• Francesco Podda

Mattarella, Draghi ed il Conte dimenticato


Nella tarda serata del 2 febbraio, giorno della candelora per i cattolici e della marmotta per gli ambientalisti, è bastato un discorso di Mattarella della durata di circa dieci minuti per rivoltare completamente la situazione politica italiana.

Tra liti politiche su ministeri, nuovi fondi europei (in Italia direi che ne abbiamo toccato uno, ed è sicuramente molto basso) e ritorni di Boschi (Maria Elena), la situazione politica italiana potrebbe essere descritta tra le più indecorose dell’intera politica europea.

La nostra classe politica appare divisa su tutto e capace solo di puntare i piedi su ogni argomento. Nemmeno un bollettino di guerra da centinaia di morti al giorno è riuscito in quest’anno appena trascorso a cambiare questo lato della classe politica nazionale, che piuttosto che fare i conti con la realtà preferisce ancora dare spazio agli interessi di parte (qualsiasi sia la parte, il discorso è pressochè indifferente).


Qualcuno non poteva far finta di nulla, e quel qualcuno non poteva che essere il Presidente della Repubblica: un discorso duro e tagliente, forse uno dei più taglienti in assoluto nella storia politica di Sergio Mattarella (e forse dell’intera storia repubblicana). D’altronde era difficile aspettarsi diversamente, e più che chiedersi il significato di quelle parole (che d’altronde danno ben poco adito ad interpretazioni) ci sarebbe da chiedersi che cosa realmente avrà detto Mattarella ad ogni singola fazione politica (o che cosa eventualmente dirà).

Ma la cosa che è risultata più forte di tutte è stata quando in conclusione al suo discorso, parlando di prospettive politiche, ha ipotizzato il conferimento dell’incarico di formare un nuovo esecutivo ad un ‘Alto Profilo’.


Neanche il tempo per i primi opinionisti televisivi per iniziare ad ipotizzare eventuali nomi da attribuire a quell’alto profilo citato da Mattarella, ed ecco che è immediatamente rimbalzata sulle principali agenzie di stampa una notizia: Mario Draghi convocato al Quirinale.

Quasi tutti gli opinionisti televisivi in quei cinque o massimo dieci minuti di vuoto informativo a disposizione (tra il discorso di Mattarella e la notizia della convocazione di Draghi al Quirinale) ci avevano azzeccato. In fondo è mesi che diversi addetti ai lavori parlano di un possibile approdo di Draghi in qualche palazzo del potere (ed in particolare a Palazzo Chigi); più o meno da quando l’ex governatore della Banca d’Italia ha lasciato la guida della Banca Centrale Europea.


Certamente un cambiamento politico così rapido in un lasso di tempo così breve se lo sarebbero aspettato davvero in pochi, addetti ai lavori compresi. Ma forse chi meno di tutti se lo sarebbe aspettato è un certo professore e avvocato pugliese di nome Giuseppe Conte, che forse tutto poteva pensare meno che di uscire di scena in questo modo (e a questa folle velocità).

Conte probabilmente si sentiva fortemente in sella al proprio esecutivo, tanto da parlare di ‘Patto di fine legislatura’ tra le forze politiche dell’ormai ex maggioranza e augurare buon lavoro al neo Presidente degli Stati Uniti Joe Biden con l’auspicio di un proficuo lavoro insieme proprio il 20 gennaio scorso, giorno del giuramento di Biden.

Molti si chiedono cosa sia andato storto: difficile dirlo.

Sicuramente due elementi hanno contribuito allo stallo politico che ha portato alla fine del Conte Bis: il primo è l’abilità politica di Renzi, che da vero manovratore politico è riuscito a barcamenarsi in maniera impeccabile (piaccia o non piaccia) in una crisi politica da lui stesso creata, per poi scaricare le responsabilità su chi il governo lo guidava e definirsi un vero responsabile (passando per un convegno in Arabia Saudita, non dimentichiamocelo).

Il secondo elemento potrebbe essere colpa dello stesso Conte: sentendosi ben in sella al proprio esecutivo e probabilmente cullandosi nel gradimento che la popolazione in questi mesi ha sviluppato nei suoi confronti, il Professore pugliese ha probabilmente sottovalutato il potere politico di Italia Viva e dello stesso Renzi, sottovalutando dunque le minacce protratte per mesi ed il continuo ostruzionismo in Consiglio dei Ministri delle ex Ministre Bellanova e Bonetti.


Forse ad aver contribuito a sottovalutare il rischio crisi vi è stato per Conte il fatto di esser riuscito fino ad un mese fa a gestire e a contenere le richieste pressanti di Italia Viva e dei suoi esponenti: richieste che però, diventate sempre più pressanti, hanno portato ad una rottura probabilmente definitiva. E che probabilmente faranno uscire dalla scena politica italiana (almeno per adesso) l’Avvocato degli Italiani, che salito in sella al bel Paese varando decreti sicurezza sotto consiglio dell’allora ministro degli interni Matteo Salvini, si è poi ritrovato nella peggiore crisi sanitaria, sociale ed economica dal secondo dopoguerra. Una crisi che l’ha visto assoluto protagonista nel primo anno della stessa, ma che ormai probabilmente non lo vedrà più in sella a Palazzo Chigi nel momento in cui vi sarà da fare il lavoro più importante: ricostruire un paese lacerato.