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  • Barbara Alba

Teatro: crisi di un’arte da riscoprire


Il teatro italiano sta attraversando una lunga crisi.

I continui tagli dei fondi destinati alla cultura e alle piccole compagnie teatrali, uniti alla difficoltà di portare il pubblico a teatro, hanno contribuito a peggiorare la situazione e la pandemia di COVID-19 non ha fatto altro che aggiungere ulteriori ostacoli, scoraggiando le persone dal recarsi nei teatri.


In questo quadro le realtà più indebolite sono quelle più piccole, come Oristano. La città conta 2 teatri, il San Martino e il teatro Antonio Garau, che dopo un lungo periodo di abbandono sono stati recuperati dal Comune e riportati alla luce, con risultati non entusiasmanti.

Teatro Antonio Garau

Il teatro San Martino, inaugurato nel 1874, fu progettato da Gaetano Cima e affrescato dall’artista oristanese Francesco Serra, ma è chiuso sin dagli anni ‘50. Il San Martino fu sempre gestito con fondi per lo più privati, cosa che ne ha reso difficile la sopravvivenza visti i costi ingenti che un teatro deve affrontare. Il teatro Garau, invece, prende il nome da Antonio Garau, celebre commediografo oristanese che ha portato a teatro la cultura sarda.

Entrambe le strutture per anni sono rimaste inutilizzate, salvo alcuni spettacoli sporadici.


La situazione di difficoltà in cui versa il settore è confermata da uno studio ISTAT del 2022 secondo cui nel corso dello scorso anno il 40% degli italiani non ha partecipato ad alcuna attività culturale, e gli spettacoli teatrali hanno visto un ulteriore calo della partecipazione rispetto al 2019. [1]

Anche se, come menzionato all'inizio, le piccole realtá teatrali italiane sono state recentemente indebolite dai tagli dei fondi e dalla crisi pandemica, la nostra offerta é decisamente poco attraente se messa a confronto con quella di altri Paesi come Germania, Francia e Inghilterra.

Per far fronte a questa crisi, l'offerta scenica dovrebbe rinnovarsi, includendo produzioni moderne che trattino temi attuali e siano rivolte a un pubblico ampio, e non solo ad una piccola élite di intenditori.


Questa è anche la visione di Carlo Sechi, giovane commediografo di Oristano, che rappresenta un esempio di passione e rinnovamento con la sua pièce teatrale intitolata Come foglie al vento, una storia d’amore messa in scena in un'ambientazione Hollywoodiana anni ‘50 che nasce dall’idea di portare un film a teatro. Sechi sostiene che l'innovazione può essere ottenuta attraverso la kainothomia, ovvero la ricerca del progresso. Invece di concentrarsi sulla causa della crisi, è importante trovare una soluzione per attirare i giovani a teatro. D’altronde il teatro si nutre della presenza degli spettatori, parte imprescindibile del teatro.


La volontà di Sechi di portare nuove opere sul palcoscenico nasce sia dalla passione per il teatro, tramandata dai genitori, anch’essi attori, sia dall'intenzione di far riflettere le persone su se stesse. La messa in scena di uno spettacolo può aiutare le persone a vivere paure, emozioni, passioni e a ritrovarsi nelle rappresentazioni, operando una vera e propria catarsi. Tuttavia, secondo Sechi, il pubblico non è invogliato a partecipare perché non si diverte. La causa è dovuta alle opere del teatro contemporaneo, che portano in scena spettacoli psichedelici, lontani dalla percezione comune e non apprezzati.

Per rilanciare il teatro, potrebbe essere utile creare contenuti a puntate da mandare su piattaforme on-demand per incentivare i giovani ad appassionarsi, avvicinando il teatro a una dimensione facilmente raggiungibile, ma Sechi non pare dello stesso avviso. Egli afferma che la bellezza del teatro è il pubblico, il rumore, e che la rappresentazione di un’opera on-demand significherebbe snaturare il teatro.


Sicuramente l’impresa del giovane Carlo Sechi è virtuosa e andrebbe presa come un input per rilanciare due strutture come il San Martino e il teatro Garau, che hanno un grande potenziale non ancora sfruttato. La risposta a questa crisi sta in primis nelle istituzioni, che hanno dirottato i fondi su altri progetti, dimenticando di alimentare la cultura e togliendo così al teatro il suo sostentamento. In questo senso le piccole realtà come Oristano fotografano una situazione che accomuna altre realtà italiane, ben lontane dai grandi teatri, che quasi come mosche bianche riescono ad attrarre grandi capitali e donazioni.

Dall’altra, per riportare il pubblico a teatro si potrebbe ripartire dalle scuole, impartendo una vera e propria cultura del teatro sin dai più piccoli, cosicché abbiano gli strumenti per leggere i contenuti e gli insegnamenti che il teatro ha da offrire.


Fonte:

[1] Cultura e tempo libero, Studio Istat 2022, https://www.istat.it/


Immagine di copertina: Maurizio di Antonio Garau - Regia Annalisa Torchia e Salvatore Sechi (fonte pagina Instagram Carlo Sechi)

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