• Alessandro Usai

Le Case della Comunità: come cambierà il SSN con il DM 71?


Abbiamo assistito, durante la quarantena, a tutte le manovre di potenziamento per l’assistenza ospedaliera che sono state apportate e che hanno aumentato la spesa del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Ma l’ospedale non è l’unico punto fondamentale che sta alla base dei nostri Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e in questi mesi si sta decidendo come modificare e potenziare il nostro SSN da un punto di vista dell’Assistenza Territoriale. Per quest’ultima, che insieme a quella ospedaliera e alla Prevenzione e sanità pubblica sono le tre grandi macroaree tutelate dai LEA dall’ultimo Dpcm del 12 gennaio 2017 [1], si è deciso di utilizzare i soldi stanziati per la Missione 6 del PNRR (riservato alla sanità).


Questa bozza di piano per la modifica e il potenziamento del SSN si trova nel documento che è stato temporaneamente chiamato “DM 71”.[2]


Quali saranno i punti fondamentali? [3]

Tra le novità più importanti ci sarà la costituzione di Distretti che avranno una capienza di 100.000 abitanti (criteri solo orientativi che cambieranno in base alla densità di popolazione), secondo modelli realizzati su misura per le varie realtà territoriali e la costituzione delle “Case della Comunità” (modelli hub e spoke), ovvero dei luoghi fisici facilmente accessibili dall’utenza che andranno a integrare il nostro servizio sanitario. Le CdC, ne sono previste 1.288 unità entro il 2026, avranno due funzioni: la prima sarà quella dell'utilità per i pazienti che non mostrano vere e proprie cronicità, ma che si trovano in un periodo di degenza breve, o nella fase di dimissioni ospedaliere; la seconda, sarà quella di fare formazione e prevenzione ai pazienti che spesso, non conoscendo i propri problemi salute, tendono a sopravvalutarli o a sottovalutarli, con il rischio che a causa dell’infodemia possano presentarsi problemi come l’affollamento negli ospedali e nei pronto soccorso (la pandemia lo ha fortemente dimostrato).

Figura 1:

Classificazione delle degenze


Di conseguenza, in questa nuova fase del nostro SSN si punta a fare maggiore prevenzione sulla salute del paziente, sulla sua formazione (anche grazie alla telemedicina, che sarà possibile dall’interno delle CdC e garantire un maggiore accesso all’assistenza sanitaria).

Questo nuovo sistema delle Case di Comunità è ispirato dal modello organizzativo sperimentale delle Case della Salute che già viene adoperato in Emilia Romagna, definite come “Un luogo facilmente riconoscibile e raggiungibile in cui si concentrano i professionisti e i servizi”. [4]

Sarà prevista una Casa della Comunità ogni 40.000-50.000 abitanti, con un numero di 15-20 posti letto per modulo, un massimo di 2 moduli e per quanto riguarda il personale:

  • 10 infermieri

  • 1 coordinatore infermieristico

  • 1 assistente sociale

  • Massimo 8 unità di personale di supporto (tra sociosanitario e amministrativo).

Ma la cosa più importante è che questi hub saranno posti in cui i medici di base potranno fare assistenza ai propri pazienti. Sarà infatti garantita una presenza medica h24 e una presenza infermieristica h12 entrambi 7 giorni su 7 (le fasce e i servizi cambieranno leggermente tra i modelli spoke e hub).


Criticità del sistema

Per la Missione 6 del Pnrr sono stati stanziati un quantitativo di 15,63 miliardi suddivisi in due capitoli: il primo (7 miliardi) predisposto per “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale”; il secondo (8,63 miliardi) per “Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale”. Questo ingente investimento per il potenziamento del SSN verrà utilizzato esclusivamente per la realizzazione delle strutture e questo porta il primo problema di questa innovazione: come verrà mantenuto il personale?

  • Attualmente non sono previste le assunzioni del personale, se non prima del 2027 (data che sancisce l’inizio delle attività). Successivamente a questa data, per le 1.288 Case della Comunità sono previsti 661 milioni di euro che saranno necessari per il mantenimento del personale sopramenzionato e ad oggi non sono ancora state menzionate le fonti con cui verrà sostenuto questo investimento. Di conseguenza, il governo avrà come termine inizio 2027 per trovare nuove fonti per il sostegno dell’intero sistema. [5]

Figura 2:

Costi del personale delle Case della Comunità

  • Il secondo grande problema viene dal malcontento giustificato dei medici di base che affermano come, nonostante il governo continui a stanziare ulteriori fondi per l’assistenza territoriale, il personale per poter gestire le CdC non sia abbastanza e che se queste strutture rimarranno vuote i problemi ricadranno solamente sui pazienti. [6]


Fonti:

[1] Gazzetta Ufficiale, Decreto del Presidente del Presidente del Consiglio dei ministri, 12 gennaio 2017, https://www.gazzettaufficiale.it/ [2] Filippo Palumbo e Maria Giuseppina La Falce, Tutte le criticità del “DM 71", Quotidiano sanità, 7 marzo 2022, https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=102959 [3] UMPNRR-MDS, https://www.quotidianosanita.it [4] Case della Salute, Regione Emilia-Romagna/Salute,

https://salute.regione.emilia-romagna.it/cure-primarie/case-della-salute

[5] Francesco Pesaresi, 3.7. Le case della comunità: cosa prevede il PNRR. Qualche criticità significativa, welforum.it, 25 maggio 2021,

https://welforum.it/il-punto/verso-un-welfare-piu-forte-ma-davvero-coeso-e-comunitario/le-case-della-comunita-cosa-prevede-il-pnrr/ [6] Cecilia Rossi, Sciopero medici: 1 e 2 marzo chiusi alcuni ambulatori. “Non siamo tappabuchi”, Il Ducato, 28 febbraio 2022,

http://www.ilducato.it/2022/02/28/sciopero-medici-di-base-l1-e-il-2-marzo-chiusi-alcuni-ambulatori-non-siamo-tappabuchi/


Fonte copertina: Regione Lombardia