• Giulio Ardenghi

La responsabilità di avere figli


Un’immagine recentemente condivisa da molte persone su Facebook in questi giorni cattura un piccolo scambio tra due utenti, probabilmente avvenuto nello stesso social network, sul tema dell’avere figli.

Questo scambio vede il primo dei due utenti postare una foto di due bambini piccoli e chiedersi come sia possibile che ci siano persone che non vogliano avere figli anche a fronte della loro bellezza.

La risposta completa del secondo utente è: “Perché non vedo un carino giocattolo quando vedo un bambino, ma un’enorme responsabilità. Una responsabilità tanto grande che consumerà anni della mia vita. Non è un cagnolino o un gattino, che possono sopravvivere a casa da soli. Devi letteralmente essere presente tutto il tempo con un bambino. Ogni azione contribuirà alla crescita e alla formazione del destino di quel bambino. Il mondo sta andando in m***a perché tutti noi abbiamo problemi che si possono ricondurre ai nostri genitori. Essere un genitore è il lavoro più importante su questo pianeta. Quindi smettetela di far nascere i bambini perché sono carini. State rovinando il bambino e il mondo in cui viviamo.”


Personalmente, dubito che la maggior parte delle persone che stanno condividendo quell’immagine sia davvero convinta che la causa dei problemi che attanagliano il genere umano sia che i genitori mettono al mondo figli perché questi sono “carini”, ma a parte ciò il discorso tocca punti interessanti e più che mai attuali.


Una prima considerazione è che c’è di sicuro del merito nell’esortare a non considerare i propri figli come dei meri trofei da esibire, poiché non c’è bisogno (spero) di convincere nessuno che i bambini siano delle persone tanto quanto gli adulti. In realtà, spesso i bambini ricevono un odio immeritato nei discorsi comuni. Ad esempio, quando qualcuno dichiara che non gli piacciono i bambini perché sono rumorosi, non sanno badare a se stessi etc. egli viene di norma assecondato o lodato per il suo coraggio e indipendenza di pensiero, mentre verrebbe (giustamente) osteggiato se dicesse esattamente la stessa cosa riguardo agli anziani o alle persone in situazione di disabilità.


La seconda considerazione è che quello che il secondo utente della nostra immagine vede come un comportamento da evitare, ovvero far nascere bambini perché si ha qualche “secondo fine” egoista; è ciò che succede in tutti i casi di procreazione secondo i più importanti esponenti dell’antinatalismo, ovvero la filosofia che afferma che mettere al mondo figli sia moralmente sbagliato. Appellandosi all’imperativo categorico di Kant, Julio Cabrera scrive: “L’usare l’altro come mezzo è abbastanza chiaro in molti casi di procreazione: figli per superare crisi matrimoniali, o come armi della propria crisi (figli di genitori divorziati messi in situazioni di scelte traumatiche, corruzione e spionaggio) o per riempire il vuoto di vite che “hanno perso il loro senso”, prendersi cura dei genitori nella vecchiaia, rivendicare o provare qualcosa a terze persone, essere eredi a qualche trono, essere nuovi proprietari di una grande azienda o, semplicemente, per “fare quello che non ho fatto io””. [1]

Secondo il pensatore argentino, se siamo d’accordo con Kant che una persona non vada mai vista come un mezzo ma solo come un fine, allora procreare è sbagliato perché chi lo fa usa i suoi figli come mezzo per raggiungere un qualche obiettivo, che sia il conformarsi a quello che fanno tutti gli altri o il semplice bearsi della visione della propria creatura.


Senza entrare nel dettaglio, è necessario tenere a mente che se il ragionamento qui sopra sembra a prima vista inconfutabile, viene poi naturale chiedersi per quale motivo il concetto di “amore” e quello di “desiderio” debbano per forza escludersi reciprocamente. Tuttavia, sarebbe interessante chiedere alle persone che condividono quell’immagine se sono d’accordo con Cabrera quando dice che c’è sempre qualcos’altro che spinge i genitori ad avere figli, oltre all’amore incondizionato per i figli stessi. Sarebbero disposte ad affermare che il modo per evitare che “il mondo vada in m***a” sia quello di estinguerci volontariamente?


Naturalmente tutto questo discorso non significa che sia giusto avere figli solo perché sono carini, perché tutti ce li hanno etc, né che sia giusto farlo per utilizzare i propri bambini come “tappabuchi” per situazioni complicate o per avere un paio di braccia in più nell’azienda di famiglia.

Il punto è che considerare i propri figli come qualcosa che consumerà anni preziosi della propria vita apre la porta a molti di quei problemi che il bambino si porterà per sempre dietro di cui parlava l’immagine.

Anche questo è un atteggiamento da correggere se siamo davvero convinti che essere un genitore sia il lavoro più importante di questo pianeta.


Fonti: [1] Cabrera, Julio e Di Santis, Thiago Lenharo, Porque te amo, nao nasceràs! Nascituri te salutant, p. 55, LGE Editora, Brasilia (2009)