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  • Paolo Falqui

Lingue regionali: un passo verso il nazionalismo o un patrimonio da promuovere?

Corsica, Sardegna, Valencia: le diverse posizioni di Francia, Italia e Spagna sugli idiomi regionali


Lo scorso 9 marzo, il tribunale amministrativo di Bastia ha annullato due articoli dei regolamenti dell’Assemblea Corsa e del Consiglio Esecutivo Corso in quanto incostituzionali. Sembrerebbe una notizia da poco, tuttavia le implicazioni possono riguardarci da vicino, o perlomeno spingerci a una riflessione più ampia. Infatti, il tema centrale della decisione è l’utilizzo della lingua corsa nei dibattiti nell’Assemblea e nel Consiglio, che il tribunale ha dichiarato in aperto contrasto con l’articolo 2 della Costituzione Francese, che impone il francese alle personalità pubbliche, nonché private in funzione di pubblico servizio. [1]


Se dal punto di vista giuridico la sentenza del tribunale appare, seppur severa, inevitabile (la Costituzione è molto chiara), è evidente come sia la Costituzione (datata 1958) sia la macchina statale francese siano espressione di un centralismo estremo (caratteristica storica dello Stato Francese), che non sembra disposto a concedere la più minima forma di riconoscimento alle minoranze culturali e linguistiche presenti, come appunto la Corsica o la Bretagna. Questo atteggiamento, inasprito da decenni di conflitti e tensioni con il nazionalismo corso, va decisamente in controtendenza rispetto agli intenti di altri Stati, soprattutto a livello europeo, di preservare la biodiversità culturale nei limiti del possibile. Non si può non notare come questo giro di vite sulla lingua corsa arriva in risposta a una rinnovata tensione nazionalista, sfociata nei disordini del marzo 2022 in seguito al tentato omicidio in carcere di Yvan Colonna, importante esponente dell’indipendentismo [2] [3], come se lo Stato centrale avesse paura che il mai domo nazionalismo corso (oggi coalizione di maggioranza in Corsica) possa causare sconvolgimenti al livello di ciò che successe in Catalogna.


La vicenda corsa è fortemente caratterizzata dalle relazioni tra il governo centrale e quello isolano, tuttavia ci può dire qualcosa anche sulla situazione della lingua sarda, quali sono le opportunità e quali gli ostacoli. Per lungo

tempo, durante tutta la Monarchia dei Savoia e oltre, lo Stato Italiano non si è comportato in modo molto differente rispetto alle lingue minoritarie presenti; la ratio dell’imposizione dell’italiano fu evidente ed espressa dalla famosissima frase attribuita a Massimo D’Azeglio “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”. Parole che rendono chiara oggi la necessità di unire culturalmente parti d’Italia che erano state separate per secoli e che fondamentalmente non avevo una lingua comune. Questo processo toccò la sua vetta con il fascismo, che nella sua idea di Nazione insistette fortemente sulla repressione dei regionalismi e per indi delle lingue minoritarie. Al contrario già la Costituzione del 1948, in modo molto progressista, ci dice agli articoli 5 e 6 che lo Stato Italiano deve tutelare le minoranze e le loro lingue, seguendo i principi del decentramento. Tuttavia, sappiamo che i principi costituzionali hanno faticato a trovare attuazione, e la situazione della lingua sarda paradossalmente è ancor più deficitaria di quella della lingua corsa, fortemente osteggiata sì, ma insegnata anche nelle scuole.


D’altronde l’Italia, come la Francia, non ha ancora ratificato la "Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie", scritta dal Consiglio d’Europa e che sicuramente aiuterebbe anche l’istituzionalizzazione del sardo, data la sua natura giuridicamente vincolante. [4] Il cammino della lingua sarda, al momento, è solo all’inizio, grazie allo standard ortografico approvato nel 2006 per i documenti del Consiglio Regionale e la Legge Regionale di disciplina della politica linguistica sarda del 2018 che permette di insegnarlo. [5] Sebbene i movimenti indipendentisti sardi, per ovvie ragioni, siano in prima fila nella rivendicazione dell’utilizzo del sardo, è bene rimarcare che l’identità regionale e l’utilizzo di una lingua differente non necessariamente portano a un rafforzamento del sentimento indipendentista, principale spauracchio della politica nazionale (ma anche regionale). Per trovare un esempio di come

possano convivere lingua e identità regionale con la partecipazione a uno Stato unitario basta guardare in Spagna, Paese delle forti autonomie regionali e che da tempo ha attuato una politica di tutela e promozione delle lingue regionali, non solo nei territori più conosciuti per le loro aspirazioni nazionaliste come Catalogna o Paesi Baschi, ma anche lì dove l’indipendentismo è in grande minoranza come nella Comunidad Valenciana.


Proprio Valencia può essere presa come modello per il suo sistema bilingue, castigliano e valenciano, promosso sia nelle scuole, dove si studia in entrambe le lingue dalle elementari fino alla università (chi scrive in Erasmus ho seguito lezioni in valenciano, ndr), sia sul posto di lavoro, pubblico e privato. Se è pur vero che lo standard del valenciano fu stipulato nel 1936 con "las Normas de Castellón" e dunque ha avuto più tempo per istituzionalizzarsi, va ricordato anche il forte centralismo imposto dalla dittatura di Francisco Franco, finita solo nel 1975. La scuola e le istituzioni sono dunque fondamentali per la tutela di una lingua minoritaria e ciò non inficia l’apprendimento di altre lingue né la capacità di parlare l’idioma nazionale.

Inoltre, a differenza di quanto accade nella vicina Catalogna, nelle Cortes (l’equivalente del Consiglio Regionale) il peso dei partiti indipendentisti è minoritario, avendo ottenuto solo un 16% nelle ultime elezioni, risultando il quarto partito. [6]


Gli esempi opposti di Corsica e Valencia evidenziano come non vi sia un’unica soluzione né un’unica realtà, tuttavia sembrano maturi i tempi per poter salvare e promuovere l’enorme patrimonio linguistico presente nella nostra Regione, aspirazione che dovrebbe trascendere sterili strumentalizzazioni politiche.


Fonti:

[1] Redazione, L'usage du corse à l'Assemblée de Corse interdit par la justice, Le Figaro, 10 marzo 2023, https://www.lefigaro.fr/actualite-france/

[2] Redazione, Che cosa sta succedendo in Corsica, Il Post, 12 marzo 2022, https://www.ilpost.it/2022/03/12/corsica-manifestazioni-yvan-colonna/

[3] Davide Casula, La Corsica insorge, TocToc Sardegna, 29 marzo 2022, https://www.toctocsardegna.org/post/la-corsica-insorge

[4] Consiglio d'Europa, Firme e ratifiche dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, https://www.coe.int/it/

[5] Riccardo Fanni, Legge sulla lingua Sarda: le principali novità in 12 punti, Unica Radio, 17 giugno 2018, https://www.unicaradio.it/blog/2018/06/27/legge-sulla-lingua-sarda-le-principali-novita/

[6] Elecciones a las Cortes Valencianas de 2019, Wikipedia,

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