• Emanuele Orrù

No, per me non sarà un Natale più autentico.


In questi giorni ho letto dichiarazioni stampa da parte del nostro Presidente della Repubblica, il premier Conte ed il Sommo Pontefice, relative al vero Natale, un Natale genuino o autentico, un Natale diverso.


Diversamente dalle altre festività, la Natività è l’unica celebrazione che nel bene o nel male, accomuna laici e praticanti. Ormai il Natale è diventato sempre di più una festa, non solo espressione di quelle nazioni prettamente cristiane, ma è anche celebrato in altre aree e luoghi del mondo in cui il cristianesimo non è presente come nel Vecchio Continente o nel Nuovo Mondo.

Non c’è nulla in più da dire, tutti noi aspettiamo il Natale per stare vicino ai nostri cari e amici, sappiamo tutti noi, nella nostra intimità il significato del Natale, che cambia da persona a persona.

Quest’anno però come già ci potevamo immaginare sarà un Natale un po’ più amaro e diverso. Tutto questo lo sapevamo già, per la diversa situazione in cu cui troviamo: stiamo vivendo un momento storico che resterà nei libri di storia.

Chiunque si è trovato ad affrontare il virus in una maniera o nell’altra, purtroppo ha avuto un amico contagiato, o peggio che ci ha lasciato, conoscenti che hanno perso il lavoro, anno scolastici e universitari diversi quasi apatici.

Nessuno mette in discussione la pericolosità di queste situazioni.

Va detto che noi cittadini, a fasi alterne, e ci va riconosciuto, siamo stati attenti e ligi alle regole, e laddove sono stati fatti i controlli e riscontratati illeciti sanzionati.


Oggi personalità politiche e religiose ci raccontano che sarà un Natale più autentico.

No, io non la penso così, rispetto le decisioni dello Stato, e rispetto e rispettò queste nuove norme, pur non condividendole nella loro totalità, da cittadino, ho il diritto che mi sia detta la verità. Una verità che racconta che il virus c’è e circola, di meno rispetto a ottobre, ma circola. Stiamo per fare, probabilmente, l’ultimo miglio verso la fine di questa faccenda (sarà però uno dei tanti ultimi migli), verso il vaccino.

Ora però raccontare la “favola” di un Natale più genuino per me è un forzare l’intelligenza di chi, comprendendo la situazione e cercando di non fare andare a rotoli il sistema sociale ed economico avrebbe preferito altre parole. Parole vere, tristi e spiacevoli, ma vere.

Concludiamo questo 2020, anno horribilis, come il 1848, gli anni della Grande Guerra e Seconda guerra mondiale con un augurio di un Natale consapevole e di un anno, il 2021, che sia un nuovo 1946.


Buon Natale, quello vero.