• Maria Francesca Mainas

Non è il momento di essere Franchi (Elisabetta)


Contro le affermazioni anacronistiche e raccapriccianti di Elisabetta Franchi, protagonista dell’ultima bufera social, si sono scagliati tweet, storie Instagram e post. A questi ultimi, ora, si aggiunge il mio commento. Vorrei dirvi “Che medioevo!”, “Ma in che secolo siamo”. Ma, purtroppo, le sue affermazioni sono frutto di un retaggio culturale che non ha fatto un salto nel tempo verso il futuro, ma è sempre stato qua di fronte ai nostri occhi. Sono convinzioni difficili da eliminare ma ogni giorno si fanno passi avanti che, come una piccola gocciolina d’acqua, erodono la pietra e la modellano verso il futuro che vorremmo. Espressioni della medesima cultura le troviamo nel momento in cui si accusa Chiara Ferragni di non stare mai con i figli oppure nel momento in cui si guarda con fare pregiudizievole una donna solo perché ha dovuto (o voluto) rinunciare alla carriera per la famiglia. È davvero questo il mondo che vogliamo creare? Sono queste le idee che vogliamo trasmettere? Sono questi i toni che vogliamo utilizzare per parlare di problematiche importanti e sensibili?


Queste parole fanno emergere come il femminismo, tacciato spesso di essere “contro gli uomini”, serva invece ad ambo i generi: la finalità è quella di garantire la parità tra i due sessi e non di abbatterne uno. Concetto da sottolineare, in quanto questo discorso mostra come sia donne che uomini siano influenzati dalla medesima cultura.


L’imprenditrice vanta di assumere nelle posizioni “importanti” “ragazze mature” perché essendosi già sposate/divorziate, “hanno già fatto il giro di boa” e aggiunge “cosa che gli uomini non hanno”. Un discorso che profila una donna che può dedicarsi al lavoro solo dopo essersi dedicata alla vita sentimentale, capace di matrimoni e divorzi unipersonali e di produrre bambini per osmosi, senza necessità di un partner. Una donna quasi disumanizzata, ridotta a un organismo biologico solo in grado di procreare senza ambizione.

Tutto questo non è più accettabile: i piani di vita personali di una persona non dovrebbero essere oggetto di pregiudizio in sede lavorativa, né teoricamente né concretamente. È necessario dire alle donne che se non vogliono diventare madri, va bene. E che se vogliono diventare madri e anche avere una carriera, deve poter andare bene comunque.


È necessario inoltre guardare il rovescio della medaglia. L’imprenditrice si vanta di aver assunto sempre e solo uomini, in fondo “gli uomini non possono rimanere incinta”. Ed è con poche parole, con un tono quasi scherzoso e irriverente, che si nega valore alla paternità. Vi svelo un segreto, l’istinto materno non esiste. Esiste l’amore di entrambi i genitori verso il figlio che insieme hanno generato e, insieme, si assumono la responsabilità di educarlo. Il figlio è di entrambi, anche se lo partorisce solo uno e, entrambi, hanno il diritto di amarlo e di stargli vicino allo stesso modo. Concetto difficile da assimilare, non solo per Elisabetta Franchi. Se un padre cambia un pannolino viene elogiato (ma che bravo!) e, addirittura, a volte lo si arriva a chiamare “Mammo”. Come se prendersi cura del figlio, non fosse anche un suo dovere, oltre che diritto. Normalizziamo i padri che fanno i padri.


La cosa che più crea stupore è l’assenza di reazione sia da parte del pubblico sia da parte della giornalista che addirittura ribadisce e domanda: “Tu hai allevato due figli”: evidentemente questo super potere osmotico lo possiede pure lei! Chissà che un giorno anche noi donne normali non riceveremo una bella sorpresa!


Dire che non esistano problematiche in termini di costi per le imprese, sarebbe mentire, così come dire che tutto è semplice. I social hanno il lato negativo di polarizzare la narrazione, un video diventa virale e si scatena la tempesta. Nelle acque tempestose però bisogna andare cauti e resistere alle onde. All’inizio del discorso l’imprenditrice dice: “ora parlo dalla parte dell’imprenditore”. Queste parole fanno scorgere, dietro il velo, una persona schiacciata dalla pressione sociale dell’essere donna in una società che ti permette di autodeterminarti da un punto di vista lavorativo, solo se ti comporti un po’ come un uomo (“il camino in casa lo accendiamo noi”).


La narrazione però deve cambiare. La problematica poteva essere esposta in termini molto diversi. È davvero necessario emarginare una donna che vuole avere dei figli? È davvero necessario continuare a far finta che i padri siano totalmente inesistenti in questo processo? Una donna nella sua posizione avrebbe dovuto aiutare le altre donne indicando, in quanto interna al settore, i problemi che si incontrano nel combinare la vita personale e lavorativa, le difficoltà dell’impresa e anche possibili soluzioni. Sono parole che, in quanto dette da “imprenditore”, avrebbero potuto avere la potenza di una freccia che colpisce proprio i punti dolenti della nostra società in maniera propositiva. Finché si vedrà la gravidanza come solo un problema della donna (continuando a oggettivizzarla) e il padre come un essere disinteressato, le cose non cambieranno. È fondamentale tutelare le donne, tutelare le famiglie. Bisogna iniziare a ripensare al ruolo della donna e dell’uomo come veramente paritario, in entrambe le direzioni.


Tutto questo insegna che, anche se la cultura evolve, cambiare le cose è molto difficile. Voglio pensare ad Elisabetta Franchi come una donna che ha dovuto lottare tanto e che ha dovuto applicare alla sua vita, per necessità, le parole pronunciate. La sua biografia, che trovate nel suo sito, racconta di una donna forte e determinata. Bisogna sperare che questa determinazione la utilizzi nelle parole e nei messaggi che sceglie di lanciare. Se questo è stato il passato, se è il presente, non significa che debba essere il futuro. Come già sottolineato, queste non sono credenze di Elisabetta Franchi in quanto tale. Ma sono stereotipi con cui tutti noi, chi più chi meno, si è confrontato. Per questo è necessario parlare, ascoltare, analizzare le criticità e utilizzarle per risolvere i problemi. Problemi che non sono solo di stampo sociale, ma anche economico. Al giorno d’oggi, queste problematiche diventano sempre più impellenti e delle idee diverse e innovative si sviluppano in ogni settore: legislativo, psicologico e filosofico. Non sempre sono realtà ma mi auguro, un giorno, possano esserlo.