• Giulio Ardenghi

Religione e ideologia in Russia: cosa abbiamo imparato?


Dall’inizio del conflitto in Ucraina, TocToc Sardegna è stata in grado di ospitare diversi esperti per parlare di questa guerra. Ognuno di loro ha portato la sua prospettiva che, naturalmente, dipendeva molto dal campo di cui ciascuno si occupa. Abbiamo dunque sentito riflessioni su argomenti di ambito geopolitico, militare, giornalistico e via dicendo.

Tuttavia, un tema che spesso viene dato per scontato è il ruolo che la religione ricopre nel modo in cui i russi e gli ucraini si stanno approcciando a questo conflitto.


Ho già avuto occasione di scrivere un articolo in cui cercavo di mettere in luce alcuni aspetti del ruolo politico che il Patriarcato Ecumenico e quello di Mosca ricoprono e di spiegare quale fosse l’origine del loro schierarsi apertamente con Zelensky (il primo) e con Putin (il secondo). Ma siamo riusciti anche a raccogliere due testimonianze di persone che queste realtà le hanno vissute in prima persona, cioè Ugo Poletti (giornalista per Odessa Journal) e Nello Scavo (giornalista de L’Avvenire).


Poletti ha raccontato dell’importanza che la religione ortodossa ricopre anche nella vita di tutti i giorni in Ucraina e ha sottolineato che anche le persone che frequentano la chiesa tendono a essere molto rispettose di queste tematiche. Ma ci ha spiegato anche che in Ucraina ci sono ancora circa 12.000 parrocchie fedeli al Patriarcato di Mosca. La cosa è diventata pericolosa dal momento in cui "hanno scoperto qualche chiesa che dava la disponibilità dei suoi spazi per stipare nelle cantine del materiale bellico che era stato preparato per i russi". [1]


Se Poletti ci ha parlato di dinamiche della vita di tutti i giorni di una popolazione sotto assedio, Scavo si è soffermato di più anche sul lato ideologico. Cosa succederebbe se, per qualunque ragione, il Patriarca russo Cirillo decidesse di voltare le spalle al Presidente Putin e condannare l’invasione dell’Ucraina? Secondo Scavo, questo non succederà mai (minuto 18:52), perché le affermazioni fatte da Cirillo sono dichiarazioni da cui non si può tornare indietro. [2]

Non sappiamo cosa potrebbe succedere se, per assurdo, il Patriarca di Mosca condannasse la guerra. Siamo però al corrente del fatto che il metropolita Hilarion (Alfeyev) è stato rimosso dall’incarico di Presidente del Dipartimento per le Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca, una sorta di Ministero degli Esteri ecclesiastico il cui capo è, di fatto, il braccio destro del Patriarca russo. Alfeyev non è solo un vescovo di grande importanza e notorietà, ma anche un teologo, storico e compositore formatosi tra Mosca, Oxford e Parigi, i cui studi sulla patristica sono apprezzati anche dagli accademici occidentali.


Come mai la rimozione? Pur usando termini vaghi, Alfeyev si è schierato contro la guerra in diverse occasioni, dichiarando che “in America, in Ucraina e in Russia ci sono politici che credono che la guerra sia giusta”. [3] In molti hanno visto in affermazioni simili una moderata presa di distanza dai toni chiaramente pro-Putin di Cirillo. D’altro canto, bisogna anche notare che ora Hilarion ricopre la carica di vescovo di Budapest, cioè viene mandato a rivestire una posizione ecclesiastica di primaria importanza in una capitale europea, non certo a fare il predicatore errante nella Repubblica di Tuva. A ogni modo, questa rimane una vicenda su cui riflettere.


Per ritornare all’intervista con Scavo, il giornalista ha posto un dilemma davvero interessante per la linea retorica di Putin e Cirillo (20:33): "Vladimir Putin, tra le altre cose, dice che l’Ucraina va denazificata ed è quello che in qualche modo sostiene anche Kirill, però chiunque s’intenda di cose naziste sa benissimo che le relazioni tra il mondo dell’ultradestra e il mondo LGBT+ sono abbastanza complesse (…) eppure, lo stesso Kirill ci dice che uno dei problemi in Ucraina è la corruzione del sistema culturale e valoriale del Paese, determinata dall’avere concesso troppe aperture al mondo LGBT+, perché questo è quello che viene chiesto dalla comunità occidentale come prezzo da pagare per essere ammessa nel consesso dei Paesi occidentali o occidentalizzati".


Effettivamente c’è una contraddizione. Ma, se non altro, questa ci dà spunto per indagare un po’ più a fondo sulla retorica e la propaganda sull’Ucraina da parte russa. Torna alla mente un’intervista rilasciata da Alexandr Dugin, il filosofo eurasiatista che ho già presentato in un altro articolo, a Sky TG24. Secondo il pensatore russo (02:15), "Il termine denazificazione è una scelta forse non corretta, ma l’idea generale è che la Russia non può tollerare la russofobia della società ucraina. Se il nazismo radicale con svastiche, antisemitismo etc. è un’ideologia marginale nel contesto dell’Ucraina (…) la russofobia è diventata l’identità dell’Ucraina, e questa russofobia è propria non solo dell’estrema destra ucraina ma di tutta la società". [4]


Secondo Dugin, le potenze Occidentali avevano bisogno di uno stratagemma veloce ed efficace per aizzare l’odio degli ucraini verso i russi, ed è per questo che decisero di favorire la proliferazione di ideologie di estrema destra in quel Paese. Se il battaglione Azov, Pravy Sektor etc. costituiscono lo zoccolo duro propriamente nazista della scena politico-militare ucraina, la maggioranza del popolo assorbe quello che i governi occidentali ritengono necessario: la russofobia. A tal proposito, bisogna anche segnalare che, nel discorso pubblico russo, il nazismo è esso stesso associato a quest’odio verso i russi.


Insomma, si tratta di argomenti sensibili e spinosi, ma è giusto preoccuparsene perché, come sia i russi che gli ucraini ci ricordano di frequente, queste sono vicende che riguardano da vicino anche noi occidentali.


Fonti: [1] Poletti Ugo, L’aperitivo ep.16, TocToc Sardegna, YouTube, minuto 12:45 https://www.youtube.com/watch?v=YkB-bJF63Qs&t=577s

[2] Nello Scavo, L'apertivo ep.21, TocToc Sardegna, Youtube, https://www.youtube.com/watch?v=fjL1HprncN4 [3] Vaskries Alexander, Trasferito a Budapest, Hilarion lascia la guida del dipartimento esteri del Patriarcato Russo, “Faro di Roma”, 07 giugno 2022, https://www.farodiroma.it/ [4] Dugin Alexander, Russia, Dugin a Sky TG24: Lavrov FALSO Storico su Zelensky