• Francesco Serra

Monumenti nuragici nella Tentative List dell’UNESCO. È ciò di cui abbiamo veramente bisogno?


Pochi giorni fa è giunta la notizia che 31 siti e monumenti nuragici sono stati ufficialmente inseriti nella Tentative List dell’UNESCO, il primo passo concreto per il riconoscimento della civiltà nuragica come patrimonio dell’umanità nella sua interezza. L'iniziativa è stata portata avanti dall’associazione La Sardegna verso l’Unesco, costituitasi appositamente per tale scopo, fortemente appoggiata da numerosi enti locali ma soprattutto dalle istituzioni politiche regionali sarde [1], e citata più volte dalle testate giornalistiche, pure sul piano nazionale, per ribadire l’importanza dell’obiettivo. La notizia dei giorni scorsi, dunque, a primo impatto trasmette sicuramente positività, poiché si comincerebbe a riconoscere anche sul piano internazionale il valore e il potenziale del patrimonio storico e culturale della Sardegna (in molti potrebbero dire “finalmente”). Ma riflettendoci bene, abbiamo effettivamente validi motivi per gioire di questo primo passo verso una presunta valorizzazione concreta del nostro patrimonio, o meglio, necessitiamo davvero di questo tipo di “valorizzazione”?

Tomba dei Giganti Sa Domu ‘e s’Orku – Siddi (SU)


Partiamo da una rapida analisi del comunicato ufficiale presentato dalla Delegazione Permanente Italiana per l’UNESCO, il cui link è riportato fra le fonti. [2]

In esso viene subito presentata la lista dei 31 siti interessati dal processo di candidatura, a cui fa seguito una corposa descrizione della natura dei siti e dei motivi per cui meriterebbero di stare nella Tentative List. Tuttavia, soffermandoci meglio, si possono notare alcune incongruenze. Fra i siti selezionati, sparsi un po’ in tutta l’isola, abbiamo ad esempio il santuario di Santa Vittoria di Serri, la celebre necropoli di Monte Prama (si badi bene, non ci si riferisce alle statue iconiche, bensì proprio al sito in cui sono state rinvenute, tuttora in corso scavo, perciò non del tutto fruibile), e la Tomba dei Giganti Is Concias a Quartucciu (le cui pietre vennero impiegate come supporto da alcuni escursionisti per accendere fuochi in occasione della grigliata della scorsa Pasquetta…), ma viene citato insieme al Nuraghe di Casa Zapata, come se fosse un unico sito, pure Su Nuraxi di Barumini, che, come sappiamo tutti, risulta già patrimonio UNESCO dal 1997, come eccellente testimonianza tangibile del passaggio e del genio creativo della civiltà nuragica, in rappresentanza un po’ di tutti gli altri siti associabili a tale cultura. Dunque per quale motivo lo ritroviamo in questa lista di “aggiunte”?


Come specifica lo stesso documento, l’intento sarebbe quello di inserire il sito di Barumini in un “articulated system of a further 30 sites and monuments of different typological classes” (sistema articolato di altri 30 siti e monumenti di diverse classi tipologiche, ndr), selezionati sulla base delle loro peculiarità oltre che in base all’avanzato grado di fruizione che già possiedono (o dovrebbero già possedere) e spalmati lungo un ampio arco temporale che convenzionalmente definiamo “Età Nuragica”. Tale selezione, sempre stando alle parole del comunicato, sarebbe dedotta dal prodotto delle ricerche svolte negli ultimi vent’anni, le quali hanno portato a nuove acquisizioni, a definire meglio la scansione temporale dell’età nuragica e a comprenderne “with further clarity and precision” (con più chiarezza e precisione, ndr) gli aspetti culturali, linguistici, etnografici, religiosi e sociopolitici.


Sebbene sia vero che la ricerca negli ultimi anni sia andata avanti, non si può dichiarare con scioltezza che allo stato attuale si possano comprendere con maggior chiarezza e precisone tutti gli aspetti appena citati, in quanto assai articolati e complessi, soprattutto laddove manca completamente il dato archeologico (è il caso dell’aspetto linguistico, in quanto ad oggi non vi è nessuna attestazione scientifica di una scrittura nuragica propriamente detta); anzi, le nuove scoperte portano a formulare ulteriori domande piuttosto che fornire risposte, pertanto si deve parlare di nuove ipotesi senza pretesa di inoppugnabilità nell’ambito di un campo di ricerca complicato come quello della protostoria sarda. [3]

Lo stesso modo di scansionare un’epoca che per convenzione noi definiamo nuragica, ciò va precisato, appare nel comunicato eccessivamente semplificato e per certi versi aleatorio, limitandosi a separare l’Età del Bronzo Medio e Recente (XVII secolo a.C.– 1150 a.C.) dall’Età del Bronzo Finale e del I Ferro (1150 a.C. – VI secolo a.C.), come se quasi non ci fosse una soluzione di continuità in un arco temporale lungo circa mille anni, quando invece gli studiosi sanno benissimo che sensibili differenze ci sono eccome, anche a distanza di pochi secoli.

Area archeologica di Monte Prama – Cabras (OR)


Al di là delle documentazioni ufficiali presentate per motivare la candidatura dei monumenti nuragici a patrimonio UNESCO, su cui gli studiosi possono essere concordi o critici, la questione è un’altra.

Annunciando la notizia dell’inserimento nella Tentative List dei monumenti, il presidente dell’associazione La Sardegna verso l’Unesco Pierpaolo Vargiu ha affermato che “[…] la civiltà nuragica deve essere riconosciuta patrimonio dell'umanità da parte dell'Unesco, ma soprattutto deve diventare l'elemento trainante del brand identitario della nostra Isola e deve guidare la nostra grande scommessa per un nuovo progetto di sviluppo sostenibile, fondato sulle nostre radici e sulle nostre peculiarità” [4].

Per quanto lo si sia voluto usare in maniera volutamente accattivante, il termine brand suggerisce abbastanza chiaramente l’intento di avanzare una mossa di marketing, come se dovessimo trasformare il patrimonio storico-culturale sardo, quello più “autentico”, quello nuragico appunto, in un marchio di produzione al pari di una marca di abbigliamento, che faccia da vessillo assoluto per il “made in Sardinia”; se poi tale brand venisse garantito dal grande marchio UNESCO potremmo quasi pensare di quotarlo in borsa… Peccato che, a discapito di chi crede che siano esclusivamente i soldi a far girare il mondo, in quello dei beni culturali non funziona esattamente così. Tanto per cominciare, qualora tutti i monumenti nuragici diventassero patrimonio dell’umanità, ciò non significa che l’UNESCO elargirà finanziamenti infiniti ai detentori del suo “marchio”; semmai l’Organizzazione si muoverà per supportare una buona gestione dei siti interessati, ma la tutela e la valorizzazione devono comunque partire dai detentori di quel patrimonio, rispettando dei parametri scientifici dettati a livello internazionale, e in caso di successiva inadeguatezza il tanto ambito marchio UNESCO può addirittura decadere (come nel caso del Parco Geominerario della Sardegna escluso nel 2019 dalla rete dell’Unesco Global Geoparks). [5] Inoltre, ci si ostina a confondere la visibilità di un patrimonio culturale con la sua valorizzazione, nel senso che fare pubblicità e metterlo in vetrina semplicemente per attirare visitatori, strategia che d’altro canto sembra andare di moda ultimamente fra diversi musei d’Italia, non porta né a introiti stabili nel tempo né a incrementare il valore intrinseco del patrimonio, anzi talvolta può diventare persino controproducente. Ciò che serve è una buona valorizzazione di un monumento che parta dalla comprensione della sua essenza e dalla capacità di saperla trasmettere correttamente a locali e visitatori, cosa che, nell’ambito sardo, viene meno nel momento in cui entrano in gioco prepotentemente fattori di marketing abbinati a politiche di “insularità” che fanno leva su un eccessivo “sardocentrismo”, che però sembra faccia sempre piacere ascoltare.

Nuraghe Seruci - Gonnesa (SU); Pozzo Santa Cristina-Paulilatino; Su Nuraxi-Barumini.


Esempio lampante in tal senso è proprio il caso del gruppo delle domus de janas entrate anch’esse nella Tentative list dell’UNESCO già da qualche mese [6]; nonostante abbiano solidi criteri per stare in questa lista (forse anche di più rispetto ai 31 siti nuragici), la notizia è passata piuttosto in sordina, forse perché le domus de janas non sono monumenti abbastanza “identitari” per istituzioni e popolo sardo, dato che esse appartengono, purtroppo per loro, all’epoca PRE-nuragica (altro termine convenzionale diventato pure desueto in ambito accademico), quando invece si è deciso di puntare sul brand nuragico, evidentemente più di tendenza.

In ogni caso, il percorso dalla Tentative list alla nomina effettiva di patrimonio UNESCO è lungo e incerto. Al momento possiamo solo sperare che questa sia un’occasione buona per stimolare la ricerca scientifica e per puntare alla valorizzazione del patrimonio archeologico insulare, quella vera però.


Fonti:

[1] Redazione, "Paesaggio sardo nella lista Unesco", appello Riformatori, ANSA.it Sardegna, 14 luglio 2020, https://www.ansa.it/sardegna/notizie/ [2] World Heritage Center, Nuragic monuments of Sardinia, https://whc.unesco.org/en/tentativelists/6557/ [3] Per approfondire l’argomento sulle ricerche archeologiche più recenti si rimanda alla lettura dei seguenti testi: AA.VV. Atti della XLIV riunione scientifica, la preistoria e la protostoria della Sardegna, Cagliari, Barumini, Sassari, 23-28 novembre 2009, Volume I – Relazioni generali, Firenze 2009; AA.VV. La Sardegna Nuragica, Storia e materiali, Corpora delle antichità della Sardegna, a cura di Alberto Moravetti, Lavinia Foddai, Elisabetta Alba, Carlo Delfino Editore, 2015; AA.VV. La Sardegna Nuragica, Storia e monumenti, Corpora delle antichità della Sardegna, a cura di Alberto Moravetti, Paolo Melis, Lavinia Foddai, Elisabetta Alba, Carlo Delfino Editore, 2017; AA.VV. Il tempo dei nuraghi. La Sardegna dal XVIII al VIII secolo a.C., a cura di Tatiana Cossu, Mauro Perra, Alessandro Usai, Ilisso, 2018. [4] Redazione, La civiltà nuragica nella "tentative list" dell'Unesco, ANSA.it Sardegna, 17 novembre 2021, https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2021/11/17/ [5] Redazione, Il Parco Geominerario fuori dall’Unesco: “Non si può creare ciò che non esiste”, Sardiniapost, 24 settembre 2019, https://www.sardiniapost.it/cronaca/il-parco-geominerario-fuori-dallunesco-non-si-puo-creare-cio-che-non-esiste/ [6] World Heritage Center, Art and Architecture in the Prehistory of Sardinia. The domus de janas, https://whc.unesco.org/en/tentativelists/6523/


Foto copertina: Nuraghe Piscu - Suelli

Fonte foto articolo: TocToc Sardegna/Francesco Serra