso da cui proviene:

L’unione dell’Ortodossia con l’assolutismo statale è scaturita dal suo non credere nella divinità della terra, nel futuro terrestre del genere umano; l’Ortodossia ha dato via la Terra nelle mani dello Stato per via del suo non credere nell’uomo e nell’umanità, per via della sua attitudine nichilista verso il mondo. [1]

È chiaro che quella a cui Berdjaev si riferisce è l’Ortodossia come fenomeno storico e non la fede per cui lui stesso accetta di farsi esiliare, ma si capisce bene quale tipo di realtà sta andando a criticare.


Eppure, non è più il caso di pensare alla religione ortodossa come un qualcosa di unicamente legato alle propaggini orientali del mondo cristiano. Grazie a numerosi fattori (dalla presenza di chiese ortodosse nei Paesi occidentali dovute alle diaspore, fino ai libri e ai siti di teologia su internet), ai giorni nostri l’Ortodossia non è più una realtà quasi inesistente nel panorama europeo e nordamericano. Come spiega Paul Gavrilyuk, ciò è particolarmente vero nel caso del mondo anglosassone, in cui gli ortodossi possono essere una piccola minoranza in generale ma sono una presenza assai più imponente nei dipartimenti di teologia e filosofia delle università. [2] A differenza di quanto accade in Grecia, Romania e altri Paesi, l’Ortodossia non è la religione del popolo, ma è una fede minoritaria che conta tra i suoi ranghi una folta schiera di intellettuali, che magari si sono interessati al cristianesimo orientale dopo aver incontrato figure dalla straordinaria raffinatezza filosofica come Gregorio di Nissa e Massimo il Confessore durante i loro studi universitari.


Un chiaro esempio è costituito dal Centro Studi sul Cristianesimo Ortodosso della Fordham University e del suo giornale Public Orthodoxy. La rivista non si occupa più di tanto di metafisica o teologia sistematica, ma generalmente si propone di affrontare temi di cultura e attualità dal punto di vista ortodosso e può vantare di aver pubblicato articoli di alcuni tra i più grandi teologi viventi che fanno parte di quella Chiesa, come Kallistos Ware e David Bentley Hart.

I detrattori di Public Orthodoxy accusano la rivista di elitismo accademico e di avere una linea politica eccessivamente progressista, critiche non del tutto infondate.


Con queste premesse, non è difficile capire come il mondo ortodosso occidentale stia reagendo al conflitto in corso. Anche prima di esso, specialmente tra gli accademici, l’opinione diffusa del Patriarcato di Mosca e della sua alleanza con Putin era tutt’altro che positiva e non è una sorpresa che sia deteriorata ulteriormente in questo periodo. Le parole di condanna sono forti e chiare, ma spesso si ha l’impressione che neanche stavolta siano scevre di elitismo accademico, come se il punto fosse che un’interpretazione dell’Ortodossia come quella data dalla propaganda russa non sia che il risultato naturale del non lasciare la fede nelle mani di studiosi e teologi. Ma è anche qui che, dopo il Rinascimento ortodosso in chiave globale di cui parla Gavrilyuk, le componenti etniche di questa religione ritornano a farsi sentire. Un esempio calzante è quello del sacerdote ucraino Bohdan Oghulchanskij, che scrive:

Questa assistenza (verso l’Ucraina, n.d.t.) dovrebbe essere primariamente militare perché il male del mondo si inchina solo alla forza reale. Ma questa forza deve essere anche saggia e coerente, così che il pazzo delirante (Putin, n.d.t.) non distrugga il mondo. [3]

Naturalmente questi discorsi non sono poi così diversi da quelli che fa il Patriarca Cirillo quando parla della necessarietà dell’intervento russo in Donbass. Evidentemente è il caso di chiederci se la presenza a Mosca di una cattedrale dedicata alle Forze Armate russe non debba portarci a costruire un’altra cattedrale, stavolta dedicata alla NATO, magari a New York City o a Kiev.


Con questo in mente, una valutazione che si può dare della consacrazione da parte di Papa Francesco è che questa porta con sé un elemento positivo e uno negativo. Quello positivo è che Francesco dimostra di avere a cuore un aspetto che non sembra interessare molto né a Bartolomeo né a Cirillo, ovvero la fine di questa guerra e la pace tra i russi e gli ucraini. Quello negativo è che questa consacrazione sembra dare corda ai cattolici più estremisti quando dicono che questi popoli debbano abbandonare una forma scismatica di cristianesimo e unirsi al Pontefice di Roma. Gli ortodossi hanno già fatto esperienza di orde di missionari evangelici recatisi nell’Europa dell’Est dopo la caduta del muro di Berlino per cercare di convertire delle popolazioni già cristiane, e non sembrano aver mai richiesto di essere consacrati al cuore immacolato della Madre di Dio. Come riassume Katherine Kelaidis:

La devozione mariana è condivisa tra le due antiche metà del mondo cristiano. Perché includere così esplicitamente una dottrina che può essere vista come un simbolo dei tentativi cattolici di cambiare la teologia ortodossa? [4]

Come spero di essere riuscito a comunicare, non si può dire di aver compreso le ragioni dietro l’invasione russa dell’Ucraina senza tenere conto della retorica e delle convinzioni morali legate alla religione ortodossa. Un momento così buio della Storia non rende giustizia a un patrimonio spirituale così profondo, e la speranza è quella che possa esserci presto pace tra questi popoli, di modo che nessuno debba continuare a pensare alla religione venendo torturato dallo spettro della guerra.


Fonti: [1] Berdjaev, Nikolai Aleksandrovic: Nihilism on a religious soil, 1907, trad. inglese Stephen Janos (traduzione in italiano ad opera dell'autore dell'articolo) [2] Per una spiegazione più specifica di questo fenomeno, vedi Gavrilyuk Paul L., The Orthodox Renaissance, First Things, dicembre 2012,

https://www.firstthings.com/article/2012/12/the-orthodox-renaissance [3] Oghulchanskij Bohdan, Does Europe have a Christian basis for actively supporting Ukraine against the evil attack? Public Orthodoxy, 09 marzo 2022, https://publicorthodoxy.org/2022/03/09/ [4] Kelaidis Katherine, Holy Father, you’re not helping: the problem with the Pope’s plan to consacrate Russia and Ukraine to the immaculate heart of Mary, Religion Dispatches, 24 marzo 2022, https://religiondispatches.org/