• Matteo Cardia

Pegasus, l’arma dei regimi illiberali contro attivisti e giornalisti


Pegasus. L’azienda israeliana NSO nel 2012 ha scelto un nome evocativo, celestiale, per un software spyware che non ha bisogno di altro che un telefono per entrare in azione. Android o IoS non fa differenza. Attraverso un messaggio può entrare nel device, accedere a ogni messaggio inviato o ricevuto, aprire la fotocamera e scattare foto, rintracciare la posizione e registrare. [1]


Penetrare per controllare, controllare per minacciare, fermare, e se necessario uccidere. Secondo l’inchiesta della non profit Forbidden Stories, che si è avvalsa della collaborazione di Amnesty International e di diciassette testate tra cui The Guardian, El País, Le Monde e Al Jazeera, il software israeliano è stato utilizzato da governi autoritari e democrazie illiberali in giro per il pianeta per fini diversi da quelli dichiarati. 50.000 i nomi sulle liste che l’inchiesta è riuscita a individuare. Attivisti, oppositori politici - ma anche Capi di Stato come Emanuel Macron - e giornalisti sono stati per periodi indefiniti spiati o sarebbero potute essere vittime potenziali a causa delle loro attività considerate eversive in Azerbaijan, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, India, Kazakhistan, Marocco, Messico, Rwanda e Ungheria, con ripercussioni che però si sono estese ben oltre i confini di questi Stati. Uno scandalo globale che segna un punto di non ritorno per la sicurezza dei cittadini del mondo. [2]


Pegasus dal 2012 può essere venduto dalla NSO solo previa autorizzazione dello Stato israeliano ed esclusivamente ad attori statali. Il settore della cybersicurezza è diventato strategico in Israele, che è considerato uno dei leader mondiali nel campo, con la compagnia che non è l’unica in grado di creare o vendere software di questo genere – come dimostrato dal caso di Candiru, in grado di penetrare i sistemi Windows. [3]

La sperimentazione dei governi dell’ex primo ministro Netanyahu a non opporre alcun controllo è stata portata avanti per molti anni avendo come target il popolo palestinese, sia quello di Gerusalemme Est che quello che abita nella West Bank. [4] I numeri in crescita hanno fatto sì che la tecnologia venisse utilizzata anche come mezzo per avvicinare governi sulla carta ostili ad Israele, come UAE, Marocco e Arabia Saudita.


Se il successo dal punto di vista economico è stato indubbio, i risvolti sono diventati prevedibilmente fonte di problemi. Già nel 2016 alcuni giornalisti di Al Jazeera avevano denunciato l’hackeraggio dei loro telefoni, mentre nel 2019 è arrivata la citazione in giudizio da parte di Whatsapp [5], seguita poi da una nuova denuncia di giornalisti del media network qatariota. [6]

Il lavoro compiuto da Forbidden Stories e da alcune delle principali testate internazionali chiude il cerchio apertosi anni fa, ma solo momentaneamente. Gli Stati tirati in ballo dall’inchiesta hanno già rifiutato di dare spiegazioni e negano qualsiasi coinvolgimento [7], così come la stessa NSO [8], che afferma che tutto quanto sia da accertare e di non avere responsabilità successive alla vendita.


Emanuel Macron, Cyril Ramaphosa, Re Mohammed VI di Marocco, Charles Michel (durante il suo premierato in Belgio) e Tedros Ghebreyesus, attuale direttore della WHO: sono solo alcuni dei nomi più altisonanti presenti nella lista dei possibili target scoperti dall’inchiesta. Il numero del Presidente francese e di 14 ministri erano presenti tra i 50.000 registrati, con l’ipotesi che a richiederne la sorveglianza siano stati i servizi marocchini. Per quanto il Marocco abbia rigettato le accuse mosse dal Pegasus Project, Macron ha richiesto al Primo Ministro israeliano Naftali Bennet di indagare in maniera approfondita sull’attività di NSO e sull’utilizzo dello spyware e per questioni di sicurezza ha deciso di cambiare telefono cellulare. [10]


Oltre agli uomini politici sono numerosi i giornalisti francesi potenzialmente spiati, soprattutto per via dei loro contatti e lavori in Marocco. Quello giornalistico è uno dei settori più colpiti: 180 quelli rintracciati dall’inchiesta, con i casi emblematici di Ungheria e Messico. La guerra contro i media condotta da Viktor Orban negli ultimi anni sarebbe stata sostenuta da Pegasus, utilizzato con certezza per controllare due giornalisti del network investigativo indipendente Direkt36 nel 2019, e sulla carta con altre tre vittime. [11] In Messico, il cui governo non sarebbe coinvolto, l’attività dell’arma informatica avrebbe contribuito all’assassinio di un giornalista freelance, Cecilio Pineda Birto, che indagava su un caso di corruzione con protagonisti la polizia e alcuni politici della regione meridionale della Tierra Caliente. [12]

Ma è anche il caso di Jamal Khashoggi, cronista ucciso nell’ambasciata saudita di Istanbul per volere del principe Mohammad Bin Salman, ad essere finito sotto la lente d’ingrandimento di Forbidden Stories, perché il governo saudita avrebbe utilizzato lo strumento per controllare - prima e dopo l’omicidio – il telefono dell’ex moglie di Khashoggi, Enan Elatr, della partner Hatice Cenzig e di cittadini che ne sostengono la causa. Attivisti e dissidenti - da semplici cittadini, passando per sindacalisti e avvocati - sono stati le vittime principali dello spyware, nei Paesi individuati come utilizzatori del servizio ma anche oltre i loro confini. In India i numeri di molteplici personalità impegnate per i diritti degli indigeni e per i componenti delle caste di basso rango sono stati rintracciati tra quelli nella lista: alcuni di questi sono stati arrestati negli ultimi tre anni accusati di terrorismo e di cospirare per l’assassinio del premier Narendra Modi. [13] Destino simile hanno avuto attivisti azeri, sauditi ed emiratini. Lavorare per un’intera comunità, difendendone le minoranze o sorvegliando il lavoro dei potenti e dei governi attraverso il giornalismo, finisce per essere uno dei ruoli più difficili e pericolosi da intraprendere. Ancora oggi.


Con l’inchiesta del Pegasus Project è diventato realtà il timore che strumenti tecnologici potenzialmente invasivi potessero essere utilizzati in maniera abusiva per mettere alle corde chiunque venisse percepito come un pericolo per il mantenimento del potere. Se i dubbi sull’utilizzo di tecnologie pervasive erano tanti già a livello di rapporti tra Stati, come dimostrato anche a maggio dall’inchiesta giornalistica che ha svelato l’aiuto dei servizi d’intelligence danesi alla NSA per controllare Angela Merkel e altre importanti personalità politiche tedesche [14], l’impiego di Pegasus nei confronti di precisi esponenti dell’opinione pubblica rischia di essere un precedente e non un unicum. La NSO ha fatto la scelta di porre il profitto di fronte alla sicurezza dei cittadini, rinnegando di fatto i principi su cui afferma di essere nata, aiutata da uno Stato di Israele che ha approfittato dell’occasione per aprire canali di dialogo con alcuni dei Paesi con cui ha poi stretto i cosiddetti Accordi di Abramo, facendosi poi sfuggire la situazione di mano. Dall’altra parte però il lavoro congiunto di giornalisti e ricercatori ha ancora una volta messo in luce l’importanza del giornalismo nell’aiutare i cittadini del mondo a conoscere i propri diritti e a difenderli. Una necessità di cui nessuno può fare a meno: the Pegasus Project ne è l’ennesima prova.


Fonti:

[1] Laurence Topham, Ali Assaf, Stephanie Kirchgaessner, David Pegg, Tom Silverstone, Joseph Pierce, Michael Safi and Paul Lewis, Pegasus: the spyware technology that threatens democracy – video, The Guardian, 19 luglio 2021, https://www.theguardian.com/news/video/2021/jul/19/pegasus-the-spyware-technology-that-threatens-democracy-video [2] Forbidden stories, About the Pegasus Project, https://forbiddenstories.org [3] Kartikay Mehrotra, Citizen Lab: Spyware by Israel’s Candiru used to target activists, Aljazeera, 15 luglio 2021, https://www.aljazeera.com/economy/2021 [4] Jonathan Cook, How Israeli spy tech reaches deep into our lives, Middle East Eye, 15 novembre 2019 https://www.middleeasteye.net/opinion/how-hand-israeli-tech-reaches-deep-our-lives [5] Nick Hopkins e Stephanie Kirchgaessner, WhatsApp sues Israeli firm, accusing it of hacking activists' phones, The Guardian, 29 ottobre 2019, https://www.theguardian.com/technology/2019/oct/29/whatsapp-sues-israeli-firm-accusing-it-of-hacking-activists-phones [6] Thomas Brewster, Apple Security Warning: ‘Zero Click’ iPhone Hacks Hit 36 Al Jazeera Journalists, Forbes, 20 dicembre 2020, https://www.forbes.com/ [7] France 24, Morocco and Hungary deny reports that they infiltrated phones with Pegasus spyware, 19 luglio 2021, https://www.france24.com/en [8] Thomas Brewster, ‘If You’re Not A Criminal, Don’t Be Afraid’—NSO CEO On ‘Insane’ Hacking Allegations Facing $1 Billion Spyware Business, Forbes, 22 luglio 2021, https://www.forbes.com/sites/thomasbrewster/2021/07/22/nso-group-ceo-defends-1-billion-spyware-company-against-pegasus-project-hacking-allegations/?sh=4f768327472d [9] Angelique Chrisafis,, Dan Sabbagh,, Stephanie Kirchgaessner e Michael Safi, Emmanuel Macron identified in leaked Pegasus project data, The Guardian, 22 luglio 2021, https://www.theguardian.com/world/2021/jul/20/ [10] Reuters Staff, France's Macron changes phone, phone number in light of Pegasus case, Reuters, 22 luglio 2021, https://www.reuters.com/article/israel-cyber-nso-macron/frances-macron-changes-phone-phone-number-in-light-of-pegasus-case-idUSFWN2OY11V [11] Shaun Walker, Viktor Orbán using NSO spyware in assault on media, data suggests, The Guardian, 18 luglio 2021, https://www.theguardian.com/news/ [12] Nina Lakhani, Revealed: murdered journalist’s number selected by Mexican NSO client, The Guardian, 18 luglio 2021, https://www.theguardian.com/news/2021/jul/18/revealed-murdered-journalist-number-selected-mexico-nso-client-cecilio-pineda-birto# [13] Shaun Walker, Stephanie Kirchgaessner, Nina Lakhani e Michael Safi, Pegasus project: spyware leak suggests lawyers and activists at risk across globe, The Guardian, 19 luglio 2021, https://www.theguardian.com/news [14] Redazione, Danish secret service helped US spy on Germany's Angela Merkel: report, DW, https://www.dw.com/en/danish-secret-service-helped-us-spy-on-germanys-angela-merkel-report/a-57721901