• Giulio Ardenghi

Si torna al Medioevo


Uno dei pregiudizi più diffusi nel discorso pubblico, anche se raramente viene considerato tale, è quello nei confronti delle cose, delle idee e delle persone vissute nel passato.

Ogni qualvolta percepiamo qualcosa come ottuso, bigotto e oscurantista, molto probabilmente ci verrà in mente di liquidarlo con frasi fatte tipo: “Siamo nel 2021 e la gente pensa ancora che…” oppure il classico: “Si torna al Medioevo”. Ad esempio, il giornale Libero, nell’agosto scorso, ha intitolato un articolo: Coronavirus, con i no-vax si torna al Medioevo: ignorano metodi e risultati della ricerca. [1]


Nel pensiero comune il Medioevo e la tarda antichità vengono spesso visti come periodi in cui la religione pervade, controlla e contamina in negativo tutti i rami del sapere, cercando in tutti i modi di sopprimere qualunque innovazione che potrebbe far crollare il castello di carte di dogmi indimostrabili. Naturalmente, noi persone moderne siamo facilmente in grado di smontare qualunque affermazione religiosa, vista la nostra superiore conoscenza.

Ma se invece fosse il considerare tutto ciò che è medievale in senso negativo ad essere ottuso, bigotto e oscurantista? L’ignorare i metodi e i risultati della ricerca storica è meno “medievale” di ignorare quelli della ricerca scientifica?


Questo atteggiamento è stato definito dallo scrittore C.S. Lewis come snobismo cronologico, descritto dallo stesso come “l’accettazione acritica del clima intellettuale comune nella nostra epoca e la presunzione che qualsiasi cosa sia passata di moda ha perso perciò tutto il suo credito”. [2]

La radice dello snobismo cronologico è naturalmente il pensiero positivista, secondo il quale l’umanità è destinata a migliorare sé stessa e la sua condizione sempre di più, a patto che usi la sua ragione per privilegiare la conoscenza scientifica e abbandoni la mistica e la metafisica. Secondo questa prospettiva ha un senso considerare ciò che è passato come primitivo e superato, perché è il progresso quello che conta, l’unica fase in cui dovremmo riporre le nostre speranze.


Eppure, questa concezione di storia come progresso non è esattamente un’invenzione del positivismo o dell’illuminismo. Mentre nel mondo pagano viene privilegiata una visione ciclica della storia (ed è per questo che la storiografia del tempo è così interessata alla sua funzione pedagogica) è proprio il pensiero cristiano che contrappone una visione più lineare della stessa: c’è un inizio, nel quale Dio ha creato il mondo e l’uomo dal nulla, e una fine, nella quale ognuno riceverà la sua ricompensa in base alla sua fede e alle sue azioni. Questo non è completamente diverso, se ci pensiamo bene, dal pensiero positivista: anche in questo caso la storia è lineare e le azioni degli uomini sono determinanti perché il futuro possa essere migliore del passato e del presente.


Nello specifico, la tarda antichità e il Medioevo non sono affatto periodi scevri di grandi opere e pensatori. Per illustrare questo punto di solito si fa riferimento a figure illustri, da Tommaso d’Aquino a Roger Bacon, ma ancor più degno di nota è il fatto che fu un vescovo cristiano del IV secolo, Basilio di Cesarea, a stabilire quello che è probabilmente il primo ospedale della storia. È anche interessante notare come sia il fratello di Basilio, Gregorio di Nissa, a uscire allo scoperto come il primo abolizionista, forse di tutti i tempi. Gregorio infatti scriveva:

Acquistai schiavi e ancelle, ed ebbi servi nati in casa. Vista l’alterigia e l’arroganza? Questo parlare si leva contro Dio. Sappiamo infatti dal profeta che tutte le cose servono alla potestà divina, che è al di sopra di tutto. Chi dunque fa possedimento proprio ciò che è possedimento di Dio, e attribuisce all’uomo la potestà divina, sì da ritenersi signore di uomini e di donne, cos’altro fa se non travalicare con la sua superbia la natura, considerando se stesso diverso da coloro che gli sono soggetti? [3]

Filosofia a parte, è ad Alessandro Spina, un frate del XII secolo, che viene attribuita l’invenzione degli occhiali, e le riflessioni di Giovanni Filopono (490-570 ca.) sulla fisica aristotelica sono importanti per la formazione del pensiero scientifico. E la fine architettura utilizzata nella costruzione, ad esempio, delle chiese gotiche e romaniche non suggerisce un’epoca completamente dominata dall’ignoranza e dalla barbarie.

È il mito del progresso a essere tutt’altro che immune alle critiche: l’innovazione scientifica e tecnologica ha favorito, non ostacolato, le immani carneficine avvenute nelle due guerre mondiali, né la pura e semplice conoscenza ha impedito a persone come Martin Heidegger e Giovanni Gentile di abbracciare rispettivamente il nazismo e il fascismo.

Anche ai giorni nostri, gli immensi passi avanti fatti in ambito tecnologico e industriale non ci spingono certo a coltivare un approccio rispettoso verso la natura e non impediscono alle grandi aziende di inquinare fino a portare il pianeta a una situazione di crisi climatica o di tenere i loro dipendenti sotto scacco con l’incubo che presto le macchine li sostituiranno.


Tutto ciò non significa che i tempi antichi o il Medioevo siano migliori dell’era in cui viviamo noi, né che la scienza sia un qualcosa di negativo. Il punto è che, se proprio dobbiamo autocongratularci per la nostra apertura mentale confrontandoci con la zoticaggine del prossimo, è meglio farlo lasciando la storia in pace.


Fonti: [1] Carella Francesco, Coronavirus, con i no-vax si torna al Medioevo: ignorano metodi e risultati della ricerca, Libero Quotidiano, 29 agosto 2021, https://www.liberoquotidiano.it/news/scienze-tech/salute/28484528/coronavirus-no-vax-torna-medioevo-ignorano-metodi-risultati-ricerca.html [2] Lewis Clive Staples, Sopreso dalla gioia: i primi anni della mia vita, Jaca Book, Milano, 1980, pag 152 [3] Eccl: GNO V, 4; Leanza, p. 90


Foto di copertina: Cattedrale di Beauvais (Fonte Wikipedia)