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  • Immagine del redattoreMatteo Monaci

Martin Luther King. Recitare un sogno

“Ho un sogno, che un giorno questa nazione sorgerà e vivrà il significato vero del suo credo: che tutti gli uomini sono creati uguali” Martin L. King

Oggi avresti 94 anni. Forse le rughe solcherebbero il tuo viso. Forse guarderesti i tuo nipoti crescere, ripensando con nostalgia alle estati trascorse, a quelli anni lontani di lotta per la libertà. Ma la Storia ha voluto diversamente.

Il 4 aprile 1968 veniva barbaramente assassinato Martin Luther King, pastore protestante e attivista politico, premio Nobel per la pace e leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani. Una figura destinata a rimanere per sempre impressa nella storia del Novecento.


Nato ad Atlanta nel 1929, conseguì la laurea in sociologia e divenne negli anni’50 pastore battista come suo padre. Inviato nel 1954 presso la chiesa di Dexter Avenue a Montgomery, si trovò subito a fronteggiare il duro regime della segregazione razziale, allora vigente in Alabama. Proprio a Montgomery, dove nel 1955 l’attivista Rosa Parks rifiutò di cedere il posto a un bianco a bordo di un autobus, King fu protagonista del boicottaggio degli autobus da parte della comunità afroamericana in segno di protesta contro la segregazione. Nel corso della protesta King, alla guida dell’Associazione per il miglioramento di Montgomery, fu arrestato col pretesto dell’eccesso di velocità alla guida e iniziò a essere vittima di minacce e intimidazioni da parte dei suprematisti del Ku Klux Klan, che arrivarono a lanciare una bomba nell’abitazione in cui viveva con sua moglie e i suoi figli. Inizialmente il boicottaggio fu dichiarato illegale, ma nel 1956 la Corte Suprema dichiarò incostituzionale la segregazione negli autobus. Fu la prima vittoria per il movimento per i diritti civili, alla quale i suprematisti bianchi risposero facendo saltare in aria una chiesa, luogo di ritrovo degli attivisti.


Alla guida del Congresso dei leader cristiani degli stati del Sud King portò avanti la lotta contro le altre leggi segregazioniste dello stato dell’Alabama e le sue battaglie ottennero sempre più risalto a livello internazionale, al punto che nel 1958 fu invitato in India dal presidente Nehru, che provava nei suoi confronti una profonda ammirazione. Sotto la presidenza di Kennedy, uscito vincitore alle elezioni del 1960 e che si era apertamente impegnato a sostenere la lotta per i diritti civili nonostante la sua precedente contrarietà, iniziò la protesta dei Freedom Riders, attivisti per i diritti civili che attraversavano gli stati del sud a bordo di autobus. La loro lotta si fondava sui principi della non violenza e della resistenza passiva, ispirati al pensiero di Gandhi e alla lotta per l’indipendenza dell’India. Gli attivisti sedevano in locali riservati ai bianchi, venendo in questo modo trascinati fuori con la forza e arrestati. King esortava i manifestanti alla disobbedienza civile contro le leggi ingiuste, rifacendosi al pensiero di San Tommaso d’Aquino. La protesta dilagò sempre più in Alabama costringendo le autorità a cancellare la segregazione nelle tavole calde e nei bagni e la discriminazione razziale sul luogo di lavoro.


Il presidente Kennedy presentò al Congresso un disegno di legge che sanciva pari diritti per cittadini neri e bianchi, ma fu duramente osteggiato dai democratici del sud. In risposta King organizzò nel 1963 a Washington la marcia per il lavoro e la libertà, destinata a passare alla storia come la più grande mobilitazione che la città abbia mai visto. Vi presero parte circa 250000 persone, rivendicando non soltanto la fine della segregazione ma anche il riconoscimento di un salario minimo per tutti i lavoratori. Presso il Lincoln Memorial, King pronunciò il suo celebre discorso “I have a dream”, entrato nella leggenda come uno dei più grandi discorsi mai pronunciati nella storia dell’umanità, un inno alla libertà, all’uguaglianza e alla fratellanza universale. I suprematisti risposero compiendo un attentato dinamitardo in cui persero la vita quattro bambine afroamericane.


Nel 1964 a Martin L. King fu conferito il premio Nobel per la pace. In quello stesso anno il neo presidente Johnson riuscì a far approvare il Civil Rights Act, che rendeva illegale una volta per tutte la segregazione. Nel 1965 si tenne presso la città di Selma una marcia per i diritti civili che avrebbe rappresentato una delle tappe più importanti della lotta. Quel giorno, che sarà ricordato tristemente con il nome di Bloody Sunday, la protesta pacifica fu repressa nel sangue con estrema brutalità. Quelle immagini fecero il giro del mondo, scuotendo l’opinione pubblica. Johnson riuscì in quell’anno a far approvare il Voting Rights Acts, al fine di garantire che agli afroamericani fosse pienamente possibile esercitare il diritto al voto. Ma le battaglie di King non erano ancora concluse. A Chicago si battè negli anni che seguirono contro il costo eccessivo degli affitti che andava a gravare sui cittadini più poveri, principalmente afroamericani, costretti spesso a vivere in ambienti fatiscenti. Nel 1967 sostenne la lotta per i diritti sociali, portata avanti dai lavoratori poveri di Memphis, dove troverà la morte a soli 39 anni. Il suo sogno di costruire una società migliore sarebbe tuttavia assurto per sempre all’immortalità. Il grande Elvis Presley gli dedicò una delle sue ultime e più belle canzoni, intitolata proprio "If I can dream".

“If I can dream of a better land, where all my brothers walk hand in hand tell me why, oh why can’t my dream come true”.

Fonti:

[1] Martin Luther King, Wikipedia, https://it.wikipedia.org/

[2] La Biblioteca di Repubblica, ed. 2004


Fonte immagine di copertina: Wikipedia

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