• Lorenzo Pucci

La notte di Orbàn: battaglie vinte e futuro incerto


Nella notte tra il 3 e il 4 aprile, Viktor Orbàn annunciava a tutta l’Europa la vittoria delle elezioni politiche ungheresi. I sondaggi davano favorito Fidesz, il partito del presidente, eppure nel discorso con cui ha rivendicato la vittoria Orbàn ha sentito la necessità di ricordare a tutti i suoi avversari che il Paese è ancora sotto il suo controllo e di conseguenza seguirà la sua agenda politica. Nella giornata di domenica 3 aprile gli elettori ungheresi avevano anche la possibilità di votare per il controverso referendum sulla “Protezione dei bambini dalla propaganda LGBT”, che invece non ha raggiunto il numero legale di voti validi.


Coalizioni, Campagne elettorali e Gerrymandering

A sfidare Fidesz il 3 aprile c’era una coalizione di partiti “Anti Orbàn” chiamata Uniti per L’Ungheria. Guidati da Péter Màrki-Zay, sindaco della città di Hódmezővásárhely, l’alleanza voleva rappresentare un’alternativa a Fidesz. Al suo interno però c’erano sicuramente troppe anime: si trattava, infatti, di una coalizione fortemente eterogenea composta da sei partiti con visioni socialiste, nazionaliste, ecologiste e liberali. [1]


La vittoria di Orbàn, per quanto favorito dai sondaggi, non era scontata come nelle altre occasioni. Màrki-Zay all’estero è visto come il più grande avversario di Orbàn dal 2006: un sindaco di successo che ha imparato ad amministrare sul campo, con una forte base di attivisti e con il favore dell’opinione pubblica estera. [2] Nonostante le premesse alla fine è arrivata la sconfitta: quello che molti sicuramente non hanno ricordato è la particolarità del sistema ungherese. Lo stesso Màrki-Zay, nel momento in cui ha dichiarato la sconfitta ha parlato di “sistema ingiusto e disonesto” riferendosi a ciò che Orbàn e Fidesz dal 2010 riescono a fare grazie alle corpose maggioranze parlamentari di cui dispongono. I media nazionali sono tutti sotto il controllo governativo e attraverso questi vengono condotte le campagne politiche care al governo. A questo giro elettorale per poter screditare Màrki-Zay si è rilanciata, tra le tante accuse, una fake news elaboratissima: si sosteneva che Uniti per l’Ungheria fosse una lista collegata al miliardario George Soros e ad altri membri internazionali del mondo “Liberal”, con l’obiettivo di distruggere la sovranità ungherese e altre teorie complottiste riguardanti omosessualità e famiglia tradizionale. [3]


La coalizione di Màrki-Zay è stata poi danneggiata dal sistema elettorale ungherese. In Ungheria è presente una sola camera, eletta ogni quattro anni sulla base di una legge elettorale ibrida: dei 199 seggi disponibili 106 vengono decisi attraverso l’uso del sistema maggioritario. In parole povere, chi vince nella circoscrizione vince il posto; i restanti 93 vengono decisi su base nazionale attraverso il sistema proporzionale. [4] Un quadro che va a penalizzare fortemente i grandi centri abitati come Budapest, che già da diversi anni votano in modo diametralmente opposto rispetto alle aree rurali. A questo si aggiunge il Gerrymandering, una pratica che consiste nel modificare i confini dei distretti elettorali al fine di ottenere un distretto vincente per il proprio partito. Stando a una ricerca condotta dall’Economist, per poter sopperire agli effetti delle modifiche distrettuali compiute da Fidesz a Uniti per L’Ungheria sarebbe servito prendere almeno il 53% dei voti. [5]


Budapest sempre più isolata

Viktor Orbàn ha annunciato all’Europa di aver vinto le elezioni ma l’ha fatto in modo particolare: ha parlato chiaramente ai suoi nemici. Tra questi figurano il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che recentemente lo aveva accusato di essere l’unico primo ministro dell’Unione Europea a supportare apertamente Vladimir Putin. [6] Il governo di Budapest ha portato avanti in queste settimane una politica di contrasto rispetto alle altre nazioni europee: l’Ungheria fa parte di quel gruppo di Paesi europei che non sono favorevoli alle sanzioni sulle materie prime e, inoltre, il ministro degli esteri Péter Szijjártó ha ribadito che il governo indurirà la sua posizione per difendere i propri interessi nazionali. [7] Questa posizione ha certamente fatto gelare i rapporti con Varsavia: la Polonia è, infatti, uno dei Paesi europei con la posizione più dura nei confronti di Mosca. L’ approccio ambiguo di Orbàn ha spinto il presidente del Consiglio dei ministri polacco Morawiecki a prendere dei provvedimenti: ci sono così state delle discussioni interne al Gruppo Visegrad che hanno portato all’annullamento dell’incontro sulle questioni riguardanti la difesa previsto per l’ultima settimana di marzo, mettendo in crisi la stabilità dell’intero gruppo. [8]


Nel mirino del primo ministro ungherese c’è anche l’Unione Europea con i suoi “Burocrati di Bruxelles”: la disputa sui fondi europei vincolati al rispetto dello stato di diritto si è conclusa con il rigetto del ricorso ungherese da parte dei giudici della Corte di Giustizia. [9] Perdere i finanziamenti europei rappresenterebbe un grave danno per l’economia ungherese, ma questo non sembra spaventare il governo.


L’euforia di queste ore per i simpatizzanti di Fidesz rischia in futuro di trasformarsi in preoccupazione. L’agenda politica di Orbàn sta allontanando sempre di più l’Ungheria dall’Unione Europea, andando a minare rapporti storici come quelli in seno al Gruppo Visegrad. Il governo di Budapest non ha mai nascosto la possibilità di seguire la via inglese e indire un referendum su un’ eventuale uscita dell’Ungheria dall’Unione, nonostante la popolazione sia fortemente europeista e conscia dell’importanza che riveste l’UE per la stabilità economica del Paese. [10] Il rischio è di arrivare a un punto in cui sarebbe sconveniente per la stessa UE mantenere i rapporti con Budapest: la condotta di Bruxelles è sempre stata fortemente criticata da diversi gruppi politici in seno all’Europarlamento, che chiedono da diversi anni dei seri provvedimenti a tutela delle persone colpite dalle decisioni politiche di Orbàn.


Fonti:

[1] L. Rosati, Perché il voto in Ungheria è fondamentale per gli equilibri europei, 29 marzo 2022, Youtrend, https://www.youtrend.it/2022/03/29/perche-il-voto-in-ungheria-e-fondamentale-per-gli-equilibri-europei/

[2] N. Thorpe, Peter Màrki-Zay: Could this man oust Hungary’s PM Viktor Orban?, 18 ottobre 2021, BBC, https://www.bbc.com/news/world-europe-58954012

[3] T. Gosling, Hungary’s Parliamentary Elections: All You Need to Know, 31 marzo 2022, Al Jazeera, https://www.aljazeera.com/news/2022/3/31/hungarys-parliamentary-elections-all-you-need-to-know

[4] R. Palfi, Alcune cose da sapere sulle elezioni da sapere sulle elezioni in corso in Ungheria, 03 marzo 2022, Rai News,

https://it.euronews.com/2022/04/03/alcune-cose-da-sapere-sulle-elezioni-in-corso-in-ungheria

[5] Redazione, A Wild Gerrymander makes Hungary’s Fidesz party hard to dislodge, 2 aprile 2022, The Economist, https://www.economist.com/graphic-detail/2022/04/02/a-wild-gerrymander-makes-hungarys-fidesz-party-hard-to-dislodge

[6] Redazione, Zelensky to Orban: We saw no effort to stop war, 3 aprile 2022, Ukrinform, https://www.ukrinform.net/rubric-polytics/

[7] D. Caretta, Orbàn mette il veto alle sanzioni sul petrolio russo, e altri si nascondono dietro Budapest, 22 marzo 2022, Il Foglio,

https://www.ilfoglio.it/esteri/2022/03/22/news/

[8] V. Jack, Visegrad defence meeting called off over Russia split, 29 marzo 2022, Politico, https://www.politico.eu/article/visegrad-group-ukraine-russia-war-orban-putin-war-zelenskyy/

[9] B. Romano, Corte UE respinge ricorso di Ungheria e Polonia sullo stato di diritto, 16 febbraio 2022, Il Sole24ore, https://www.ilsole24ore.com/art/corte-ue-respinge-ricorso-ungheria-e-polonia-stato-diritto-AEtS8MEB?refresh_ce=1

[10] Ivi.