• Alessio Arriu

Perché non vi fu una Norimberga italiana


Mentre in Germania il 1 ottobre 1946 iniziava quello che alla storia passerà come “il processo di Norimberga” dove i gerarchi nazisti vennero condannati per i crimini compiuti in guerra e nei confronti degli ebrei, nell’Italia liberata non ci fu lo stesso trattamento nei riguardi dei collaborazionisti dello Stato totalitario tedesco, creando quindi un clima di tensione, nonostante la guerra fosse finita.

Ciò accadde per una concatenazione di eventi che ora analizzeremo.

Correva l’anno 1946, precisamente il giorno 22 del mese di giugno, quando venne varata un’amnistia dal politico genovese che a quei tempi ricopriva la carica di Ministro della Giustizia del II governo De Gasperi. Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano (PCI), in quel momento faceva parte del panorama antifascista italiano, e dopo aver trovato un compromesso con l’altra forza antifascista, che risiedeva nel partito della Democrazia Cristiana, gli fu affidato l’arduo compito di calmierare gli animi post-conflitto.


L’italia in quell’anno si presentava liberata, ma sfinita dalla guerra interna antifascista portata avanti dal Comitato di Liberazione Nazionale e anche dopo il 25 aprile 1945 il conflitto tra i partigiani e i fascisti non pareva avere una fine. Alla luce di questi fatti, Palmiro Togliatti volle ovviare al problema concedendo l’amnistia che cancellava i reati commessi in Italia sino al 18 giugno dello stesso anno, scarcerando di fatto migliaia di ex membri del partito fascista, tra cui Renato Ricci e Junio Valerio Borghese, aderenti alla Repubblica di Salò, Stato fantoccio che collaborò con i tedeschi durante la Resistenza. Questa amnistia mirava a pacificare il paese, che versava in uno stato di guerra dal 1943, ma il provvedimento non fu accolto con entusiasmo, in particolare dagli ex partigiani del Nord Italia che si mobilitarono attraverso scioperi ed occupazioni.

Il fatto più eclatante della vicenda accadde a Casale, dove un gruppo di fascisti rischiò la vita durante le proteste degli ex partigiani; il governo optò per una linea dura inviando l’esercito e 12 carri armati, ma soltanto attraverso la mediazione dell’allora segretario della CGIL, Giuseppe Di Vittorio, si arrivò ad un accordo tra le parti.


Vi è da dire che il documento del provvedimento fu quasi interamente scritto da Togliatti. Egli non prese però in considerazione che all’interno dell’organo che deteneva l’incarico di applicare il provvedimento vi erano magistrati che pochi anni prima lavoravano per il Tribunale per la difesa della razza, che di conseguenza negli anni applicò l’amnistia in modo più ampio e permissivo, evitando di fatto una Norimberga italiana. Nonostante Togliatti si fosse giustificato accusando la magistratura italiana, la responsabilità fu anche la sua. Secondo Sergio Luzzatto e Mimmo Franzinelli, Togliatti e il PCI utilizzarono l'amnistia per accreditarsi il consenso del popolo italiano e risultare come una forza moderata, anche agli occhi degli USA. Tuttavia questa strategia funzionò per poco tempo, perché nel 1947 il PCI venne espulso dal governo da Alcide de Gasperi.

Questo è uno dei motivi per il quale non vi fu un processo post guerra in Italia, ma anche oltre manica non vi era l’impellenza di replicare il processo ai gerarchi; emblematica fu infatti la frase di Winston Churchill che per lui “l’uccisione di Mussolini e il collasso del fascismo ci risparmiò una Norimberga italiana”[1]. Tornando in Italia, bisogna denotare il fatto che molti personaggi di spicco del panorama intellettuale italiano avevano il bisogno di lasciarsi alle spalle un passato fascista, primo fra tutti Indro Montanelli, ragion per cui ciò che fece Palmiro Togliatti fu sì discutibile, ma non vi fu nessuno in Italia pronto ad impedire che ciò accadesse, soprattutto i partiti antifascisti che per vent’anni avevano subito l’oppressione di quelli a cui stavano concedendo la grazia.


Fonti:

[1] L'amnistia del 1946, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI), 16 giungo 2016, https://www.anpi.it/storia/230/lamnistia-del-1946 [2] L’amnistia di Togliatti, 70 anni fa, Il Post, 22 giugno 2016, https://www.ilpost.it/2016/06/22/amnistia-togliatti/ [3] Winston Churchill, La resa tedesca, in La Seconda Guerra Mondiale, traduzione italiana di Arturo Barone, Glauco Cambon, Olga Ceretti Borsini, Giorgio Monicelli, edizione condensata, Milano, BUR, 2000, p. 1256

Foto: in copertina Insediamento del secondo governo De Gasperi, 1946

(fonte: https://archivio.quirinale.it/aspr/fotografico) nel testo Primo governo De Gasperi, con Nenni, Togliatti, Lussu e Cattani, 1945

(fonte: https://it.wikipedia.org)