• Francesco Serra

La via “oltre” la seta


(Via della Seta – fonte: wikipedia)


Non appena sentiamo nominare l’espressione “Via della Seta” la nostra percezione moderna ci porta naturalmente a immaginare infinite carovane composte da mercanti abbigliati con vesti esotiche in groppa a cammelli, i quali, partendo dalla Cina per giungere all’Europa, o viceversa, e facendo tappe intermedie, attraversavano pianure, fiumi, montagne, deserti e disparati pericoli al fine di portare quello che era uno dei prodotti più pregiati mai comparsi sul mercato in tutta la storia umana, appunto, la seta. Far parte di queste carovane in un modo o nell’altro fu un’esperienza che toccò ovviamente anche il celeberrimo esploratore veneziano Marco Polo, che compì il suo viaggio in Oriente verso la fine del XIII secolo; infatti spesso e volentieri associamo proprio la sua figura all’ambito della Via della Seta.


Riconosciuta dall’UNESCO nel 2014 come Patrimonio dell’Umanità[1], la Via della Seta fu senza dubbio il più importante catalizzatore che determinò i contatti fra Oriente e Occidente almeno fin dall’epoca medievale. Eppure (forse lo si dà troppo per scontato) tali contatti risalgono a ben più di mille anni prima di Marco Polo, e soprattutto non furono funzionali al solo trasporto della seta, anzi, non sarebbe poi così assurdo pensare, come vedremo a breve, che fosse un’attività secondaria in fin dei conti.

Prima di tutto andrebbe notato che l’espressione “via della seta”, coniata per la prima volta nel 1877 dal barone Ferdinand von Richthofen[2], risulta per certi versi impropria, in quanto non bisogna immaginarci una sorta di antica “autostrada” a doppio senso che attraversava le nazioni, bensì una rete di strade che si precorreva tramite itinerari sia terrestri sia marini.


Inoltre, a quale epoca possiamo far risalire ufficialmente queste “vie” della seta?

Stando alle antiche fonti, come Erodoto (V secolo a.C.), già l’Impero Persiano era dotato di un fitto reticolato stradale che connetteva le più importanti città sui confini imperiali ma alle quali si congiungevano altre vie commerciali che partivano dall’India o dall’Asia Centrale. Tuttavia, quelle che potremmo definire come prime vie di comunicazione tra Oriente e Occidente volte a scambiare merci preziose quali la seta, si instaurarono con la comparsa dei cosiddetti Regni Ellenistici, nati dalla disgregazione dell’impero di Alessandro Magno (III secolo a.C.), in particolare il Regno Greco-Battriano (collocato grosso modo nell’odierno Afghanistan Settentrionale), in cui convogliavano gli itinerari terrestri, e il Regno Tolemaico (in Egitto) che aveva praticamente il monopolio delle rotte marittime passanti per la Penisola Arabica[3]. In seguito, con la completa dominazione romana sul Mediterraneo e visto che già dal I secolo a.C. le vie continentali erano ormai diventate esclusive dell’Impero Partico in Medio Oriente, si intensificarono le rotte marittime per l’Oceano Indiano, in modo tale da arrivare direttamente alle “fonti” di produzione della seta ed evitare di pagare ingenti dazi alle popolazioni partiche.


Non è ben chiaro se il desidero di consolidare i rapporti commerciali fosse partito da Oriente o da Occidente, ma pare che negli antichi archivi cinesi sia riportata la visita di ambasciatori-mercanti romani che, inviati da Marco Aurelio nel 166 d.C., portarono in dono all’imperatore Huan-ti dei prodotti non necessariamente preziosi ma comunque tipici dell’area Mediterranea (avorio, corna di rinoceronte africano, gusci di tartaruga e forse vino e olio); pertanto possiamo individuare dei rapporti più diretti fra Impero Romano e Impero Cinese almeno a partire da codesta data[4].

In ogni caso i contatti di natura commerciale fra i continenti in epoca antica sono ben documentati dalle testimonianze archeologiche, da un lato con le vesti in seta raffigurate persino nelle pitture pompeiane, appannaggio dell’aristocrazia romana, dall’altro grazie ai ritrovamenti in situ di ceramica aretina, monete e gemme incise di produzione romana, avvenuti tra India, Cina e Sud-Est Asiatico[5].


(Foto: Menade danzante con abito in seta dalla Casa del Naviglio, Pompei I sec. d.C., oggi al Museo Archeologico di Napoli).


In realtà, la vera importanza di questi interscambi non stava nel valore in sé delle merci che sorprendentemente circolavano tra un continente e l’altro, bensì stava in coloro che accompagnavano tali merci, ovverosia i mercanti (e non), con le loro idee e le loro culture.

Come in fondo lo sono tutte le interazioni di tipo commerciale, la Via della Seta in particolar modo fu un contesto in cui i viaggiatori poterono entrare in contatto con realtà anche totalmente differenti rispetto a quelle a cui erano abituati, dando così vita a delle vere e proprie commistioni culturali, fenomeni che furono tanto consistenti da influenzare sensibilmente, se non addirittura introdurre come novità, i modi di pensare e gli aspetti di una società.


Per quanto possa suonare strano, a partire dal III secolo a.C., specialmente con l’ambasceria dell’emissario imperiale Zhang Qian, il popolo cinese e quelli ad esso limitrofi entrarono in contatto con la cultura greca (d’altro canto già “ibridata”) attraverso i Regni Ellenistici situati fra Medio Oriente e Asia Centrale, finendo per assimilare determinate forme di rappresentazione artistica, in quanto attratti dal nuovo e dall’inusuale che proveniva dall’Occidente, una sorta di fascino esotico “ribaltato”, potremmo dire, esattamente come l’Occidente viene tuttora attratto da ciò che proviene dall’Oriente.

Ne è un sorprendente esempio l’arazzo di Sampul, rinvenuto nella regione cinese di Xinjiang in una tomba databile tra il III-II secolo a.C. presso il bacino del Tarim, poiché la sua iconografia propone un soldato probabilmente macedone (occhi chiari, profilo greco) dotato di lancia (sarissa?) e diadema, ma soprattutto un centauro circondato da motivi fitomorfi a rosette, chiaro repertorio dell’arte e della numismatica ellenistica. Ciò ha fatto ipotizzare, con relativa certezza, che l’arazzo fosse stato un oggetto di pregio prodottonel Regno Greco-Battriano secondo il gusto delle popolazioni situate al di là delle catene montuose dell’Hindu Kush e perciò destinato ad essere esportato[6].


(Foto: Arazzo di Sampul, III-II sec. a.C., Museo dello Xinjiang).



I traffici lungo la Via della Seta favorirono inoltre la diffusione delle religioni, in primis del buddhismo, che risultò molto praticato addirittura nei Regni Ellenistici orientali a fianco al Pantheon Olimpico e che fu attestato qui ancor prima che in Cina e nelle altre regioni dell’Estremo Oriente. A tal proposito è doveroso precisare che, sebbene diversi studiosi si mostrino ancora scettici, molto probabilmente le prime rappresentazioni antropomorfe di Buddha sono comparse con l’arrivo in Oriente dell’arte ellenistica e del pensiero che essa rifletteva, finendo per affascinare la filosofia buddhista attraverso la statuaria greca[7].

Lo stesso cristianesimo, per la precisone il nestorianesimo, dottrina nata in Persia nel V secolo in contrapposizione alla Chiesa “ufficiale” per questioni dogmatiche, si diffuse notevolmente sfruttando gli itinerari commerciali, tanto da riuscire a impiantare delle comunità monastiche stabili in India e Cina, almeno per quanto riguarda il VI-VII secolo.


Oggi sicuramente non esistono più le esotiche carovane che viaggiano in groppa ai cammelli lungo vie impervie dall’Asia all’Europa e viceversa, ma nonostante ciò esiste comunque una “moderna” Via della Seta” (Belt and Road Initiative, nome ufficiale dato all’iniziativa economica promossa dal presidente della Repubblica Popolare CineseXi Jinping a partire dal 2013), più dinamica, intrisa di più fattori e ovviamente finalizzata a connettere molti più paesi grazie al fenomeno della globalizzazione.


L’evoluzione di questa straordinaria rete commerciale e soprattutto culturale ci dimostra che, per quanto possano cambiare i millenni, le nazioni, le lingue e la tecnologia a disposizione, in un modo o nell’altro i popoli per natura saranno sempre protesi a sfidare le distanze e l’ignoto pur di stringere rapporti fra loro.

[1]http://whc.unesco.org/en/list/1442 [2]D.A. Bertozzi, La nuova via della seta, DIARKOS, 2019, pp. 7-23. [3]H. Bengtson, L’antica Grecia, Il Mulino, 1989, pp. 435-476. [4]A. Angela, Impero. Viaggio nell’impero di Roma seguendo una moneta, ELCOGRAF S.p.A., 2010, pp.450-455. [5]B. Borell, B. Bellina & B. Chaisuwan, Contacts between the Upper Thai-Malay Peninsula and the Mediterranean World, in Before Siam: Essays in Art and Archaeology, River Books & The Siam Society, 2014, pp. 99-117; https://mediterraneoantico.it/articoli/archeologia-classica/due-antiche-monete-romane-ritrovate-tomba-cina/. [6]F. Wood, The Silk Road: Two Thousand Years in the Heart of Asia, British Library, 2002, pp. 36-47. [7]G. T. Halkias "When the Greeks Converted the Buddha: Asymmetrical Transfers of Knowledge in Indo-Greek Cultures", In Trade and Religions: ReligiousFormation, Transformation and Cross-Cultural Exchange between East and West,ed. Volker Rabens. Brill Publishers, 2013, pp. 65-115.