• Francesco Podda

Non è il mondo che sognavamo


Sono tempi strani, tempi in cui la tensione sociale è al limite. Tempi in cui il logico è paragonato all’illogico. Ogni falsa parola – se ben argomentata – vale quanto una verità. Siamo in grado di credere ai dubbi se ben argomentati e di negare quelle poche, pochissime certezze che abbiamo perché difficili da interpretare. Sono tempi talmente strani da farci credere ad un discorso costruito su youtube e a negare certezze secolari come la forza di gravità.


Non c’è distinzione sociale o lavorativa in ciò: esistono medici che credono all’inutilità dei farmaci e fabbri che credono all’inutilità del ferro. In un mondo dove qualsiasi singola opinione – razionale o irrazionale – viene portata avanti come un coro da stadio, il ragionamento logico ha lasciato spazio al pensiero più istintivo: ‘Credo solo a ciò che mi piace credere’.


È il frutto dei nostri tempi, di un benessere che ci ha totalmente distaccato dalla realtà del mondo e che non ci forgia più in quanto uomini, ma in quanto omini. Non siamo più in grado di affrontare le sfide quotidiane della vita e non siamo nemmeno in grado di capire come mai il mondo vada in una determinata direzione piuttosto che in un’altra. Le strade che abbiamo davanti sono due e vanno in due direzioni completamente opposte: accettare passivamente la realtà o fare del mondo un grande, grandissimo polverone dove a farla da padrona è la polemica più assoluta.


Il problema di base è che forse non ci interroghiamo più: perché il politico fa una scelta, perché esiste una legge, perché in un qualsiasi ambito viene applicata una data procedura piuttosto che un’altra. Il polverone che alziamo per un qualsiasi aspetto del nostro mondo è alto centinaia di chilometri, senza però chiederci realmente perché le cose vadano così. Ci limitiamo ad alimentare la nostra polemica, che per quanto giusta è spesso priva di conoscenze basilari utili a fornire un minimo spunto di costruttività alla disputa stessa.


È un mondo dove ognuno porta l’acqua al proprio mulino, ma non per logica: per interesse, o peggio ancora per tifo. Un tifo che non è molto diverso da quello da stadio: ProVax che augurano il Covid ai NoVax, Novax che augurano reazioni avverse da vaccino ai ProVax. C’è un tifo calcistico, dove auguro il male alla curva che non tifa la mia stessa squadra, dove litigo con i membri della mia famiglia che tifano una squadra diversa dalla mia, dove auguro le peggiori cose senza meditare sui motivi per cui avvengono le cose o per cui ognuno di noi abbia un pensiero.


Dovremmo forse accettarci: accettare noi stessi ed il mondo nel quale viviamo, accettare le nostre idee per quelle che sono. Perché prima o poi – nel bene o nel male – tutti faremo i conti con le nostre azioni e con le nostre scelte. Sollevare polveroni è molto semplice; un po’ meno semplice è informarsi, indagare, chiedersi il perché delle cose. Non è il mondo che sognavamo ma neanche quello in cui non sognare più. E sarebbe piuttosto bello – un giorno – poter sognare di nuovo, magari, si spera, in un futuro non poi così lontano.


Quanto espresso in questo articolo è basato sulle opinioni dell'articolista che non necessariamente riflettono la linea editoriale di TocToc Sardegna


Fonte copertina: BBC