• Barbara Formentin e Lorenzo Pucci

Un filo spinato sui valori europei: la crisi al confine tra Polonia e Bielorussia



Novembre 2021: arrivo delle rigide temperature invernali, mancanza di cibo e cure mediche, fuga dalla guerra e della povertà, ennesima crisi umanitaria.

Questo è lo scenario che si delinea in una situazione di tensione al confine tra Polonia e Bielorussia, da cui i migranti, provenienti perlopiù da paesi del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, cercano di entrare in Europa.


Ma facciamo un passo indietro.

Il governo bielorusso è presieduto dal 1994 da Alexander Lukashenko, riconfermato anche nelle ultime elezioni tenutesi ad agosto 2020, nonostante il risaputo agire autoritario e i sospetti brogli elettorali. A urne chiuse, si sono subito poste le condizioni per uno scontro diplomatico con l’Unione Europea che ha deciso di agire tramite sanzioni contro la Bielorussia per via delle politiche di repressione contro le opposizioni, rappresentate in particolare dalla candidata alla presidenza Svetlana Tikhanovskaya, costretta poi a rifugiarsi in Lituania per evitare l’arresto e continuare nella sua attività politica [1].

Passando al fronte polacco, il problema migratorio va avanti da alcuni mesi. Già a fine agosto 2021 il ministro della difesa Mariusz Blaszczak aveva annunciato la costruzione di un muro al confine con la Bielorussia[2] per fermare l’ingresso dei migranti dopo diverse settimane di discussioni in merito. Varsavia riteneva che Minsk avesse adottato una politica di ritorsione portando i migranti dal territorio bielorusso fino al confine con l’Unione Europea, come conseguenza del sostegno di Bruxelles all’opposizione di Lukashenko. Tuttavia, varie associazioni umanitarie hanno accusato la Polonia di violare il diritto d’asilo a causa dei respingimenti dei migranti verso la Bielorussia: un’accusa rigettata dal ministro degli esteri di Varsavia, che ha sostenuto si trattasse di migranti economici e non di rifugiati [3]. Già nel giugno 2018, il governo polacco era stato uno degli oppositori alla proposta di riforma del sistema di Dublino (secondo cui – ancora oggi - a farsi carico del richiedente asilo deve essere il primo paese UE in cui quest’ultimo arriva), che avrebbe garantito delle quote di accoglienza obbligatorie attraverso un meccanismo di redistribuzione.


Attualmente però non sembra esserci pace da nessuna delle due parti. Infatti, come sottolineato da un trentatreenne iracheno intervistato dalla BBC: “Poland won’t let us in” [4]. Né la Polonia né la Bielorussia sarebbero intenzionate ad accogliere. E negli ultimi giorni il quadro è ancora peggiorato. La situazione più complessa si trova nei pressi di Kuźnica, città situata a poca distanza del confine che separa Bielorussa e Polonia e collegata esso tramite una strada. Nell’ultima settimana, diverse centinaia di persone si sono accalcate lungo il filo spinato che separa le due nazioni, cercando in vario modo di entrare all’interno dell’Unione Europea.



Mappa creata da Lorenzo Pucci su Datawrapper

La risposta del governo polacco ha fatto discutere: esercito schierato con tanto di richiamo dei riservisti. La Polonia, come d’altronde tutti i paesi del Visegràd Group, si è sempre distinta per una politica dura nei confronti dell’immigrazione. Piotr Mueller, portavoce del governo polacco, ha dichiarato che, stando alle loro fonti al momento si contano circa 4000 migranti nella zona nei pressi di Kuźnica e che altre migliaia di persone sarebbero pronte a raggiungere il confine [5].


In seguito alle sanzioni europee dovute all’incidente dell’aereo di linea Ryanair dirottato a Minsk, Lukashenko ha deciso di colpire l’Europa dove i suoi equilibri erano già fragili. Il presidente bielorusso ha così finanziato delle presunte compagnie turistiche che garantivano a persone provenienti da Iraq, Afghanistan e Siria dei prezzi vantaggiosi per raggiungere la Bielorussia, dove i profughi sarebbero stati ospitati in appositi campi in attesa del passaggio di confine. Essendo confinante con Polonia, Lituania e Lettonia, la Bielorussia rappresenta una meta ambita per coloro che, da paesi come quelli sopracitati, cercano un modo per entrare in Europa senza dover prendere le rotte più pericolose. Tuttavia, nell’ultimo periodo non solo i voli verso Minsk sono incrementati, ma si è assistito a una spinta fisica delle persone verso i confini [6]. Gradualmente il numero di profughi spinti a ridosso delle frontiere è cresciuto e ha costretto anche la Lituania a dichiarare lo stato d’emergenza.

Il Ministro degli esteri polacco, Marcin Przydacz, in un’intervista con la CNN, ha dichiarato che questa è “la prima volta nella storia moderna che un regime autoritario utilizza le persone come arma per destabilizzare i confini europei" [7].


Migranti al confine tra Bielorussia e Polonia | CNN/ Leonid Shcheglov/BelTA/TASS/GettyImages

Il termine usato in più occasioni da diverse personalità politiche europee è quello di guerriglia ibrida. In sostanza si accusa Lukashenko di utilizzare i migranti come mezzo di ricatto contro l’Unione Europea, tesi avvalorata dai rapporti tesi tra Unione e Bielorussia.

E a proposito di UE, la stessa Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen ha riaffermato, dopo l’incontro avuto con il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, la necessità che i paesi europei estendano le sanzioni verso la Bielorussia [8]. Queste dichiarazioni non sono ovviamente piaciute a Lukashenko, che ha minacciato di bloccare la fornitura di gas verso l’Europa qualora si dovesse procedere con ulteriori sanzioni [9]. Un avvertimento da considerarsi però inattuabile viste le dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin, che ha ricordato a Minsk come un eventuale blocco del gas verso l’Europa rappresenterebbe una violazione del contratto, dal momento che il gasdotto è di proprietà di Gazprom [10].


La vicenda bielorussa mette in luce uno dei problemi che da diversi anni sta dividendo e mettendo in difficoltà il processo di cooperazione della comunità europea: la gestione dei flussi migratori. Gli stati europei non riescono a trovare un punto di incontro e si preferisce dar vita a soluzioni poco ortodosse come quelle dei muri e del potenziamento della polizia di confine. Abbiamo ad esempio la richiesta tedesca di finanziare un muro lungo il confine polacco, onde evitare il passaggio dei migranti dalla Bielorussia; la Lettonia invece ha approvato di recente un progetto per la costruzione di un muro nella propria parte di confine con i bielorussi[11].


L’Unione Europea, in questo momento, ha deciso di perseguire la politica della difesa dei confini e continua a definire questo evento un attacco ibrido, non considerando però il lato umanitario della vicenda. In questi giorni un numero indefinito di persone ha sfidato il freddo e continua a farlo con la speranza di una vita migliore. Questi profughi provengono anche dall’Afghanistan, lo stesso paese dei ponti aerei della scorsa estate.

Coincidenza vuole che questa crisi, seguita dalla volontà di creare nuovi muri di confine, sia scoppiata proprio a ridosso dell’anniversario del crollo del muro di Berlino, un momento di apertura ben diverso dal clima attuale.


Fonti:

[1] Redazione Ansa, 21/08/2020, https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2020/08/21/tikhanovskaya-continuare-con-gli-scioperi-via-lukashenko_4966841a-4f56-4c1a-9095-a2072114d87d.html

[2] Twitter, Mariusz Błaszczak https://twitter.com/mblaszczak/status/1429753601820438534

[3] Andrew Rettman, Poland to build anti-refugee wall on Belarus border, euobserver, 24 agosto 2021, https://euobserver.com/world/152711

[4] Redazione, Belarus migrants: EU accuses Lukashenko of gangster-style abuse, BBC, 9 novembre 2021, https://www.bbc.com/news/world-europe-59215769

[5] Redazione, 12.000 agenti polacchi in più sulla frontiera con la Bielorussia, Euronews, 09/11/2021, https://it.euronews.com/2021/11/09/12-000-agenti-polacchi-in-piu-sulla-frontiera-con-la-bielorussia

[6] G. Gressel J. Hosa & P. Slukin, No quiet on the eastern front: The migration crisis engineered by Belarus, ECFR, 9 novembre 2021, https://ecfr.eu/article/no-quiet-on-the-eastern-front-the-migration-crisis-engineered-by-belarus/

[7] Twitter, Poland MFA, 8 novembre 2021, https://twitter.com/PolandMFA/status/1457833699375030275

[8] Redazione, Von der Leyen, Paesi Ue estendano sanzioni a Bielorussia, Ansa, 8 novembre 2021, https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2021/11/08/von-der-leyen-paesi-ue-estendano-sanzioni-a-bielorussia_1a6fd308-dc57-4294-95b7-088eb03214e8.html

[9] Redazione, Lukashenko minaccia lo stop del transito di gas verso l'Ue, Ansa, 11 novembre 2021, https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2021/11/11/lukashenko-minaccia-lo-stop-del-transito-di-gas-verso-lue_a8d9640a-c2e9-4104-b5fb-97c8c03f7c74.html

[10] K. Golbukova & T. Balmforth, Putin says any Belarusian move to cut gas flows risks hitting ties, Reuters, 13 novembre 2021, https://www.reuters.com/business/energy/putin-says-any-belarusian-move-cut-gas-flows-risks-hitting-ties-2021-11-13/

[11] Redazione; La Lettonia approva la costruzione di un muro al confine bielorusso, Ansa, 12 novembre 2021, https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/mondo/europa/2021/11/12/la-lettonia-approva-la-costruzione-di-un-muro-al-confine-bielorusso-_499ee117-0a40-43dd-acac-59af9b1afdc3.html