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  • Paolo Falqui

Par condicio, accuse di censura e addii: la Rai è in pericolo?




È un periodo turbolento per la Rai: oltre all’ennesimo addio eccellente di Amadeus, reduce da cinque trionfali (anche economicamente) Festival di Sanremo, le frizioni tra la direzione e i giornalisti che si trascinano da mesi sono esplose in un comunicato durissimo da parte dell’Usigrai - il principale sindacato dei giornalisti Rai - letto in diretta nei principali telegiornali negli scorsi giorni. Infatti, in vista delle Europee, la Commissione di Vigilanza della Rai ha approvato la delibera con le regole della par condicio, scatenando una dura reazione del sindacato dei giornalisti del servizio pubblico che hanno accusato il Governo di voler trasformare la Rai nel suo “megafono”. [1] In particolare ad essere contestati sono gli emendamenti 4.7 e 4.13, già fortemente discussi all’interno della Commissione stessa, con i redattori della maggioranza che hanno dovuto riformularli per poter superare il parere negativo della Presidente; in questi due emendamenti, viene introdotta la possibilità per gli esponenti del Governo di sottrarsi ai tempi della par condicio sempre che stiano parlando della loro attività istituzionale e di governo. [2]


La natura problematica di queste disposizioni è abbastanza evidente: per quanto il sistema della par condicio non sia perfetto, la modifica introdotta potrebbe di fatto essere un pericolo per il senso stesso della norma dando un vantaggio in termini di visibilità proprio ai membri della maggioranza politica, andando contro i principi di pluralità di informazione e indebolendo la forza comunicativa delle opposizioni. Pur immaginando un’interpretazione restrittiva della disposizione, infatti, la scrittura stessa degli emendamenti lascia spazio a dei dubbi su cosa sia “informazione sulle attività istituzionali e governative” e cosa sia campagna elettorale, tanto più che nella vita politica attuale del nostro Paese il confine tra le due cose è veramente labile vista la quantità di populismo e demagogia con cui tutte le forze politiche ammantano la propria azione di governo. Il Ponte sullo Stretto sarebbe attività istituzionale o campagna elettorale? E i “porti chiusi”? La promozione di qualsiasi decreto chiamato con un nome ammiccante come ormai è consuetudine entrerebbe nei casi tirati in ballo dalle nuove norme? La sensazione è che da promuovere l’attività del Governo a fare campagna elettorale con provvedimenti ad hoc per sfruttare a proprio favore la visibilità concessa ci siano veramente pochi passi, sensazione condivisa evidentemente dagli stessi giornalisti della RAI.



Una tribuna politica negli anni Ottanta


Questa situazione richiama l’eterno dilemma del controllo politico sul Servizio Pubblico: se la maggioranza di Governo avesse proposto questi emendamenti per trarne vantaggio in sede elettorale verrebbero seriamente messi in pericolo i principi democratici di pluralità e rappresentatività, creando un precedente allarmante. Se da una parte l’intromissione della politica in Rai è antica quanto la Rai stessa, dall’altra l’esecutivo di Giorgia Meloni sta dimostrando un particolare interesse nel poter dettare la linea politica al principale ente televisivo italiano, non sempre con risultati desiderabili per la Rai stessa. Lo strappo totale tra il comitato di redazione di Rai News e il direttore Petrecca, accusato anche di tagliare notizie scomode, gli addii di personaggi che garantivano ascolti e ingressi importanti come Fabio Fazio e Amadeus, entrambi spesso criticati dalle forze oggi al Governo, o addirittura la decisione di non mandare in onda la stagione (già prodotta) della serie di Roberto Saviano, con il conseguente spreco di risorse, e infine l'annullamento del contratto di Antonio Scurati a poche ore dalla trasmissione di Rai 3 "Che sarà" in cui lo scrittore avrebbe dovuto leggere un monologo sul 25 aprile, sono solo gli esempi più evidenti. [3] Anche se non sono sorprendenti, vista l’attitudine con cui il Governo si relaziona con la stampa: dal caso dei carabinieri nella sede del quotidiano Domani fino alla recente proposta del carcere per i giornalisti condannati per diffamazione, la maggioranza sembra mal digerire le opinioni contrarie reagendo spesso con denunce e attacchi.


Dopo decadi di forzature, abituali a ogni cambio della maggioranza parlamentare, bisognerebbe finalmente riconsiderare il rapporto tra Rai e politica, visto che il controllo parlamentare che in teoria dovrebbe assicurare il rispetto di doverosi standard di imparzialità permette invece ai vari Governi di piegare l’informazione televisiva ai propri interessi, ricordando tempi decisamente meno liberi e in certi casi danneggiando l’emittente pur di promuovere una linea editoriale più accomodante. Il paradosso che le reti private, sottoposte alle regole dell’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), garantiscano una parità di esposizione maggiore rispetto alla Rai è solo l’ultimo segnale di quanto sia necessario proteggere il Servizio Pubblico dalle voglie della maggioranza di turno, per evitare che la Rai diventi uno strumento in mano del potere politico, quel “megafono” paventato nel comunicato dell’Usigrai.


In un contesto dell’informazione sempre più problematico, con il declino della stampa tradizionale e l’affermazione degli algoritmi dei social network, l’importanza di uno spazio pubblico che eserciti quel ruolo di tribuna politica plurale e imparziale è in continua crescita. L’attuale organizzazione del Servizio Pubblico, in mano alla politica e soprattutto in mano alla maggioranza, sembra ormai molto distante dal soddisfare il bisogno di un giornalismo serio, affidabile e rappresentativo della diversità di opinione che appare più urgente che mai, e non affrontare in tempo questo problema può portare a conseguenze nel dibattito pubblico che alla lunga potrebbero essere pericolose.


Quanto espresso in questo articolo è basato sulle opinioni dell'articolista che non necessariamente riflettono la linea editoriale di TocToc Sardegna


Fonti:

[2] La Redazione, Il principale sindacato dei giornalisti della Rai contro le nuove regole sulla par condicio, Il Post, venerdì 12 aprile 2024, https://www.ilpost.it/2024/04/12/protesta-giornalisti-rai-par-condicio/

[3] La Redazione, Antonio Scurati censurato dalla Rai, non potrà fare il monologo sul 25 aprile, Articolo 21, 20 aprile 2024, https://www.articolo21.org/2024/04/antonio-scurati-censurato-dalla-rai-non-potra-fare-il-monologo-sul-25-aprile/


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