• Piero Grimaldi

The last dance

Il 14 novembre 2021 è finita una favola lunga 26 anni, 432 gare, 235 podi, 115 gare vinte, 65 pole position e 9 titoli mondiali vinti. Una storia che lega l’Italia e un paesino del marchigiano ai cuori degli appassionati di mezzo mondo. Con l’addio di Valentino Rossi alle gare nel Circus della MotoGP si chiude un’epoca storica delle due ruote e non solo.


Per riassumere questi 26 anni di passione, intervallati da alti e bassi, non si possono dimenticare alcuni dei grandi rivali del G.O.A.T – Greatest Of All Times: Max Biaggi, Sete Gibernau, Casey Stoner e infine i grandi avversari dell’ultima parte di carriera, gli spagnoli Jorge Lorenzo e Marc Marquez. Perché è anche dal valore degli avversari contro cui ha gareggiato che possiamo comprendere la grandezza di Valentino, pilota ma anche uomo.


Il Dottore è rimasto in carreggiata per più di un ventennio nonostante le difficoltà in pista e fuori. Su tutte, la tragedia che l’ha coinvolto in prima persona il 23 ottobre del 2011, durante il GP di Sepang in Malesia, che ha portato alla morte in pista dell’amico Marco Simoncelli. Gli anni successivi, appannati da un forte senso di colpa oltre che da un amore mai nato con la Ducati, non sono semplici. Nel 2013 però c’è la decisione che dà una nuova svolta: la creazione di un’accademia per giovani piloti, la cui scuderia esordisce l’anno successivo nel circus della Moto3 con il nome SKY Racing Team VR46, con in sella la coppia Fenati-Bagnaia.

E quasi per magia, dopo anni difficili, durante le stagioni 2014, 2015 e 2016 Rossi sembra riaccendersi e ritornato quello di un tempo, proprio nello stesso periodo in cui lavorava, e si allenava con i suoi giovani dell’Academy, sfiorando addirittura il 10° titolo nel 2015.


Rossi e Lorenzo in lotta | Fonte foto: Instagram - ValeYellow46


Gli anni sono passati, e i piloti con loro, ma la certezza per tutti gli appassionati di moto era quella di vedere il numero 46 in pista e in qualsiasi circuito del mondo la marea gialla sugli spalti.

Domenica abbiamo visto per l’ultima volta quei rituali quasi maniacali che Valentino ha sempre avuto prima delle gare. Quei momenti dove lui e la moto diventavano una cosa sola: partendo dalla vestizione fino a quei minuti in cui si inginocchiava fianco alla moto, quasi come per esporle la strategia che avrebbero dovuto adottare in gara.

Rossi dopo la vittoria del mondiale classe 125 nel 1997 | Fonte foto: Instagram ValeYellow46

Riti, storie e vittorie a cui i piloti di tutte le classi che hanno fatto scuola nella sua Academy e non solo hanno voluto onorare, indossando le livree dei caschi storici di Valentino o semplici messaggi dedicati al più grande della storia.


Ma il vero spettacolo si è visto nella gara di MotoGP, dove, in una gara in cui lo stesso Dottore ha concluso 10° nonostante i 42 anni, è stato proprio quel Francesco “Pecco” Bagnaia a vincere con il 46 sulla propria calotta, facendo risuonare per l’ultima volta nella stagione 2021 l’Inno d’Italia sul podio dopo una gara che ha visto le Ducati primeggiare.


Due sono stati i saluti importanti a fine gara: quello di Valentino alla marea gialla e quello dei piloti a colui che per tanti è stato un idolo oltre che un collega. Sullo sfondo di tutte le gare dei diversi Mondiali non sono mai mancati i tifosi della leggenda di Tavullia. Un qualcosa di unico: tutti gli appassionati di Motorsport sanno già che tutto questo non potrà mai più accadere per un solo pilota. Un amore sconfinato, un sentimento che può essere paragonato probabilmente solo a quello che in Formula1 i tifosi di tutto il mondo nutrono per la Ferrari.


Davanti alla folla, tutti i piloti all’unisono hanno raggiunto Valentino per omaggiarlo con un ultimo saluto in pista. Danilo Petrucci, anche lui all’ultima gara nel mondo della MotoGP, è stato il primo ad abbracciarlo. Fra tutti però si è distinto Fabio Quartararo, neocampione della classe regina proprio con la Yamaha M1 del team ufficiale, quella con cui Valentino ha vinto tantissime gare e mondiali. Salutato Valentino, il francese ha preso con sé la bandiera gialla con il 46 stampato compiendo un ultimo giro d’onore. Un giro che solo il più grande meritava di avere.


Grazie Valentino, per questi 26 anni.

Rossi C’è.