• Giulio Ardenghi

Ok boomer: capire le generazioni


Il modo di dire “ok boomer” era sulla bocca di tutti o quasi tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020. Esso viene generalmente usato da millennial e membri della Generazione Z (ci torneremo tra poco) come modo per zittire velocemente i discorsi paternalistici che alcuni dei più anzianotti gli rivolgono. Quello che sta sotto questo slogan, tuttavia, rivela un mondo interessante di cui molto si parla oltreoceano, e a volte anche da noi, sul quale vi sono tuttavia molte incomprensioni: quello delle generazioni.


Per quanto sia difficile che etichette generazionali nate nei contesti anglosassoni si possano applicare del tutto al panorama italiano, è comunque una buona idea capire meglio cosa siano, almeno quelle che vengono utilizzate di più.


I baby boomer: dire “ok boomer” non significa dire “ok vecchio” o cose simili, ma significa attaccare alcuni temi di solito collegati con questa generazione. I baby boomer (o più semplicemente boomer) sono le persone nate tra il 1946 e il 1964, durante il “baby boom” all’indomani della seconda guerra mondiale. Nell’immaginario collettivo, i boomer sono considerate persone che hanno avuto la vita facile, perché sono diventate adulte in un periodo in cui la tecnologia e la delocalizzazione non minacciavano il futuro lavorativo del personale non altamente qualificato. Se ciò significa che i baby boomer d’oltreoceano sono riusciti ad avere carriere remunerative e a vivere il sogno americano subito dopo le superiori, quelli italiani sono associati al famoso posto fisso, chiaramente accessibile anche a chi aveva solo il diploma, e a tutta la stabilità che esso comportava. Essendo abituato in questo modo, è comprensibile che lo stereotipo del boomer si chieda perché i più giovani stiano a perdere tempo e a lamentarsi quando sistemarsi è stato per lui così facile.


La Generazione X: nati tra il 1965 e il 1980, i membri della Generazione X sono considerati persone cresciute con poca supervisione da parte degli adulti, per via di fenomeni come l’aumento dei divorzi e l’inclusione delle donne nel mondo del lavoro. Per questo la Generazione X è spesso associata alla ribellione e all’aderenza a subculture di matrice punk, hip hop o grunge. Inoltre, i membri di questa generazione spesso si rifiutano di perseguire carriere lavorative stabili e monotone come invece fanno i boomer, ma pongono un forte accento sull’imprenditorialità seguendo il modello dello yuppie. Pertanto, i media e il sentire comune vogliono lo stereotipo dell’appartenente alla Gen X come spregiudicato, cinico e carrierista, ma anche nichilista e disilluso dal perbenismo e dai valori della società borghese.


I millennial: anche se molti pensano che questi siano le persone nate dopo il 2000, la realtà è che i millennial sono le persone nate tra il 1981 e il 1995. Nella maggior parte dei casi, i millennial sono i figli dei boomer e crescono in un periodo più economicamente favorevole rispetto alla Generazione X. Sono inoltre la prima generazione che non deve vedersela con l’incubo della guerra fredda. 9/11 a parte, tutto ciò contribuisce a far crescere i millennial con grandi speranze per il futuro, speranze che, tuttavia, verranno irrimediabilmente devastate dalla Grande Recessione. Tutto ciò fa sì che molti millennial abbiano una vita difficile e siano spesso oppressi dai debiti del college e costretti a lavori al di sotto delle loro qualifiche. Le generazioni precedenti, dal canto loro, tendono ad accusare i millennial di essere pigri e di pretendere cose che dovrebbero lavorare duro per ottenere. Lo stereotipo del millennial è quello di una persona viziata, passiva e delusa, che ha la testa tra le nuvole e vive al di sopra delle sue possibilità.


La Generazione Z: i suoi membri, detti anche zoomer, sono nati tra il 1996 e il 2010, perciò, specialmente nel caso di quelli più giovani, questa generazione è in qualche modo ancora in fase di costruzione. Generalmente gli zoomer sono figli di genitori appartenenti alla Generazione X, si trovano a loro agio con internet e la tecnologia, e sono nati, o erano tuttalpiù preadolescenti, durante la Grande Recessione. Per questo, a differenza dei millennial, la Generazione Z non è composta da persone le cui rosee speranze sono state rovinate dalla crisi, ma da giovani che hanno più o meno sempre saputo che la vita non sarà per loro facile. Raramente i media nominano questa generazione, ma lo stereotipo dello zoomer è quello di qualcuno che eredita l’indole strafottente e aggressiva della Generazione X, ma anche l’idealismo e la sensibilità ai temi come genere e ambiente tipiche dei millennial. Non c’è dunque da stupirsi se la Generazione Z viene spesso associata a subculture online estremiste e sovversive.


Come già detto, le cose dette sopra sono indicazioni generali e stereotipi, ovviamente negativi. Per questo è inutile prestare troppo credito alle inimicizie intergenerazionali e sarebbe meglio cercare di capire il contesto di ognuno. Ad esempio, avrebbe senso se un millennial ricco e privilegiato zittisse con un “ok boomer” qualcuno che ha sempre vissuto ai margini della società? In più, la percezione che la società ha di una generazione non è esattamente statica: i boomer di oggi sono, dopotutto, gli hippie di ieri, e anche i membri della Generazione X venivano etichettati come pigri, menefreghisti e senza futuro dai media del tempo. Né si può dire che le generazioni più giovani rimarranno tali e quali a come sono ora, poiché come i giovani entreranno nel mondo del lavoro e si renderanno indipendenti abbandoneranno di buon grado il loro idealismo per chiedere la riduzione delle tasse, anche se i soldi di queste servirebbero per le politiche scolastiche, di accoglienza e ambientali.


Fonte foto: blog.terminologiaetc.it