• Francesco Podda

Perché qualcuno ancora non vuole vaccinarsi?


Pur con l’entrata in vigore dell’obbligo del Green pass per tutti i lavoratori pubblici e privati, ancora si stenta tanto a raggiungere il 90% di copertura vaccinale nella popolazione italiana. A livello pratico, risultano diversi milioni di persone over 18 non ancora vaccinate.


Se da un lato la fetta di popolazione già vaccinata risulta aver largamente arginato la circolazione del virus (perlomeno per ora), un’altra cospicua parte stenta a credere che il vaccino possa essere un rimedio utile per rallentare la diffusione del Covid ed evitare le conseguenze più gravi della malattia da esso generata. Inoltre, buona parte di queste persone probabilmente crede che il vaccino possa portare a danni o problemi fisici permanenti all’individuo che lo riceve.


‘Vogliamo il vaccino’ recitava un famoso cartello di protesta esposto a Napoli negli anni 60 durante l’epidemia locale di colera. Non la pensano allo stesso modo questo cospicuo numero di persone, che sicuramente piuttosto che vaccinarsi stanno decidendo di procedere con la prenotazione di tamponi rapidi o molecolari, giorno per giorno. Scelte.

D’altro canto c’è sicuramente da constatare che il Green pass agli occhi di molti risulta uno stratagemma per portare più o meno tutti - chi presto chi tardi - alla vaccinazione. Se non si può affermare ciò con certezza, sicuramente un minimo di sospetto esiste, specialmente da parte di chi non crede allo strumento della vaccinazione.


Le domande sorgono spontanee: di chi è la colpa per questa situazione? Di chi non si vuole vaccinare o di chi governa ed obbliga la popolazione ad utilizzare lo strumento del Green pass? E soprattutto, il Green pass è uno strumento di limitazione della libertà?


Anche se è abbastanza palese che a limitare la libertà sia stato il virus e la sua circolazione e non le scelte pratiche o politiche per il suo contrasto e per il lento ritorno alla normalità, alla prima domanda non è sicuramente facile dare una risposta. Probabilmente la colpa non è di nessuno in particolare. È chiaro che, in questa situazione emergenziale e mai vissuta in epoca moderna, gli Stati si sono trovati a dover fronteggiare una situazione senza precedenti; situazione che naturalmente ha portato a dover dare delle risposte senza precedenti.


Sicuramente, però, qualche pecca c’è, specialmente da parte dello Stato. Non è un caso che le divulgazioni No vax da molti siano decisamente prese più in considerazione rispetto alle divulgazioni scientifiche tratte da mesi o anni di studio e lavoro.

A questo punto c’è da pensare che alla base vi sia un problema di divulgazione di informazioni da parte degli Stati o degli organi di informazione e istruzione. Se infatti ogni Stato investisse 10 minuti giornalieri facilmente usufruibili da ogni cittadino per spiegare, per esempio, come mai il vaccino funzioni ed il plasma no o perché il fluirbiprofene sia più efficace dell’ivermectina, probabilmente non ci ritroveremmo a fare i conti con tutta una serie di teorie complottiste costruite e divulgate chissà da chi.


Per quanto tempo dovremo ancora leggere che il vaccino fa più morti del Covid o che il farmaco per curare questa patologia è ancora nascosto? Probabilmente per tanto. Sarebbe però molto bello vedere un’informazione ponderata e basata su evidenze scientifiche che sfata punto per punto tutte queste teorie; teorie che per logica non sarebbero neanche da sfatare, ma a questo punto della storia è forse arrivato il momento di farlo.



Quanto espresso in questo articolo è basato sulle opinioni dell'articolista che non necessariamente riflettono la linea editoriale di TocToc Sardegna


Foto copertina: Gli italiani chiedono a gran voce il vaccino contro il colera, Napoli 1973 (Fonte: Vesuvio Live)